Modello 231

 

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE DI GESTIONE E DI CONTROLLO

 

Ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231

e successive modifiche e integrazioni

 

Approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione in data 31 maggio 2019

 

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PARTE GENERALE 3

1       Definizioni 3

2       Il Decreto. 5

3       Le Linee Guida di Confindustria 7

4       Il Modello di Gefit Spa 8

4.1       Adozione e struttura del Modello. 8

4.2       Funzione e scopo del Modello. 9

4.3       Destinatari 10

4.4       Diffusione del Modello. 10

4.5       Formazione del personale. 10

4.6       Modifiche e integrazioni del Modello. 11

4.7       Impegno dell’Organo dirigente. 11

5       Regole generali 11

5.1       Il sistema in linea generale. 11

5.2       Il sistema delle deleghe e procure. 12

5.3       Principi generali di comportamento. 12

6       Organismo di vigilanza 16

6.1       Costituzione, nomina e composizione dell’Organismo di Vigilanza 16

6.2       Poteri e compiti 17

6.3       Obblighi di informazione nei confronti dell’OdV. 18

6.4       Segnalazioni delle violazioni del Modello. 19

6.5       L’attività di rapportazione dell’OdV verso altri organi aziendali 19

6.6       Autonomia operativa e finanziaria 20

7       Sistema disciplinare. 20

7.1       Funzione del Sistema Disciplinare secondo il D.Lgs. n. 231/01 20

7.2       Il Sistema Disciplinare di Gefit Spa 21

7.3       Sanzioni disciplinari a carico dei dipendenti (non dirigenti) 21

7.4       Sanzioni disciplinari nei confronti dei dirigenti 22

7.5       Misure e rimedi esperibili nei confronti del Consiglio di Amministrazione e dell’OdV. 22

7.6       Riflessi del sistema sanzionatorio sul sistema retributivo e premiale. 22

PARTE SPECIALE I – REATI CONTRO L’INDUSTRIA E COMMERCIO. 68

1. Premessa 68

2. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti 68

3. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili valutazione del rischio. 69

4. Regole di comportamento. 69

5. I controlli dell’Organismo di Vigilanza 70

PARTE SPECIALE L – REATI TRANSNAZIONALI 71

1. Premessa 71

2. Le fattispecie di Reati transnazionali ex. legge 146/2006 71

3. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio. 71

4. Regole di comportamento. 72

5. I controlli dell’Organismo di Vigilanza 72

 

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SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

Parte generale

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE GENERALE

 

1 - Definizioni

La Società o l’Ente

Gefit Spa (c.f. 00418680062), con sede in Alessandria (AL), Via De Negri 9, cap. 15121.

Attività sensibili

Le attività della Società nel cui ambito sussiste il rischio di commissione dei reati.

Area sensibile

La funzione aziendale nel cui ambito sono svolte le attività sensibili (a rischio-reato)

CCNL

Il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro vigente e applicabile al personale della Società.

Comitati e strutture aziendali dedicate

I Comitati e le strutture, istituiti a integrazione del sistema di Corporate Governance, identificati nei seguenti:

  • Organismo di Vigilanza, ai sensi dell’art. 6, comma1, lett. b, D.Lgs. 231 del 2001 (OdV).

Collaboratori

I soggetti che operano all’interno della Società, sulla base di un rapporto di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa (o di collaborazione a progetto) o sulla base di un rapporto di lavoro autonomo non esercitato abitualmente.

Consulenti

I soggetti che agiscono in nome e/o per conto della Società in forza di un contratto di mandato o di altro rapporto contrattuale di collaborazione.

Decreto

Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dal titolo “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001 e successive modifiche ed integrazioni.

Destinatari

Sono denominati “destinatari” tenuti all’osservanza del Modello e del Codice etico, e precisamente:

  • I membri del Consiglio di Amministrazione, i Procuratori, i Direttori, i Dirigenti e tutti gli altri Dipendenti, i Consulenti e gli altri soggetti operanti quali rappresentanti o mandatari, a vario titolo, della Società, i quali sono tenuti all’osservanza del Codice etico e del Modello (“destinatari istituzionali”);
  • il Collegio Sindacale, il Revisore legale e l’OdV per quanto attiene ai principi etici ed ai comportamenti raccomandati, che devono essere osservati (e fatti osservare) in Società;
  • i partner, quali i fornitori e gli altri soggetti con i quali la Società intrattiene rapporti economico-finanziari, tenuti prevalentemente all’osservanza del Codice etico nei rapporti con la Società.

 

Dipendenti

I Soggetti aventi un rapporto di lavoro subordinato con la Società, ivi compresi i Dirigenti.

Disposizioni

Con tale termine si identificano i principi di comportamento ed i protocolli contenuti nel Decreto o richiamati dallo stesso Decreto.

Linee guida

Linee guida Confindustria per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex art. 6, comma 3, del Decreto, aggiornate da ultimo con le Linee Guida sul c.d. “Whistleblowing” del Gennaio 2018.

Modello

Complesso di principi di comportamento e di Protocolli scritti e non, al fine di prevenire i reati così come previsto dagli articoli 6 e 7 del Decreto, ad integrazione degli strumenti Organizzativi e di Controllo vigenti nell'Ente (Codice etico, Organigrammi, Procure, Deleghe, Regolamenti, ecc.). Il Modello prevede, inoltre, l'individuazione dell'OdV e la definizione del sistema sanzionatorio.

Operazione sensibile

Operazione o atto che si colloca nell’ambito delle attività sensibili di cui sopra.

Organi sociali

Il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, l’Assemblea dei soci della Società e i loro membri.

Organo Dirigente

L’organo Dirigente si identifica nel Consiglio di Amministrazione dell’Ente, il quale può delegare a un Amministratore Delegato le attività operative inerenti all’attuazione e l’aggiornamento del Modello di Organizzazione e Gestione.

Organismo di Vigilanza o OdV

Organo di controllo, previsto dall’art. 6 del Decreto, avente il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, nonché di curarne l’aggiornamento.

P.A.

La pubblica amministrazione e, con riferimento alla pubblica amministrazione, i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio.

Partner

Le controparti contrattuali della Società, quali ad esempio fornitori, distributori, finanziatori, prestatori di servizi, con cui la Società addivenga ad una qualunque forma di collaborazione contrattualmente regolata (associazione temporanea d’impresa, joint venture, consorzi, collaborazioni in genere), ove destinati a cooperare con la Società nell’ambito delle Attività sensibili.

Processi sensibili

I processi aziendali nel cui ambito sussiste il rischio potenziale di commissione dei reati.

Protocolli

Sistema strutturato di regole avente funzione di prevenzione dei reati e di controllo sui processi sensibili, in relazione alle finalità perseguite dal Decreto. Nel presente Modello sono rinvenibili, innanzitutto, nelle Parti Speciali e, secondariamente, nelle Procedure Interne.

 

Procedure interne

Procedure ed istruzioni operative inerenti i sistemi di gestione formalizzati dalla Società, approvate dagli organi preposti e fatte osservare nei rispettivi ambiti di competenza.

Reati

Le fattispecie di reati ai quali si applica la disciplina prevista dal D.Lgs. 231/2001, anche a seguito di sue successive modificazioni e integrazioni.

Regole di condotta

Per regole di condotta, nell’ambito del presente Modello di organizzazione e gestione, si intendono:

  • le prescrizioni del Codice etico;
  • le procedure interne richiamate dal Modello di organizzazione e gestione;
  • i principi di comportamento indicati al paragrafo 5.3 “Principi generali di comportamento”;
  • le norme del Codice penale, del Codice civile e delle leggi e decreti, richiamate dal Decreto riportanti le “Tipologie di reato”;
  • il rispetto delle deleghe e dei poteri interni;
  • gli obblighi di comunicazione all’OdV;
  • ogni altra prescrizione o raccomandazione contenuta nel presente Modello.

 

 

2 - Il Decreto

La Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001 riporta il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (da ora: il Decreto) dal titolo “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”.

Nel dettaglio, l’articolo 5 del Decreto sancisce la responsabilità dell’ente qualora determinati reati siano stati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio, da parte di una persona fisica legata da un rapporto funzionale con l’Ente stesso.

I principali reati cui si applica la disciplina in esame sono, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, art. 24 del Decreto (Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato);
  • delitti informatici e trattamento illecito dei dati, art. 24-bis[1];
  • concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione, art. 25[2];
  • falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, art. 25-bis[3];
  • delitti contro l’industria e il commercio, art. 25-bis.1.[4];
  • reati societari, tra cui anche il falso in bilancio e la corruzione tra privati, art. 25-ter[5];
  • delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, art. 25-quater[6];
  • delitti contro la personalità individuale, art. 25 quater 1[7], art. 25-quinquies[8];
  • abusi di mercato, art. 25-sexies[9];
  • omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e della tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, art. 25-septies[10];
  • ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio, art. 25-octies[11].
  • delitti in materia di violazione del diritto d’autore, art. 25-novies[12];
  • induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, art. 25-novies[13];
  • reati transnazionali, art. 10 della legge 16 marzo 2006, n. 146;
  • reati ambientali, art. 25 undecies[14];
  • reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, art. 25-duodecies[15];
  • reati di razzismo e xenofobia, art. 25-terdecies[16].

 

Le disposizioni del Decreto si applicano inoltre ai c.d. "reati transnazionali", ai sensi dell'art. 10 della legge 16 marzo 2006, n. 146;

Per l'individuazione dei reati che si sono ritenuti astrattamente applicabili alle attività condotte dalle Società (ossia, più precisamente, i reati in relazione ai quali esiste un potenziale ed astratto rischio di commissione, tenuto conto della natura oggettiva delle attività svolte dalla Società), si rinvia al successivo paragrafo 4.1., da leggersi in combinato disposto con la Matrice di Rischio/Reato e con le singole Parti Speciali del Modello.

La normativa in argomento è frutto di una tecnica legislativa che, mutuando principi propri dell’illecito penale e dell’illecito amministrativo, ha introdotto nell’ordinamento italiano un sistema punitivo degli illeciti d’impresa (Enti e Società forniti di personalità giuridica e Società e Associazioni anche prive di personalità giuridica) che va ad aggiungersi ed integrarsi con gli apparati sanzionatori esistenti.

Il Giudice penale competente a giudicare l’autore del fatto è, altresì, chiamato a giudicare, nello stesso procedimento, la responsabilità amministrativa dell’Ente e ad applicare la sanzione conseguente secondo una tempistica e una disciplina tipiche del processo penale.

La responsabilità dell’Ente sorge per connessione con la realizzazione di uno dei reati specificamente previsti dal Decreto, da parte di una persona fisica legata da un rapporto funzionale con l’Ente stesso[17].

L’Ente può essere ritenuto responsabile qualora il reato sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, mentre viene meno nel caso in cui l’autore dello stesso abbia agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Il tipo di rapporto funzionale che lega all'Ente colui che commette l’illecito penale può essere di rappresentanza o di subordinazione.

  1. Nel primo caso, e cioè quando l’autore del reato è una persona fisica che riveste funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché una persona che esercita, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso (soggetti apicali), il Legislatore ha previsto una presunzione di colpa per l’Ente, in considerazione del fatto che tali soggetti esprimono, rappresentano e concretizzano la politica gestionale dello stesso (in questo caso è compito dell’Ente dimostrare l’idoneità del Modello e la sua concreta attuazione per evitare la condanna).
  2. Nel secondo caso, quando l’autore del reato è un soggetto sottoposto all’altrui direzione o vigilanza (soggetti sottoposti), si avrà la responsabilità dell’Ente soltanto qualora la commissione del reato sia stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza (in questo caso è compito del Pubblico Ministero dimostrare che il Modello non è idoneo o non applicato correttamente nella Società perché vi sia condanna).

 

L’Ente non è esente da responsabilità quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile e anche nel caso in cui il reato si estingua per una causa diversa dall’amnistia.

Gli articoli 6 e 7 del Decreto prevedono per l’Ente una forma specifica di esonero dalla responsabilità disciplinata dall’art. 5, qualora lo stesso dimostri di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, di gestione e di controllo idonei a prevenire i reati.

Il Modello deve essere essenzialmente fondato su un sistema di controlli preventivi, attuato anche mediante l’adozione di Protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni, nell’ambito degli specifici processi includenti fattori di rischio tipici. L’efficacia del Modello deve essere garantita attraverso:

  • la verifica costante della sua corretta applicazione;
  • l’adozione di un adeguato sistema sanzionatorio.

A tale fine, l’Ente deve creare al proprio interno un OdV, dotato di poteri autonomi di iniziativa e di controllo, che verifichi il funzionamento, l’attuazione e l’attualità del Modello.

Il sistema sanzionatorio previsto dal Modello dovrà introdurre sanzioni specifiche verso i destinatari del Modello, graduate in relazione alla qualifica dei destinatari, alla gravità della violazione, alla reiterazione dei comportamenti nel tempo, al pericolo al quale la Società è stata esposta e comunque in relazione al contratto di lavoro vigente o al mandato ricevuto.

La stessa Società è soggetta a sanzioni: il sistema di sanzioni previsto dal Legislatore si caratterizza per l’applicazione all'Ente di una sanzione pecuniaria, commisurata per quote.

Il Giudice determina il numero delle quote in relazione alla gravità dell’illecito ed assegna ad ogni singola quota un valore economico.

Per ciascun reato sono previsti un numero minimo e un numero massimo di quote; inoltre ciascuna quota può essere applicata da un minimo di 258 € ad un massimo di 1549 €. L’Ente è pertanto esposto all’applicazione di sanzioni pecuniarie massime di 1.549.000 €.

Unitamente alla sanzione pecuniaria, possono essere applicate, nei casi più gravi, sanzioni interdittive, quali: l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Il sistema sanzionatorio previsto dal Decreto si completa con l’applicazione della confisca del profitto del reato e, laddove venga applicata una sanzione interdittiva, con la pubblicazione della sentenza.

 

 

3 - Le Linee Guida di Confindustria

Nella predisposizione del presente Modello, la Società si è ispirata alle Linee Guida di Confindustria, aggiornate al mese di marzo 2014 e da ultimo a gennaio 2018, in relazione alla disciplina del c.d.  “Whistleblowing”, salvo che per i necessari adattamenti dovuti alla particolare struttura organizzativa della Società.

I punti fondamentali che le Linee Guida individuano nella costruzione dei Modelli possono essere così sintetizzati e schematizzati:

  1. realizzazione di un sistema di gestione del rischio, volto a rilevare e a gestire le attività aziendali che comportano un rischio di reato, composto dalle seguenti attività:
    • individuazione delle aree a rischio, volta a verificare in quale area o settore aziendale sia possibile la realizzazione dei reati previsti dal Decreto;
    • analisi dei rischi potenziali, volta a individuare le possibili modalità attuative dei reati nelle aree aziendali già individuate;
    • valutazione, costruzione o adeguamento del sistema dei controlli preventivi, in modo tale da garantire che i rischi di commissione dei reati siano ridotti ad un “livello accettabile”.

La soglia di accettabilità del rischio, nel caso di reati dolosi, è rappresentata da un sistema di prevenzione tale da non poter essere raggirato se non fraudolentemente.

Diversamente, nei casi di reati colposi, commessi con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, agli effetti esimenti del Decreto non è accettabile alcuna soglia di accettabilità, in quanto è sanzionabile la sola possibilità di realizzazione di una condotta in violazione del modello organizzativo di prevenzione (e dei sottostanti adempimenti obbligatori prescritti dalle norme di prevenzione), nonostante la puntuale osservanza degli obblighi di vigilanza previsti dall’apposito Organismo.

In altre parole non esiste soglia di accettabilità quando è comunque possibile (o solo ipotizzabile) realizzare condotte in violazione delle norme e delle regole statuite al fine di prevenire i rischi, ciò in quanto nel caso di reati colposi non è concepibile poter ricorrere al concetto di elusione fraudolenta dei modelli organizzativi.

Diventa quindi evidente che nell’ipotesi di reati colposi è sufficiente che gli stessi siano voluti dall’agente solo come condotta e non anche come evento; quest’ultimo può infatti verificarsi anche al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte ei soggetti preposti (ad esempio derivanti da condotte “abnormi”, ossia strane ed imprevedibili, da parte del lavoratore).

  1. individuazione e costruzione dei componenti di un sistema di controllo preventivo costituito:
    • dal Codice etico, con riferimento ai reati considerati;
    • dal sistema organizzativo, sufficientemente formalizzato e chiaro, soprattutto per quanto attiene all’attribuzione delle responsabilità, alle linee di dipendenza gerarchica ed alla descrizione dei compiti;
    • dai protocolli e dalle procedure manuali ed informatiche, tali da regolamentare lo svolgimento delle attività prevedendo opportuni punti di controllo, conosciute all’interno della Società tramite istruzioni fornite al momento dell’assunzione e/o dell’inizio della collaborazione ed all’esterno prodotte a richiesta in documento scritto;
    • dai poteri autorizzativi e di firma, assegnati in coerenza con le responsabilità organizzative e gestionali definite;
    • dal sistema di controllo di gestione, in grado di fornire tempestiva segnalazione dell’esistenza e dell’insorgere di situazioni di criticità;
    • dalla comunicazione al personale e sua formazione;
    • dalle segnalazioni dei destinatari, la cui riservatezza deve essere a tal fine tutelata.
  2. introduzione di un sistema disciplinare e meccanismi sanzionatori.
  3. individuazione dell’OdV attraverso la definizione di:
    • requisiti, quali autonomia ed indipendenza, professionalità, continuità di azione;
    • composizione;
    • compiti e poteri;
    •  obblighi di informazione all’OdV.

 

4 - Il Modello di Gefit Spa

4.1 - Adozione e struttura del Modello

La Società, con l’adozione del Modello, si pone l’obiettivo di dotarsi di un complesso di principi di comportamento che, a integrazione del sistema di attribuzione di funzioni e di delega dei poteri, nonché degli altri strumenti organizzativi e di controllo interni, risponda alle finalità e alle prescrizioni richieste dal Decreto, sia in fase di prevenzione dei reati che di controllo dell’attuazione del Modello e dell’eventuale irrogazione di sanzioni.

In particolare, la Società intende comunicare ai Destinatari il complesso dei doveri e dei comportamenti a cui gli stessi sono tenuti nell’esercizio delle loro funzioni e/o incarichi nell’ambito dei processi esposti a rischio, così come individuati nelle successive Appendici.

Il Modello integra gli strumenti organizzativi e di controllo nel seguito indicati:

  • Codice etico: elenca i principi rappresentativi della filosofia aziendale ispiratrice delle scelte e delle condotte di tutti coloro che, a vario titolo e livello, agiscono per conto e nell’interesse della Società, ai quali questi devono attenersi, nel rispetto delle leggi e regolamenti vigenti in tutti i paesi in cui l’Ente opera, e garantisce il regolare svolgimento delle attività, l’affidabilità della gestione e assicura un’elevata immagine;
  • Analisi dei rischi aziendali: individuazione ed analisi delle attività ritenute a rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto svolta anche attraverso esame della documentazione, sopralluoghi nei reparti produttivi,  colloqui e interviste ai Responsabili di Area;
  • Sistema dei Poteri: Attribuzione al Consiglio di Amministrazione, ai membri del Consiglio di Amministrazione, ai Procuratori, ai soggetti dotati di delega e ai dirigenti dei poteri necessari al funzionamento aziendale. Il Sistema consente, inoltre, di realizzare la coincidenza tra organizzazione formale e organizzazione sostanziale.
  • Protocolli e Procedure: regolamentano i processi aziendali. Ognuno di essi, se emesso in forma scritta, è datato e a firma del Presidente, del Vicepresidente, degli Amministratori Delegati, o da persona dagli stessi delegata o dal responsabile di Area, indica le Aree aziendali di applicazione, individua le varie macro fasi del Processo, impartisce le opportune disposizioni ai diversi Responsabili, richiama tutti al sostanziale rispetto delle norme ivi contenute; tali istruzioni sono fornite per iscritto solo in presenza di situazioni di urgenza o per operazioni di carattere straordinario, mentre per le attività quotidiane ed ordinarie si procede con le istruzioni impartite verbalmente e conosciute per prassi;
  • Manuali ed istruzioni operativi/e: prodotti per soddisfare le esigenze degli utenti di sistemi informatici complessi, rappresentano uno strumento organizzativo di notevole portata. Gli Utenti sono in grado di gestire consapevolmente i propri dati, di ottenere e/o fornire ad altre Unità Aziendali informazioni, nel rigoroso rispetto delle condizioni di sicurezza e riservatezza.

 

Il Modello si compone di:

  • una Parte Generale, introduttiva dei principi e delle regole generali di comportamento, delle finalità che la Società si prefigge con la sua adozione e dell’organizzazione adottata ai fini della prevenzione dei Reati (il sistema sanzionatorio, l’OdV, l’informativa interna);
  • una Matrice dei Rischi/Reato, che funge da raccordo esplicativo fra la Parte Generale e le Parti Speciali;
  • più Parti Speciali, contenenti gli elementi specifici e le caratteristiche organizzative e strutturali della Società, rilevate al momento della stesura del Modello ed aggiornate con continuità, al fine di mantenere, nell’ambito del Modello, una rappresentazione veritiera e fedele dell’Ente, utile per l’organizzazione dell’attività di verifica da parte dell’OdV.

La Matrice di Rischio e le Parti Speciali riportano inoltre, suddivise per tipologia di Reato, le altre caratteristiche fondamentali del Modello, quali l’individuazione delle attività sensibili e le regole, generali e specifiche, istituite al fine di prevenire la commissione dei reati.

 

4.2 - Funzione e scopo del Modello

La Società, sensibile all’esigenza di assicurare condizioni di trasparenza, legalità e correttezza nello svolgimento delle attività aziendali, e a tutela del lavoro dei propri dipendenti, ha ritenuto conforme alle proprie politiche aziendali procedere all’attuazione del Modello previsto dal Decreto.

Il presente Modello è stato adottato dal Consiglio di Amministrazione che, in attuazione di quanto previsto dal Decreto, ha istituito un organismo interno di controllo, l’OdV, cui è affidato il compito di vigilare sul funzionamento, sull’efficacia e sull’osservanza del Modello stesso, nonché di curarne l’aggiornamento.

Scopo del Modello è la definizione di un sistema strutturato e organico di direttive e di attività di controllo, valido non solo a prevenire la commissione delle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto, ma anche quale strumento organizzativo gestionale e di controllo, volto alla razionalizzazione ed al monitoraggio dei comportamenti aziendali.

In particolare, mediante l’individuazione delle “aree di attività a rischio” e la loro conseguente proceduralizzazione, il Modello si propone le finalità di:

  • determinare, in tutti coloro che operano in nome e per conto della Società, la consapevolezza di incorrere, in caso di violazione delle disposizioni ivi riportate, in un illecito passibile di sanzioni sul piano penale e amministrativo, non solo nei propri confronti, ma anche nei confronti della Società;
  • ribadire che tali forme di comportamento illecito sono fortemente condannate dalla Società in quanto, anche nel caso in cui la Società stessa fosse apparentemente in condizione di trarne vantaggio, sono comunque contrarie, oltre che alle disposizioni di legge, anche ai principi etici cui la Società intende attenersi nell’espletamento della propria missione aziendale;
  • consentire alla Società di intervenire tempestivamente per prevenire o contrastare la commissione dei reati stessi.

 

4.3 - Destinatari

Sono destinatari “istituzionali” tutti i soggetti tenuti all’osservanza del Codice etico e del Modello di organizzazione e gestione e che, a qualunque titolo, operando per conto e nell’interesse della Società, possono incorrere nella commissione dei reati di cui al Decreto, riconducendone la responsabilità alla Società stessa, ai sensi dell’articolo 5 del Decreto citato.

“Destinatari istituzionali” sono pertanto: i Soci, i membri del Consiglio di Amministrazione, i Procuratori, i Direttori, i Dirigenti e tutti gli altri Dipendenti, i Collaboratori, i Consulenti e gli altri Soggetti, quando sono rappresentanti o mandatari, a vario titolo, della Società.

Sono altresì destinatari il Collegio Sindacale, il Revisore legale e l’OdV, per quanto attiene all’osservanza del Codice etico nei rapporti con la Società e per quanto riguarda l’obbligo di far osservare ai Destinatari istituzionali, nei casi specificatamente individuati e ricadenti nelle proprie responsabilità, i principi di comportamento e le procedure adottate dalla Società.

Sono infine “altri Destinatari”, ma solo per quanto concerne l’osservanza dei principi generali del Codice etico: i Fornitori, i Consulenti in generale e i Partner commerciali che non hanno la rappresentanza della Società, ai quali dovranno essere inviate o fornite specifiche comunicazioni inerenti all’impegno a rispettare quanto sopra, nei rapporti con la Società.

 

4.4 - Diffusione del Modello

L’efficace attuazione del Modello è funzione anche della sua diffusione e conoscenza all’interno della Società e della consapevolezza, per tutti i dipendenti, della volontà della Società di operare nell’ambito di una concreta e costante applicazione dei principi di comportamento in esso contenuti.

L’attuazione del Modello, dopo la sua approvazione, è quindi accompagnata da:

  • una formale presentazione del Codice etico e del Modello ai membri del Consiglio di Amministrazione, il quale provvederà a presentare il Modello all’Assemblea dei soci, ai Procuratori, ai Direttori, ai Dirigenti, ai Dipendenti ed a tutti coloro che possono rientrare tra i “destinatari istituzionali”;
  • l’effettuazione di incontri di illustrazione, sensibilizzazione e formazione del personale sui contenuti del Codice etico e del Modello;
  • la pubblicazione del Codice etico e del Modello (parte generale) sul sito della Società, la pubblicazione del Codice etico e dell’intero Modello in intranet aziendale e nella bacheca della sede legale della Società, a disposizione del personale dipendente e di tutti gli altri Destinatari interni;
  • la consegna del Codice etico e del Modello ai Sindaci, al Revisore legale e all’OdV.

Poiché il comportamento dei collaboratori o degli altri soggetti con cui la Società ha rapporti contrattuali (professionisti, soggetti operanti quali rappresentanti, a vario titolo, o quali mandatari della Società), in contrasto con le linee di condotta indicate dal presente Modello, può comportare il rischio di commissione di un reato sanzionato dal Decreto, è indispensabile che l’attuazione del Modello sia accompagnata da una specifica diffusione dei suoi contenuti a tali collaboratori e terzi.

A tal fine si renderà necessario provvedere a:

  • pubblicare sul sito internet della Società il Codice etico e la parte generale del Modello;
  • richiedere ai collaboratori ed ai fornitori l’impegno a prendere visione dei documenti di cui sopra, indicando, sui documenti trasmessi a questi, l’apposito indirizzo del sito su cui reperire i documenti;
  • richiedere agli stessi di sottoscrivere l’impegno ad applicare tutte le misure idonee a prevenire condotte rilevanti ai sensi del Decreto e di adeguare le modalità di svolgimento delle prestazioni al modello di organizzazione ed al Codice etico adottati dalla Società;
  • rendere edotti tali soggetti esterni che la mancata applicazione delle norme di comportamento potrà comportare la risoluzione del contratto e/o l’applicazione delle altre sanzioni indicate nel documento.

 

4.5 - Formazione del personale

L’Organo dirigente, individuato nel Consiglio di Amministrazione, che delega gli aspetti operativi a un membro del Consiglio di Amministrazione appositamente incaricato e/o ai Procuratori,  di concerto con l’OdV, assicura la formazione del personale con lo scopo di garantire un’adeguata conoscenza, comprensione ed applicazione del Modello da parte dei dipendenti e dei dirigenti.

La formazione sarà differenziata tra la generalità del personale ed il personale che opera nelle specifiche aree di rischio, indicate nel presente Modello.

Il contenuto dei corsi sarà distinto tra:

Parte generale, rivolta alla generalità dei dipendenti

In questo ambito il contenuto minimo della formazione riguarderà:

  • obiettivi e contenuti del Codice etico: l’importanza del documento quale norma comportamentale interna condivisa;
  • attuazione del Modello;
  • i principi generali di comportamento richiesti;
  • sistema disciplinare sanzionatorio.

Parte specifica, rivolta ai dipendenti che operano in aree a rischio

Il contenuto della formazione riguarderà, oltre agli argomenti di carattere generale di cui sopra:

  • i reati previsti dal Decreto;
  • i rischi nei quali la Società può incorrere;
  • i protocolli definiti ai fini della prevenzione dei reati;
  • l’attività ispettiva degli organi preposti;
  • l’obbligo di informazione.

 

4.6 - Modifiche e integrazioni del Modello

In conformità alle prescrizioni dell’art. 6, comma 1, lettera a) del Decreto, il presente Modello è un atto di emanazione dell’organo dirigente dell’Ente.

Conseguentemente il Modello è adottato dal Consiglio di Amministrazione con l’indicazione che l’attività di attuazione e di gestione del Modello, comprensivo dei protocolli, del Codice etico, del sistema sanzionatorio e delle modalità di funzionamento dell’OdV, è affidato alle competenze di un membro del Consiglio di Amministrazione.

In considerazione dell’adozione del Modello da parte del Consiglio di Amministrazione, eventuali sue modifiche ed integrazioni rilevanti dovranno essere approvate dallo stesso Consiglio di Amministrazione; gli adeguamenti e le integrazioni, che non modificano sostanzialmente la struttura ed i contenuti del Modello, possono essere adottati da un Amministratore Delegato, che ne riferirà al Consiglio.

 

4.7 - Impegno dell’Organo dirigente

L’Organo dirigente si identifica nel Consiglio di Amministrazione e a questi competono le attività operative inerenti la gestione e l’aggiornamento del Modello.

Il Consiglio di Amministrazione assicura quindi lo sviluppo e la messa in atto del Modello, attraverso le seguenti attività:

  • comunicare all’organizzazione l’importanza di ottemperare senza riserve ad ogni prescrizione prevista dal Modello;
  • promuovere una politica di conformità al Modello;
  • assicurare che siano definiti gli obiettivi di compliance al Modello;
  • assicurare la disponibilità delle risorse;
  • assicurare il funzionamento dell’OdV;
  • adottare gli strumenti sanzionatori;
  • assicurare che le responsabilità, i compiti, le deleghe e le autorità siano definite e rese note nell’ambito dell’organizzazione.

 

 

5 - Regole generali

5.1 - Il sistema in linea generale

Tutte le Operazioni sensibili  devono essere svolte conformandosi alle leggi vigenti, al Codice etico, ai valori e alle politiche della Società ed alle regole contenute nel presente Modello.

In linea generale, il sistema di organizzazione della Società rispetta i requisiti fondamentali di formalizzazione e chiarezza, comunicazione e separazione dei ruoli, in particolare per quanto attiene l’attribuzione di responsabilità, di rappresentanza, di definizione delle linee gerarchiche e delle attività operative.

La Società è dotata di strumenti organizzativi (organigrammi, comunicazioni organizzative, procedure, ecc.) improntati a principi generali di:

  • conoscibilità all’interno dell’Ente;
  • chiara e formale segregazione dei ruoli, con una precisa descrizione dei compiti di ciascuna funzione e dei relativi poteri.

I Protocolli e le Procedure sono caratterizzate dai seguenti elementi:

  • massima separazione possibile, all’interno di ciascun processo, tra il soggetto che lo inizia, il soggetto che lo esegue, e lo conclude ed il soggetto che lo controlla;
  • traccia scritta di ciascun passaggio rilevante del processo;
  • adeguato livello di formalizzazione.

 

5.2 - Il sistema delle deleghe e procure

In linea di principio, il sistema di deleghe e procure deve essere caratterizzato da elementi di “sicurezza” ai fini della prevenzione dei Reati (rintracciabilità ed evidenza delle attività nell’ambito delle Operazioni sensibili ) e, contestualmente, consentire comunque la gestione efficiente dell’attività aziendale.

  1. Deleghe

Si intende per delega l’atto interno di attribuzione di funzioni e compiti, contenuto nel sistema di comunicazioni organizzative.

I requisiti essenziali del sistema di deleghe, ai fini di un’efficace prevenzione dei Reati sono i seguenti:

  • le deleghe devono correlare ciascun potere di gestione alla relativa responsabilità e ad una posizione adeguata nell’organigramma ed essere aggiornate in conseguenza dei mutamenti organizzativi;
  • ciascuna delega deve definire in modo inequivocabile:
  • i poteri del delegato;
  • il soggetto (organo o individuo) cui il delegato riporta gerarchicamente.
  • il delegato deve poter disporre di poteri di spesa adeguati alle funzioni conferitegli.
  1. Procure

Si intende per procura il negozio giuridico unilaterale con cui la Società attribuisce dei poteri di rappresentanza nei confronti di terzi.

Ai titolari di una Funzione aziendale, che necessitano per lo svolgimento dei loro incarichi di poteri di rappresentanza, è conferita una “procura generale funzionale” di estensione adeguata e coerente con le funzioni ed i poteri di gestione, attribuiti al titolare attraverso la delega.

I requisiti essenziali del sistema di attribuzione delle procure, ai fini di un’efficace prevenzione dei Reati, sono i seguenti:

  • le procure generali funzionali sono conferite esclusivamente a soggetti dotati di delega interna; le procure generali descrivono i poteri di gestione conferiti e, ove necessario, sono accompagnate da apposita comunicazione aziendale che fissi l’estensione dei poteri di rappresentanza ed i limiti di spesa numerici
  • Procure speciali: nel caso in cui venga rilasciata per il compimento di una operazione specifica. Detta procura cessa o con il compimento dell’attività in essa descritta, o con la successiva revoca nel caso in cui tale attività non sia stata ancora svolta o non debba più essere svolta

L’OdV verifica periodicamente il sistema di deleghe e procure in vigore, il loro rispetto ed applicazione e la loro coerenza con il sistema delle comunicazioni organizzative (i documenti interni con cui sono conferite le deleghe), raccomandando eventuali modifiche nel caso in cui vengano riscontrate anomalie.

 

5.3 - Principi generali di comportamento

Tutti i Destinatari dovranno adottare regole di condotta conformi a quanto prescritto, al fine di impedire il verificarsi dei reati previsti dal Decreto.

  1. Divieti

È fatto espresso divieto ai Destinatari di:

porre in essere (o tentare) azioni o comportamenti finalizzati alla commissione dei reati sopra considerati, quali, a titolo esemplificativo:

 

Reati contro la Pubblica Amministrazione (art. 24 del Decreto):

  • destinare a finalità diverse dalla realizzazione delle opere o dallo svolgimento delle attività di pubblico interesse per le quali la Società ha ottenuto dallo Stato o da un altro ente pubblico o dalla Comunità europea contributi, sovvenzioni o finanziamenti (malversazione a danno dello Stato, art. 316-bis cp);
  • far ottenere indebitamente alla Società, mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo concessi o erogati dallo Stato o da altri enti pubblici o dalla Comunità europea (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, art. 316-ter cp);
  • indurre in errore, usando artifizi o raggiri, lo Stato o un altro ente pubblico, al fine di ottenere un ingiusto profitto o erogazioni pubbliche (truffa in danno dello Stato, artt. 640 e 640-bis cp);
  • alterare, in danno dello Stato o di un ente pubblico, il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico pubblico o ad esso pertinenti (frode informatica ai danni dello Stato o di un ente pubblico, art. 640-ter cp).

 

Delitti contro l’industria e il commercio (art. 25-bis.1 del Decreto):

  • potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, fabbricare o adoperare industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale (art. 517-ter. C.p. Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale)

 

Delitti informatici e trattamento illecito di dati (art. 24-bis):

  • formare o alterare documenti informatici (definiti quali “rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”) pubblici o privati aventi efficacia probatoria (falsità in documenti informatici, art. 491-bis cp);
  • introdursi abusivamente in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero mantenervisi contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo (accesso abusivo ad un sistema informatico, art. 615-ter cp);
  •  procurarsi, riprodurre, diffondere, comunicare o consegnare abusivamente codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o fornire indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo (detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici, art. 615-quater cp);
  • intercettare fraudolentemente comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero impedirle o interromperle (intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche, art. 617-quater cp);
  • distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici altrui (danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, art. 635-bis cp);
  • distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità (danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità, art. 635-ter cp).

 

Concussione, induzione indebita a dare o premettere utilità e corruzione (art. 25 Decreto):

  • offrire o promettere ad un pubblico ufficiale, ad un incaricato di pubblico ufficio o a soggetti a questi correlati, denaro od altre utilità al fine di compiere, omettere o ritardare un atto del suo ufficio (corruzione e/o concussione);
  • essere indotti a dare o promettere ad un pubblico ufficiale, ad un incaricato di pubblico ufficio o a soggetti a questi correlati, denaro od altre utilità al fine di compiere, omettere o ritardare un atto del suo ufficio (induzione indebita a dare o promettere utilità).

 

Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio (art. 25 octies Decreto):

  • sostituire, trasferire, compiere operazioni atte ad ostacolare la provenienza delittuosa di denaro o altre utilità provenienti da delitto non colposo;
  • impiegare, sostituire, trasferire, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di delitto doloso, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa.

Reati societari (art. 25 ter Decreto):

  • produrre false comunicazioni sociali;
  • impedire controlli da parte degli organi deputati;
  • elaborare documenti finalizzati alla formazione fittizia del capitale;
  • restituire indebitamente conferimenti di capitale;
  • operare nell’ambito delle attività aziendali, o autorizzare operazioni, senza la dovuta DILIGENZA e PRUDENZA, o comunque senza la necessaria PERIZIA, propria o dei soggetti ai quali le attività sono delegate, tali da poter escludere che la colpa di eventi dannosi possa risalire alla Società o ad alcuno dei Destinatari del Decreto;
  • porre in essere azioni o comportamenti che, sebbene risultino tali da non costituire di per sé fattispecie di reato rientranti tra quelle previste dal Decreto, possano potenzialmente diventarle;
  • porre in essere qualsiasi situazione di conflitto di interessi nei confronti della Pubblica Amministrazione o di incaricati di un pubblico servizio, in relazione a quanto previsto dalle suddette ipotesi di reato;
  • promettere denaro o altra utilità, per sé o per altri, ad amministratori, i direttori generali, dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili societari, sindaci, liquidatori, per compiere od omettere atti in violazione degli obblighi inerenti il loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla Società.

In particolare, nell’ambito dei suddetti comportamenti (sanciti anche dal Codice etico adottato dalla Società) è fatto divieto di:

  • effettuare elargizioni in denaro a pubblici ufficiali o a incaricati di pubblico servizio o, in genere, a rappresentanti della Pubblica Amministrazione (“Funzionari pubblici”);
  • distribuire omaggi e regali al di fuori di quanto previsto dalle procedure aziendali; in particolare è vietata qualsiasi forma di regalo a “Funzionari pubblici” italiani ed esteri o a loro familiari, che possa influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio per l’Società; gli omaggi consentiti si devono caratterizzare sempre per l’esiguità del loro valore o perché volti a promuovere l’immagine della Società e devono essere documentati in modo adeguato, al fine di consentire le dovute verifiche;
  • accordare altri vantaggi di qualsiasi natura (ad esempio promesse di assunzione) in favore di “funzionari pubblici” (o loro familiari), che possano determinare le stesse conseguenze previste al punto precedente;
  • effettuare prestazioni in favore di Partner, che non trovino adeguata giustificazione nel contesto del rapporto associativo o di collaborazione, costituito nei confronti dei Partner stessi;
  • riconoscere compensi a favore dei collaboratori che non trovino adeguata giustificazione in relazione al tipo di incarico da svolgere e alle prassi vigenti;
  • accettare per se stessi o per i propri familiari elargizioni in denaro, omaggi o regali al di fuori della prassi aziendale, nonché altri vantaggi o prestazioni di qualsiasi natura, tali che possano influenzare l’indipendenza di giudizio o indurre ad assicurare un qualsiasi vantaggio, anche indiretto, all’Società;
  • presentare dichiarazioni non veritiere a organismi pubblici nazionali o comunitari al fine di conseguire erogazioni pubbliche, contributi o finanziamenti agevolati;
  • destinare somme ricevute da organismi pubblici nazionali o comunitari a titolo di erogazioni, contributi o finanziamenti a scopi diversi da quelli cui erano destinati;
  • impedire lo svolgimento di controlli o verifiche da parte degli organi societari o da terzi, su incarico degli stessi organi;
  • alterare i dati contenuti negli archivi informatici aziendali o nelle banche dati ai quali la Società ha accesso;
  • produrre documenti di qualunque genere o dichiarazioni non conformi alle risultanze del sistema informativo aziendale dei dati contabili, delle deliberazioni degli organi societari;
  • detenere materiale e dati inerenti allo sfruttamento della persona, soprattutto se minori, o accedere ai siti internet che presentano tali dati ed immagini;
  • effettuare elargizioni ad enti o associazioni dei quali non è chiaramente conosciuta l’attività o la successiva destinazione dei fondi;
  • esporre nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali fatti non veri, al fine di conseguire un ingiusto profitto;
  • è fatto divieto agli amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci e liquidatori, di esporre consapevolmente nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettere fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errori;
  • omettere informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della Società, in modo da indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione;
  • avviare e intrattenere rapporti commerciali con Aziende ed Enti nei confronti dei quali è noto il coinvolgimento in attività con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico o contro la personalità individuale;
  • acquistare beni produttivi dei quali è nota, o facilmente ricostruibile, la provenienza illecita;
  • sostituire, trasferire o, comunque, utilizzare capitali di provenienza illecita;
  • impiegare nell’attività aziendale denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita.
  1. Obblighi

Tutela della salute e sicurezza sul lavoro

  • Ai fini di garantire l’adozione e il rispetto delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, il datore di lavoro ed i soggetti da questi designati dovranno osservare le seguenti prescrizioni:
  • predisporre la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza per ogni luogo di lavoro e per ogni tipologia di attività;
  • predisporre la programmazione della prevenzione;
  • provvedere all’eliminazione dei rischi e, se ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
  • prevedere il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione;
  • ridurre i rischi alla fonte;
  • sostituire ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
  • limitare al minimo il numero dei lavoratori che sono, o possono essere, esposti al rischio;
  • utilizzare in modo limitato gli agenti chimici, fisici o biologici sui luoghi di lavoro;
  • dare priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
  • garantire il controllo sanitario dei lavoratori;
  • allontanare il lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e adibirlo, ove possibile, ad altra mansione;
  • fornire adeguata informazione e formazione per i lavoratori, i dirigenti, i preposti ed i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • assicurare la partecipazione e la consultazione dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • programmare misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;
  • adottare misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;
  • assicurare l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
  • garantire una regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.

 

Tutela dell’ambiente

  • Ai fini di garantire l’adozione e il rispetto delle misure generali di tutela dell’ambiente, ai destinatari del Modello è fatto divieto di:
  • cagionare, anche colposamente, una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna;
  • abusivamente cagionare, anche colposamente, un disastro ambientale da intendersi come: 1) l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; 2) l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo;
  • abusivamente cedere, acquistare, ricevere, trasportare, importare, esportare, procurare ad altri, detenere, trasferire, abbandonare o disfarsi illegittimamente di materiale ad alta radioattività;
  • Illecitamente associarsi allo scopo di commettere uno dei reati indicati nei precedenti punti da 1 a 3.
  • immettere in atmosfera vapori o gas che possano cagionare o contribuire a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante dell’aria per la vita o l’incolumità delle persone e/o della fauna selvatica;
  • smaltire o stoccare ingenti quantitativi di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni o tramite soggetti che non sono in grado di dimostrare le proprie autorizzazioni e le località e modalità di smaltimento o stoccaggio;
  • sottrarre o danneggiare minerali o vegetali cagionando o contribuendo a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante per la flora o il patrimonio naturale;
  • smaltire nell’ambiente acque che possano cagionare o contribuire a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante del suolo, del sottosuolo o delle acque per la vita o l’incolumità delle persone, per la fauna selvatica o per la flora;
  • falsificare in tutto o in parte, materialmente o nel contenuto, la documentazione prescritta ovvero fare uso di documentazione falsa;
  • negare o impedire o intralciare l’attività di controllo del proprio insediamento o di parte di esso, predisponendo ostacoli o modificando artificiosamente lo stato dei luoghi.

 

 

6 - Organismo di vigilanza

6.1 - Costituzione, nomina e composizione dell’Organismo di Vigilanza

L’Organismo di Vigilanza (di seguito OdV) è composto da due membri e secondo quanto deliberato dal Consiglio di Amministrazione, è da quest’ultimo nominato ed è dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo.

Il Consiglio di Amministrazione nomina il o i membri dell’OdV e gli assegna il compenso annuo ed il budget di spesa annua che potrà essere utilizzato dall’OdV a propria discrezione nell’esecuzione dei compiti affidati per le spese di consulenza esterne, trasferte, attività operativa, servizi richiesti ad enti esterni.

I membri dell’OdV non possono ricoprire incarichi di gestione, esecutivi o di controllo che creino situazioni di conflitto di interesse.

I requisiti fondamentali richiesti sono:

A) autonomia: l’OdV è dotato di autonomia decisionale. L’OdV è autonomo nei confronti della Società, ovvero non è coinvolto in alcun modo in attività operative, né è partecipe di attività di gestione. Inoltre l’OdV ha la possibilità di svolgere il proprio ruolo senza condizionamenti diretti o indiretti da parte dei soggetti controllati. Le attività poste in essere dall’OdV non possono essere sindacate da alcun altro organo o struttura aziendale.

L’OdV è inoltre autonomo nel senso regolamentare, ovvero ha la possibilità di determinare le proprie regole comportamentali e procedurali nell’ambito dei poteri e delle funzioni determinate dal Consiglio di Amministrazione. All’OdV è affidato un budget entro il quale può muoversi autonomamente ed indipendentemente. La cifra stanziata a budget verrà definita di anno in anno dall’azienda in relazione alle attività pianificate e prospettate dall’OdV ai fini della vigilanza. L’OdV nel momento in cui ravviserà la necessità di utilizzare il budget per determinate attività di vigilanza, comunicherà all’azienda la motivazione per la quale intende procedere in tali attività, ma sarà l’azienda stessa a richiedere i preventivi e le quotazioni. All’OdV verrà sottoposta la valutazione “tecnico-professionale” dei professionisti coinvolti in tali attività (curricula vitae).

B) indipendenza: è condizione necessaria la non soggezione ad alcun legame di sudditanza nei confronti della Società. L’indipendenza si ottiene per il tramite di una corretta ed adeguata collocazione gerarchica: l’OdV dipende direttamente ed unicamente solo dal Consiglio di Amministrazione.

C) professionalità: l’OdV deve essere professionalmente capace ed affidabile. Devono essere pertanto garantite le competenze tecnico-professionali adeguate alle funzioni che è chiamato a svolgere. In particolare devono essere garantite capacità specifiche in attività ispettiva e consulenziale.

D)  continuità d’azione: al fine di dare la garanzia di efficace e costante attuazione del Modello, l’OdV opera senza soluzione di continuità. L’OdV, pertanto, nelle soluzioni operative adottate garantisce un impegno costante, anche se non necessariamente esclusivo, idoneo comunque ad assolvere con efficacia e efficienza i propri compiti istituzionali.

L’OdV rimane in carica per tre anni con possibilità di rinnovo.

Sono cause di ineleggibilità e/o decadenza del membro dell’OdV la ricorrenza dei seguenti casi:

  • di una delle circostanze descritte dall’art. 2382 c.c.;
  • di una delle situazioni in cui può essere compromessa l’autonomia e l’indipendenza del singolo componente (ad es. di incarichi diretti per conto della Società, legami di parentela sopraggiunti, etc);
  • l’aver riportato condanna penale per delitto, anche nella forma dell’applicazione pena ex art. 444 C.p.p.;
  • la pendenza a suo carico di un procedimento per delitto per il quale venga promossa l’azione penale.

L’OdV si riserva anche di poter recedere dalla carica dandone comunicazione scritta a mezzo raccomandata ricevuta di ritorno entro 30 giorni.

L’OdV cessa il proprio ruolo per rinuncia, sopravvenuta incapacità, morte o revoca.

I membri dell’OdV possono essere revocati:

  • in caso di inadempienze reiterate ai compiti, ovvero inattività ingiustificata;
  • in caso di intervenuta irrogazione, nei confronti della Società, di sanzioni interdittive, a causa della sua inattività;
  • quando siano riscontrate violazioni del Modello da parte dei soggetti obbligati e vi sia inadempimento nel riferire tali violazioni e nella verifica dell’idoneità ed efficace attuazione del Modello al fine di proporre eventuali modifiche;
  • qualora subentri, dopo la nomina, una delle cause di ineleggibilità di cui sopra.

La revoca è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, con immediata segnalazione all’Assemblea dei soci e  al Collegio Sindacale.

In caso di rinuncia, sopravvenuta incapacità, morte o revoca di un componente il Consiglio di Amministrazione deve provvedere a nominare un sostituto.

 

6.2 - Poteri e compiti

L’OdV è dotato di un suo regolamento interno contenente la descrizione delle modalità di esecuzione dei compiti ad esso affidati. L’OdV incontrerà periodicamente (almeno una volta l’anno) la Direzione aziendale e gli eventuali referenti interni a seconda delle necessità di volta in volta emerse nel corso delle attività di Vigilanza.

All’OdV è affidato il compito di vigilare:

  • sull’osservanza del Modello da parte degli organi sociali, dei dipendenti, e nei limiti previsti da parte dei consulenti, dei fornitori, dei partners e delle società di service;
  • sull’efficacia e sull’adeguatezza del Modello, nella prevenzione dei reati, in relazione alla struttura aziendale;
  • sull’opportunità di aggiornamento del Modello, laddove si riscontrino esigenze di adeguamento dello stesso in relazione a mutate condizioni aziendali, normative e/o socio-ambientali, sollecitando a tal fine gli organi competenti, conformemente a quanto previsto nel Modello stesso.

Più specificamente, oltre ai compiti già citati nel paragrafo precedente, all’OdV sono affidate le attività:

 

A)     di verifica:

  • raccolta, elaborazione e conservazione delle informazioni rilevanti in ordine al rispetto del Modello,
  • conduzione di ricognizioni sull’attività aziendale ai fini del controllo e dell’eventuale aggiornamento della mappatura delle attività sensibili,
  • effettuazione periodica delle verifiche mirate su determinate operazioni o specifici atti posti in essere dalla Società, soprattutto nell’ambito delle attività sensibili, i cui risultati devono essere riassunti in un apposito rapporto da illustrare in sede di rapportazione agli organi societari deputati,
  • attuazione delle procedure di controllo previste dal Modello anche tramite l’emanazione o proposizione di disposizioni (normative e/o informative) interne,
  • attivazione e svolgimento di audit interni, raccordandosi di volta in volta con le funzioni aziendali interessate per acquisire ulteriori elementi,
  • coordinamento con le altre funzioni aziendali per il migliore monitoraggio delle attività in relazione alle procedure stabilite nel Modello.

 

 B)   di aggiornamento:

  • interpretazione della normativa rilevante in coordinamento con i consulenti legali esterni della Società e verifica della adeguatezza del Modello a tali prescrizioni normative;
  • aggiornamento periodico della lista di informazioni che devono essere tenute a sua disposizione;
  • valutazione delle esigenze di aggiornamento del Modello, anche attraverso apposite riunioni con le varie funzioni aziendali interessate;
  • monitoraggio dell’aggiornamento dell’organigramma aziendale, ove è descritta l’organizzazione della Società nel suo complesso con la specificazione delle aree, strutture e uffici, e relative funzioni.

 

 C)    di formazione:

  • coordinamento con le risorse umane per la definizione dei programmi di formazione per il personale e del contenuto delle comunicazioni periodiche da inviare ai dirigenti, dipendenti e agli organi societari, finalizzate a fornire agli stessi la necessaria sensibilizzazione e le conoscenze di base della normativa di cui al Decreto;
  • verifica dell'aggiornamento dello spazio nell’intranet-internet della Società con riferimento alle informazioni relative al Decreto ed al Modello;
  • monitoraggio delle iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello e predisposizione della documentazione interna necessaria al fine della sua efficace attuazione, contenente istruzioni d’uso, chiarimenti o aggiornamenti dello stesso.

 

  D)   sanzionatorie:

  • segnalazione di eventuali violazioni del Modello al Consiglio di Amministrazione ed alla funzione che valuterà l’applicazione dell’eventuale sanzione;
  • coordinamento con le funzioni aziendali competenti per valutare l’adozione di eventuali sanzioni o provvedimenti, fermo restando le competenze delle stesse per l’irrogazione della misura adottabile ed il relativo procedimento decisionale;
  • aggiornamento sugli esiti di archiviazione o d’irrogazione delle sanzioni.

 

In ragione dei compiti affidati al Consiglio di Amministrazione è in ogni caso l'unico organo aziendale chiamato a svolgere un’attività di vigilanza sull’adeguatezza dell’intervento dell'OdV, in quanto all’organo dirigente compete comunque la responsabilità ultima del funzionamento e dell’efficacia del Modello.

L’OdV ha, come previsto dalla legge, autonomi poteri di iniziativa e controllo al fine di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, ma non ha poteri coercitivi o di intervento modificativi della struttura aziendale o sanzionatori nei confronti di dirigenti, dipendenti, organi sociali, consulenti, società di service, partners o fornitori; questi poteri sono demandati agli organi societari o alle funzioni aziendali competenti.

Per svolgere le attività ispettive che gli competono l’OdV ha accesso, nei limiti posti dalla normativa sulla Privacy (D. Lgs. 196/03 e RG EU 679/2016) e dallo Statuto dei Lavoratori, a tutta la documentazione aziendale che ritiene rilevante nonché agli strumenti informatici e informativi relativi alle attività classificate o classificabili come a rischio di reato.

L'OdV può avvalersi non solo dell’ausilio di tutte le strutture della Società, ma, sotto la sua diretta sorveglianza e responsabilità, di consulenti esterni con specifiche competenze professionali in materia, per l’esecuzione delle operazioni tecniche necessarie alla funzione di controllo.

Tali consulenti dovranno sempre riferire i risultati del proprio operato all'OdV.

L’autonomia e l’indipendenza che necessariamente devono connotare le attività dell'OdV hanno reso necessario introdurre alcune forme di tutela in suo favore, al fine di garantire l’efficacia del Modello e di evitare che la sua attività di controllo possa ingenerare forme di ritorsione a suo danno. Pertanto, le decisioni in merito a nomina, rinnovo o revoca dell’incarico sono attribuite alla competenza esclusiva del Consiglio di Amministrazione.

 

6.3 - Obblighi di informazione nei confronti dell’OdV

L’OdV deve ricevere, dai Dipendenti, dai Soci, dagli Amministratori e da qualsiasi altro destinatario del Modello (obbligatoriamente ed immediatamente) le informazioni concernenti:

  • i provvedimenti e/o notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini penali, anche nei confronti di ignoti qualora tali indagini coinvolgano la Società o suoi dipendenti, organi societari, fornitori, consulenti, partners;
  • le richieste di assistenza legale inoltrate dai dipendenti in caso di avvio di procedimento penale nei loro confronti;
  • i rapporti preparati dai responsabili di altre funzioni aziendali della Società nell’ambito della loro attività di controllo e dai quali potrebbero emergere fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto all’osservanza delle norme del Decreto;
  • le notizie relative ai procedimenti sanzionatori svolti e alle eventuali misure irrogate ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni, qualora esse siano legate alla commissione di reati o violazione delle regole di comportamento o procedurali del Modello;
  • le conclusioni delle verifiche ispettive disposte da funzioni di controllo interno o da commissioni interne da cui derivino responsabilità per la commissioni di reati di cui al Decreto;
  • le comunicazioni di inizio dei procedimenti da parte della polizia giudiziaria;
  • le richieste di assistenza legale proposte da soci, amministratori, dirigenti per la difesa in procedimenti relativi a reati rilevanti ai sensi del Decreto;
  • le comunicazioni in ordine alla variazione della struttura organizzativa, o alle variazioni delle deleghe e dei poteri;
  • le variazioni delle aree di rischio;
  • la realizzazione di operazioni considerate a rischio in base alla normativa di riferimento;
  • i contratti conclusi con la PA ed erogazione di fondi e contributi pubblici a favore della Società;
  • notizie rilevanti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • notizie rilevanti in materia di antiriciclaggio;

Inoltre, dalle funzioni aziendali competenti, deve essere costantemente informato:

  • sugli aspetti dell’attività aziendale che possono esporre la Società al rischio di commissione di uno dei reati previsti dal Decreto;
  • sui rapporti con le Società di service, Fornitori, Consulenti e Partners che operano per conto della Società nell’ambito delle attività sensibili,;
  • sulle operazioni straordinarie intraprese dalla Società.

Gli obblighi di segnalazione, così come le relative sanzioni in caso di non rispetto del Modello, riguardanti i non dipendenti della Società, quali i Consulenti, i Clienti, i Fornitori e i Partners, sono specificati in appositi documenti firmati da tali soggetti o in clausole inserite nei contratti che legano tali soggetti alla Società.

 

 

6.4 - Segnalazioni delle violazioni del Modello

I Funzionari, i Dirigenti, i Dipendenti, i membri del Consiglio di Amministrazione, i Procuratori e i Soci della Società, nonchè i destinatari in genere delle prescrizioni contenute nel Modello, possono riferire per iscritto all’OdV della presenza di possibili violazioni o la commissione di reati sanzionati.

La Società predisporrà un canale dedicato di comunicazione per la segnalazione di violazioni dei propri principi etici e delle regole contenute nel Modello. AI fini del presente Modello, a tale canale si accosta la possibilità di libera e riservata consultazione dell’OdV tramite un indirizzo di posta elettronica reso noto al personale aziendale, al quale potranno essere inviate le eventuali segnalazioni e il cui accesso è riservato esclusivamente all’OdV. Tali modalità di trasmissione delle segnalazioni sono volte a garantire la massima riservatezza dei segnalanti anche al fine di evitare atteggiamenti ritorsivi o qualsiasi altra forma di discriminazione o penalizzazione nei loro confronti

Le comunicazioni possono anche essere anonime e vanno indirizzate, alternativamente, ai seguenti indirizzi:

  • alla casella di posta elettronica dell’OdV;
  • all’ OdV presso l’indirizzo di uno dei suoi membri che verrà in seguito comunicato.

L’OdV valuterà le segnalazioni pervenutegli, e potrà convocare, qualora lo ritenga opportuno, sia il segnalante per ottenere maggiori informazioni, che il presunto autore della violazione, dando inoltre luogo a tutti gli accertamenti e le indagini che siano necessarie per appurare la fondatezza della segnalazione.

Accertata la fondatezza della segnalazione, l’OdV:

  • per le violazioni poste in essere dal personale dipendente, ne dà immediata comunicazione per iscritto al Consiglio di Amministrazione o al suo componente incaricato di tenere i rapporti con l’OdV, per l’avvio delle conseguenti azioni;
  • per violazioni del Modello e/o del Codice etico, ritenute fondate, da parte di figure apicali della Società, ne dà immediata comunicazione al Consiglio di Amministrazione o al suo componente incaricato di tenere i rapporti con l’OdV;
  • per violazioni del Modello e/o del Codice etico, ritenute fondate, da parte di uno più membri del Consiglio di Amministrazione, ne dà immediata comunicazione, unitamente o disgiuntamente, al Consiglio di Amministrazione, all’Assemblea dei soci e al Collegio Sindacale;

L’OdV può anche prendere in considerazione le segnalazioni anonime ove ne ravvisi l’utilità.

L’OdV si impegna in ogni caso a mantenere riservato il nome del segnalante. Ove ciò non sia possibile, l’OdV si impegna a tutelare il più possibile da ogni forma di discriminazione, ritorsione, e penalizzazioni i soggetti che effettuano tali segnalazioni per comportamenti che hanno violato il Modello o comunque non in linea con gli stessi. L’OdV valuta le segnalazioni a propria discrezione, chiedendo eventuali informazioni. L’archiviazione viene motivata per iscritto dall’OdV.

L’OdV deve comunque tenere informati i titolari del servizio di segnalazione riservata già adottato dalla Società.

 

6.5 - L’attività di rapportazione dell’OdV verso altri organi aziendali

L’attività di rapportazione dell’OdV ha sempre ad oggetto:

  • l’attività svolta dall’ufficio dell’OdV;
  • l’attuazione del Modello;
  • le eventuali criticità emerse sia in termini di comportamenti o eventi interni alla Società, sia in termini di efficacia del Modello.

L’OdV ha due linee di rapportazione:

  • direttamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione e/o al membro del Consiglio di Amministrazione incaricato di tenere i rapporti con l’OdV, su base continuativa;
  • su base annuale, nei confronti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale.

 

L’OdV predispone annualmente, una relazione descrittiva per il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale contenente, in particolare, una sintesi di tutte le attività svolte nel corso dell’anno precedente, dei controlli e delle verifiche eseguite, nonché l’eventuale aggiornamento della mappatura delle attività sensibili e degli altri temi di maggiore rilevanza; in tale relazione l’OdV predispone altresì un piano annuale di attività previste per l’anno e la richiesta di budget.

Qualora l’OdV rilevi criticità riferibili a qualcuno degli organi sopraindicati, la corrispondente segnalazione è da destinarsi prontamente ad uno degli altri organi.

Allorquando, ad esempio, emergano profili di responsabilità collegati alla violazione del Modello, cui consegua la commissione di specifici reati ad opera di uno dei membri del Consiglio di Amministrazione, l’OdV deve prontamente rivolgersi al Presidente del Consiglio di Amministrazione, il quale dovrà riunire il Consiglio di Amministrazione stesso ed in caso di omissione o di ritardo l’OdV dovrà rivolgersi al Collegio Sindacale, il quale a sua volta dovrà invitare il Consiglio di Amministrazione a riunirsi ed in caso di ulteriore ritardo od omissione provvederà ai sensi dell’art. 2406 C.C..

Gli incontri con gli organi cui l’OdV riferisce devono essere verbalizzati e copia dei verbali devono essere custoditi dall’OdV e dagli organismi di volta in volta coinvolti.

L’OdV deve, inoltre, coordinarsi con le funzioni competenti presenti per i diversi profili specifici e/o i consulenti, più precisamente con:

  • i consulenti legali esterni della Società per tutto ciò che riguarda l’interpretazione della normativa rilevante, per determinare il contenuto delle clausole contrattuali e delle dichiarazioni di impegno per amministratori, dirigenti e sindaci;
  • la funzione amministrativa per gli adempimenti societari che possono avere rilevanza ai fini della commissione dei reati societari e per il monitoraggio dei risultati dell’attività svolta ai sensi del Decreto; inoltre per il controllo in ordine al rispetto da parte dei consulenti, dei fornitori, dei partners e delle Società di service delle procedure amministrative e contabili nell’ambito delle attività sensibili;
  • la funzione risorse umane in ordine alla formazione del personale e in caso di modifiche organizzative che impattino sulla mappatura delle attività sensibili;
  • la funzione risorse umane e la funzione amministrativa in ordine ad eventuali procedimenti disciplinari.

Ogniqualvolta lo ritiene opportuno, l’OdV può coordinarsi con la funzione aziendale utile ad ottenere il maggior numero di informazioni possibili o a svolgere al meglio la propria attività.

 

6.6 - Autonomia operativa e finanziaria

Per garantire l’autonomia nello svolgimento delle funzioni assegnate all’OdV, il Modello di organizzazione della Società ha previsto che:

  • le attività dell’OdV non devono essere preventivamente autorizzate da nessun organo;
  • l’OdV ha accesso a tutte le informazioni relative alla Società anche quelle su sopporto informatico, e può chiedere direttamente informazioni a tutto il personale;
  • la mancata collaborazione con l’OdV costituisce un illecito disciplinare;
  • l’OdV ha facoltà di disporre in autonomia e senza alcun preventivo consenso delle risorse finanziarie stanziate dal Consiglio di Amministrazione al fine di svolgere l’attività assegnata;
  • l’OdV è assistito nella sua attività da un ufficio di segreteria, addetto alla raccolta e conservazione degli atti (verbali, relazioni, ecc…) e dei documenti; alla ricezione ed inoltro della corrispondenza; alle comunicazioni della fissazione delle sedute; ad ogni altra attività di segreteria che si rendesse necessaria.

 

7 - Sistema disciplinare

7.1 - Funzione del Sistema Disciplinare secondo il D.Lgs. n. 231/01

Ai fini di cui al Decreto viene qui predisposto un sistema di sanzioni da applicarsi in caso di violazione delle regole di condotta introdotte dal Modello, dalle relative procedure e dal Codice etico, allo scopo di garantire efficacia all’attività di controllo esercitata dall’OdV con lo scopo di assicurare l’effettività del Modello stesso.

E’ pertanto evidente che il sistema disciplinare qui redatto è applicabile a condotte che, di per sé, potrebbero configurare violazioni di legge (Decreto o altre norme cogenti).

L’adozione del sistema disciplinare costituisce, ai sensi del Decreto, un requisito essenziale del Modello, previsto dalla legge ai fini del beneficio dell’esimente della responsabilità della Società.

Il presente Codice Disciplinare intende pertanto operare nel rispetto delle norme vigenti, ivi incluse, laddove applicabili, quelle previste dalla Contrattazione collettiva di settore ed ha natura eminentemente interna all’azienda, non potendo ritenersi sostitutivo, bensì aggiuntivo rispetto alle norme di legge o di regolamento vigenti, nonché integrativo delle altre norme di carattere intra-aziendale, ivi incluse quelle di natura disciplinare rivolte ai dipendenti.

Più precisamente, le sanzioni previste nel presente Codice Disciplinare integrano, senza sostituirle, quelle dettate dal Codice Civile, dallo Statuto dei Lavoratori e dai Contratti Collettivi di Lavoro di categoria e prescindono dall’eventuale instaurazione di un giudizio penale, e dal suo esito, per i reati previsti dal Decreto, sue successive modificazioni ed integrazioni.

Ai fini del Decreto, il sistema disciplinare:

  • è diversamente strutturato a seconda dei soggetti a cui si rivolge e soprattutto alle mansioni svolte da quest’ultimi;
  • individua in maniera puntuale secondo i casi le sanzioni da applicarsi per il caso di infrazioni, violazioni, elusioni;
  • prevede una procedura di accertamento per le suddette violazioni, nonché un’apposita procedura di irrogazioni per le sanzioni;
  • introduce idonee modalità di pubblicazione e diffusione.

E’ rivolto essenzialmente a:

  • tutti coloro che svolgono per la Società funzione di rappresentanza, amministrazione, o direzione;
  • coloro che per le loro funzioni sono dotate di autonomia finanziaria e gestionale;
  • in generale a tutti i dipendenti.

L’applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall’esito di eventuali procedimenti penali a carico dell’autore delle infrazioni. Il sistema sanzionatorio è reso pubblico e diffuso ed è regolato dal Codice disciplinare di cui la Società si è dotata.

 

7.2 - Il Sistema Disciplinare di Gefit Spa

Gefit ha già da tempo adottato un codice di disciplina interno.

Il presente sistema disciplinare, pertanto, non si sostituisce a tale codice, ma al contrario viene emanato in attuazione delle previsioni contenute nel Capitolo VI del Modello e delle prescrizioni di cui agli artt. 6, comma secondo, lett. e) e 7, comma quarto, lett. b) del Decreto, norme in ragione delle quali il Modello è idoneo a raggiungere lo scopo previsto dalla Legge solo se, fra gli altri requisiti, sia munito di idoneo ed adeguato sistema disciplinare

Il sistema disciplinare è quindi introdotto al fine di sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello stesso, delle relative Procedure e dei principi indicati nel Codice etico.

E’ pertanto vietata e soggetta al presente sistema disciplinare:

  • qualsiasi violazione del Codice etico, del Modello e dei protocolli preventivi richiamati nella Matrice di rischio/reato;
  • qualsiasi forma di ritorsione, ivi inclusa la violazione della riservatezza, nei confronti del dipendente o collaboratore che abbia segnalato, in buona fede, illeciti in materia regolata dal Decreto.

 

7.3 - Sanzioni disciplinari a carico dei dipendenti (non dirigenti)

Nel caso dei dipendenti, il sistema disciplinare previsto e richiesto dalla lett. b), comma 4 dell’art. 7 del Decreto dovrà prevedere sanzioni idonee a punire violazioni al Modello. Si fa riferimento alle sanzioni previste dallo Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970) e a quanto previsto dal C.C.N.L. applicabile, eventualmente integrando procedure e sanzioni ivi previste.

La procedura disciplinare dovrà pertanto essere scandita nelle seguenti fasi:

  • contestazione: la contestazione del o dei fatti posti alla base dell’addebito deve farsi per iscritto (con un mezzo che ne attesti la ricezione, ad esempio, una lettera consegnata a mani o una raccomandata A/R o a mezzo PEC) entro e non oltre 10 giorni da quando il datore di lavoro abbia avuto conoscenza dei fatti e/o degli inadempimenti rilevanti ai fini disciplinari;
  • giustificazioni/controdeduzioni: entro il termine concesso dalla società fiduciaria (minimo 5 giorni) dalla ricezione della contestazione, il lavoratore può (è una mera facoltà) rendere giustificazioni e controdeduzioni a propria difesa, verbalmente o per iscritto, personalmente o con l’assistenza di un rappresentate sindacale;
  • irrogazione della sanzione: l’eventuale adozione del provvedimento disciplinare dovrà essere comunicata al lavoratore per iscritto entro 15 giorni dalla scadenza del termine assegnato al lavoratore stesso per presentare le sue controdeduzioni e di decisione nel merito, il termine di cui sopra può essere prorogato di 30 giorni, purché la società fiduciaria ne dia preventiva comunicazione scritta al lavoratore interessato. Decorsa tale scadenza senza che la società fiduciaria abbia manifestato la propria intenzione di sanzionare l’episodio contestato, il lavoratore non potrà più essere punito per quel fatto;
  • i provvedimenti disciplinari più gravi del richiamo verbale possono essere applicati non prima che siano trascorsi 5 giorni dalla formale contestazione per iscritto del fatto che i ha dato causa e, di norma, non oltre il 30° giorno dal ricevimento delle giustificazioni.

Le sanzioni irrogabili, sono, a titolo esemplificativo, le seguenti:

  • ammonizione verbale;
  • ammonizione scritta;
  • multa non superiore all’importo di 4 ore di retribuzione;
  • sospensione dal lavoro e della retribuzione per un periodo non superiore a 10 giorni di effettivo lavoro;
  • licenziamento.

 

7.4 - Sanzioni disciplinari nei confronti dei dirigenti

In ossequio alla previsione di cui all’art. 6 comma 2 lett. e) del Decreto, gli enti devono introdurre un “sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello” da parte di soggetti “apicali”.

Più in generale, nei confronti dei dirigenti (compresi in particolare quelli apicali), pur non essendo disponibile a priori un sistema disciplinare ad hoc, la Società – in ossequio alla riconosciuta applicabilità dell’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori - può estendere il modello sanzionatorio sopra riportato per i dipendenti ai dirigenti, con i marginali adattamenti determinati dalla particolarità del rapporto dirigenziale.

Ferma quindi una eventuale azione risarcitoria da parte di  nei confronti del dirigente, in caso di illecito disciplinare le sanzioni applicabili, possono essere coerentemente individuate nelle seguenti:

  • rimprovero verbale;
  • ammonizione scritta;
  • multa non superiore a 10 ore di retribuzione;
  • sospensione dal lavoro e dalla retribuzione non superiore a 15 giorni;
  • licenziamento per mancanze con preavviso o senza, a seconda della gravità della violazione commessa.

Per la contestazione e l’irrogazione delle sanzioni ritenute opportune dalla società fiduciaria, dovrà essere applicata la procedura di cui al precedente paragrafo e comunque, dovranno essere applicati il secondo e terzo comma di cui all’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

Il sistema sanzionatorio per i dirigenti è reso conoscibile tramite affissione in apposito luogo visibile all’interno della società e tramite pubblicazione nell’intranet aziendale.

La competenza all’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti di coloro che ricoprono una posizione dirigenziale sarà affidata al Consiglio di Amministrazione.

 

7.5 - Misure e rimedi esperibili nei confronti del Consiglio di Amministrazione e dell’OdV

Per la stessa finalità di cui all’art. 6 comma 2 lett. e), anche nei confronti dei membri del Consiglio di Amministrazione della Società sono previste misure con espressa finalità sanzionatoria:

  • censura/richiamo formale;
  • misura pecuniaria da un minimo ad un massimo prestabilito, da devolversi, per esempio ad apposito fondo per la formazione del personale della società fiduciaria;
  • la sospensione, con proporzionale perdita degli emolumenti;
  • la revoca di deleghe operative, in particolare di quelle il cui (in)adempimento risulti (direttamente o indirettamente) connesso alla violazione in concreto accertata;
  • la revoca dalla carica.

 

La Società comunica formalmente le previsioni sanzionatorie individuate a carico degli amministratori, garantendo la massima conoscibilità ed accessibilità da parte di ognuno e applica le misure nel rispetto del contradditorio con il trasgressore.

La Società dovrà altresì stabilire le modalità e la competenza per l’applicazione delle misure nei confronti degli amministratori, ad esempio: la competenza per la censura/richiamo formale, la misura pecuniaria, la sospensione e la revoca di deleghe operative può essere attribuita all’Organo Amministrativo, con deliberazione presa a maggioranza dei suoi componenti e con astensione obbligatoria da parte del consigliere a carico del quale sia contestata la violazione; la competenza per la revoca dalla carica può essere attribuita all’Assemblea Ordinaria.

 

7.6 - Riflessi del sistema sanzionatorio sul sistema retributivo e premiale

Il sistema sanzionatorio e disciplinare determina riflessi anche in riferimento al sistema premiale eventualmente adottato dalla società. In tale ottica, l’eventuale riconoscimento di premi al raggiungimento di obiettivi di produzione deve ritenersi subordinato alla condizione essenziale di aver rispettato il principio di legalità nello svolgimento delle attività lavorative (o prestazionali), eseguite nell’interesse o a vantaggio della società, che hanno comportato il raggiungimento degli obiettivi. Ciò in quanto la Società ripudia comportamenti illeciti o scorretti da parte dei suoi preposti e non ne accetta né i rischi, né i benefici.

Laddove gli obiettivi siano stati raggiunti utilizzando mezzi illeciti o fraudolenti, i destinatari non avranno diritto ad alcun premio e, laddove lo stesso sia già stato erogato alla data in cui la società riceve notizia del comportamento deviante del destinatario, la Società potrà agire in giudizio per l’ingiustificato arricchimento del destinatario stesso.

Per tale scopo, l’eventuale sistema premiale dovrà essere formalizzato per iscritto, in particolare per quanto concerne obiettivi, corrispettivi e termini di pagamento e dovrà altresì prevedere espressamente il rispetto della legalità quale condizione necessaria per vedere riconosciuto il raggiungimento dell’obiettivo e il conseguente premio.

E’ inoltre suggeribile che il sistema premiale non preveda variabili per le funzioni preposte ai controlli, affinché mantengano inalterata la loro autonomia di valutazione e indipendenza di giudizio e che il sistema stesso preveda premi legati a fattori di conformità alle norme.

 

 

 


 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

PARTE SPECIALE A

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE A – LA STRUTTURA AZIENDALE E LA MATRICE DI RISCHIO REATO

 

1. Struttura della Società

 

Le considerazioni sulla struttura aziendale sono mirate a individuare e a valutare il processo di formazione della volontà sociale e i processi di verifica circa l’esecuzione delle decisioni prese.

La Gefit S.p.a opera nel settore industriale svolgendo la propria attività sia in Italia che all’estero.

In Italia, l'attività è articolata su due diversi stabilimenti, l'uno in Alessandria, Via De Negri n. 9, cap. 15121, (sede della divisione Automation) e l'altro in Fubine (AL), Strada per Felizzano n. 245, cap. 15043  (sede della divisione Moulds & Assembly).

All’estero, la Società opera come segue: Gefit Industrial Technologies con sede in Cina (divisione Automazione); Gefit North America con sede a Detroit (divisione Automazione e Moulds & Assembly); Geftech con sede in Ungheria (produzione e lavorazione di particolari meccanici); Gefit India Technologies con sede in India. Inoltre, la Società ha un ufficio commerciale in Russia, a Mosca e uno in Cina, a Pechino.

La Società ha per oggetto lo svolgimento dell’attività di progettazione, costruzione e di commercializzazione di linee di assemblaggio per il settore automotive e del bianco, e di macchine, stampi, impianti e tutti i loro componenti per i settori medicale, food & Beverage, elettronica, oltre ad ulteriori attività come risultanti dalla visura camerale (ALLEGATO 1) dall’atto costitutivo e dallo statuto (ALLEGATO 2).

 

1.1. Struttura di governance della società

La Società è organizzata secondo il modello organizzativo tradizionale con l’Assemblea dei soci, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale.

Il Consiglio di Amministrazione è composto da 5 membri, di cui il Presidente, il Vicepresidente, 2 Amministratori delegati e 1 Consigliere.

Vi sono inoltre 3 Procuratori.

L’attività di revisione contabile è affidata ad un Collegio Sindacale composto da 3 membri effettivi e 2 supplenti.

Vi è inoltre un Revisore legale che svolge la revisione legale dei conti.

 

 

2. Organi sociali

2.1. Assemblea dei soci

L’Assemblea dei soci è convocata a norma di legge dall’organo Amministrativo della Società per la trattazione degli argomenti di competenza, secondo quanto indicato nell’avviso di convocazione.

 

2.2. Consiglio di Amministrazione

Al Consiglio di Amministrazione fanno capo le funzioni e la responsabilità degli indirizzi strategici e organizzativi, nonché la verifica dell’esistenza dei controlli necessari per monitorare l’andamento della Società. Il Consiglio di Amministrazione è fornito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria della società, con facoltà di compiere tutti gli atti, anche di disposizione, ritenuti opportuni per la realizzazione dell’oggetto sociale, senza alcuna limitazione, salvo quanto per legge, non sia riservato alla competenza esclusiva dell'Assemblea dei soci. La rappresentanza della società spetta a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, escluso il Consigliere, in via disgiunta tra di loro. 

Il Consiglio di Amministrazione si compone di 5, di cui 1 Presidente, 1 Vicepresidente,  due Amministratori Delegati e 1 Consigliere.

Vi sono inoltre 3 procuratori dotati di specifiche cariche o qualifiche.

A. Presidente

Al Presidente sono stati conferiti tutti i poteri di ordinari e di straordinaria amministrazione di cui è investito il Consiglio di Amministrazione, nonché la rappresentanza legale della società di fronte a terzi ed in giudizio in ogni stato e grado di giurisdizione e la firma libera sociale. Al Presidente, fermi poteri e attribuzioni degli altri componenti dell’organo amministrativo,  sono riservati: la responsabilità e l’esecuzione delle pratiche e formalità inerenti la gestione fiscale e tributaria della società, nonché tutti gli adempimenti di natura valutaria essendo pertanto delegato a rappresentare la Società davanti a qualsiasi ufficio e organo dell’amministrazione, della giustizia finanziaria, tributaria, valutaria; i poteri e la responsabilità per quanto concerne sia la sicurezza e l’ambiente esterno relativamente a tutti gli immobili della Società, sia gli interventi innovativi strutturali che si rendessero necessari. Il Presidente riveste la qualità di “datore di lavoro” ex art. 2 D.Lgs. 81/2008, quale soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione degli stabilimenti della società, in quanto esercita i relativi poteri decisionali e di spesa senza alcun limite per quanto riguarda l’adempimento degli obblighi che il citato decreto pone a carico del “datore di lavoro”.

Il Presidente ha la facoltà di delegare, di volta in volta, a suoi preposti lo specifico svolgimento delle attività da effettuare.

  1. Vice Presidente, Amministratori Delegati e Consigliere di amministrazione

Il Vice Presidente, gli Amministratori Delegati e il Consigliere di amministrazione hanno i poteri di seguito elencati, oltre ad altri indicati nella visura camerale e nel verbale del Consiglio di Amministrazione di attribuzione dei poteri (ALLEGATO 3).

Il Vice Presidente e gli Amministratori Delegati hanno i poteri necessari, da esercitarsi a firma singola, per compiere tutti gli atti pertinenti all’attività sociale, ad esclusione dei poteri espressamente indicati, come risultanti da visura.

Sono compresi i poteri di rappresentare la Società nei rapporti con la pubblica amministrazione italiana ed estera e firmare atti relativi ad imposte, tasse e tributi; il potere di effettuare depositi presso la Cassa dei depositi e prestiti e la Tesoreria e di rappresentare la società nelle operazioni in tali sedi; il potere di riscuotere somme e titoli di credito di qualsiasi specie dovuti alla Società; il potere di compiere pratiche, formalità e atti necessari per conseguire e conservare la protezione di brevetti, modelli, disegni e marchi con la più ampia facoltà di stendere e firmare qualsiasi atto o documento relativo; stipulare contratti per acquisizioni e cessioni di brevetti, licenze, Know-how e contratti di consulenza tecnica, nonché compiere ogni atto necessario per la tutela di tali diritti; il potere di transigere, definire, conciliare liti e controversie di valore non superiore a euro 75.000,00.

I predetti soggetti rappresentano la società nelle procedure di fallimento e di liquidazione coatta amministrativa, avanti le Commissioni Tributarie di qualsiasi grado.

Hanno il potere di assumere il personale di manodopera ed impiegatizio, fissarne le retribuzioni, trasferirlo, sospenderlo o licenziarlo e rappresentano la Società nelle controversie di lavoro dinnanzi all’autorità giudiziaria civile, penale e amministrativa.

Il Consigliere di amministrazione ha il potere di assumere ed amministrare, fissando mansioni e retribuzioni, trasferire, sospendere o licenziare il personale di manodopera ed impiegatizio, escluso il livello dirigenziale. Esercita il potere di stipula dei contratti di lavoro a tempo parziale, di negoziazione con le organizzazioni sindacali, il potere di stipula contrattuale in alcuni ambiti ed entro il limite di 50.000 € per ogni contratto.

  1. Procuratori

I procuratori hanno i poteri che si rinvengono in visura camerale.

Tra i vari poteri si evidenzia che il Procuratore, per lo stabilimento di Alessandria, e il Procuratore, per lo stabilimento di Fubine, esercitano tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo per lo svolgimento delle funzioni attinenti all’organizzazione tecnica e produttiva aziendale inclusa la realizzazione di programmi di intervento finalizzati alla tutela della salute dei lavoratori e dell’igiene del lavoro e al miglioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, nonché al rispetto della normativa in materia di inquinamento dell’aria, acqua e suolo e di smaltimento dei rifiuti e comunque al rispetto del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e, in generale, per l’adempimento degli obblighi tutti previsti dal D.Lgs9   aprile 2008 n. 81, rimanendo esclusi solo quelli non delegabili ex art. 17 D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81. del 2008. Essi sono dotati dell’autonoma di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni conferite ed esercitano alcuni poteri di stipula contrattuale secondo limiti fissati.

Esercitano i poteri di assumere ed amministrare il personale dell’azienda, escluso il livello dirigenziale, fissarne mansioni e retribuzioni, trasferirlo, sospenderlo.

 Procuratori hanno il potere di attribuire a singoli preposti compiti connessi al rispetto della normativa in materia ambientale.

Un Procuratore esercita i poteri attribuiti esclusivamente per la Russia e limitatamente agli atti ed operazioni espressamente indicati nella visura.

 

  1. Collegio Sindacale

La società è dotata di un Collegio Sindacale composto da tre membri in carica e due membri supplenti.

 

2.4. Revisore Legale

La società è dotata di un Revisore Legale che svolge la funzione di revisione dei conti.

 

 

  1. La struttura organizzativa e funzionale della Società

La struttura organizzativa e funzionale della Società consente di gestire in modo centralizzato le attività strategiche e le politiche di gestione della Società stessa, come risulta dagli organigrammi (ALLEGATO 4). In particolare, le principali aree di attività (nel prosieguo anche dette “funzioni”) risultano suddivise come segue:

 

Funzioni Centralizzate presso Headquarter di Alessandria:

  • Amministrazione;
  • Human Resources;
  • Qualità;
  • Information Technology;

 

Funzioni precipue della divisione Automation:

  • Direzione Automation;
  • Vendite e Marketing;
  • Acquisti;
  • Progettazione software, elettrica e meccanica;
  • Produzione;
  • HSE (Sicurezza lavoro e ambiente);

 

Funzioni precipue della divisione Moulds&Assembly:

  • Direzione Moulds&Assembly;
  • Vendite e Marketing;
  • Acquisti;
  • Progettazione software, elettrica e meccanica;
  • Produzione;
  • HSE (Sicurezza lavoro e ambiente);

 

Per ogni area segue descrizione sintetica attività principali svolte.

  1. Direzione amministrazione e controllo (Administration)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Pianificazione e supervisione di tutte le operazioni finanziarie della Società;
  • Coordinamento e analisi delle performances finanziarie e report al Consiglio di Amministrazione;
  • Rispetto delle policies e delle procedure contabili e amministrative del Gruppo nella gestione contabile e redazione del bilancio civilistico annuale;
  • Produzione delle previsioni di breve e lungo periodo delle performances finanziarie;
  • Supervisione delle attività in ambito fiscale e coordinamento delle relazioni con gli organi societari delle altre società del Gruppo;
  • Supervisione delle relazioni con i dipendenti (policies relative alle assunzioni e ai licenziamenti) e del rispetto di qualunque altra policy di Gruppo.

 

  1. Risorse Umane (Human Resources)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Predisposizione cedolini e buste paga mensili
  • Supervisione di tutte le operazioni collegate alla gestione delle risorse umane della Società;
  • Diffusione e verifica del rispetto delle policies e delle procedure del Gruppo nella gestione delle risorse umane;
  • Interfaccia con organi esterni per quanto di competenza

 

  1. Quality assurance (Quality)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Risponde del Sistema di Gestione della Qualità;
  • Risponde delle Certificazioni di sistema e di prodotto e gestisce i rapporti con gli enti certificatori;
  • Sviluppa e diffonde le regole e la documentazione per mantenere la conformità dei prodotti alle specifiche e alla normativa;
  • Forma ed informa il personale in merito agli strumenti della qualità che l’organizzazione decide di adottare;
  • Definisce i controlli di prodotto, in linea e fuori linea, necessari per il mantenimento dello standard qualitativo richiesto;
  • Organizza la raccolta di tutte le verifiche e misurazioni di qualità interne e le utilizza per il controllo statistico di processo;
  • Supporta l’R&D e l’Ufficio Tecnico per l’esecuzione dei test su novità (o modifiche) di prodotti e materiali;
  • Organizza gli audit interni per verificare che tutte le attività dell’organizzazione avvengano in conformità a quanto descritto nella documentazione di sistema;
  • Organizza gli audit esterni a fornitori per verificare la rispondenza dei loro processi alle regole del nostro Sistema Qualità;
  • Rapporti con i clienti per la gestione dei reclami e degli audit e verifica l’applicazione delle azioni correttive interne;
  • Monitora i costi della “non-qualità” e promuove azioni per la loro riduzione;
  • Responsabilità del team multidisciplinare per la qualità e la sicurezza del prodotto.

 

  1. Information technology (IT)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Guida, coordinamento e controllo delle persone incaricate alla gestione del servizio, programmandone le attività, nel rispetto delle scadenze prefissate e delle direttive aziendali;

 

  1. Direzione operativa (Divisionale)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • assicurare la redditività e lo sviluppo della Società attraverso l’implementazione degli obiettivi e delle strategie aziendali, nonché l'impiego ottimale delle risorse finanziarie, umane e tecniche esistenti;
  • valutare le performance dei responsabili delle diverse funzioni aziendali;
  • supportare i responsabili dei dipartimenti aziendali nella fase di definizione dei piani operativi;
  • individuare e gestire le variabili critiche del settore, controllare l'andamento economico della gestione e individuare le cause di eventuali scostamenti e attuare gli opportuni correttivi;
  • intraprendere le azioni necessarie a migliorare l'efficienza della società in generale in relazione agli obiettivi aziendali;
  • definire e assicurare l'attuazione di una adeguata politica sindacale, realizzare una politica di gestione del personale che assicuri alla risorsa aziendale un programmato sviluppo e un adeguato livello di motivazione e incentivazione nonché il perseguimento di risultati in linea con le esigenze della società;
  • determinare le politiche e strategie comuni alla Società nell'ambito della comunicazione, gestione delle risorse umane, protezione e sicurezza;
  • sottoporre al Consiglio di Amministrazione proposte riguardanti lo sviluppo della società;
  • verificare che la società tragga il massimo profitto dagli investimenti effettuati;
  • coordinare gli interventi aziendali in materia di beni e servizi, perseguendo l'obiettivo di migliorare le condizioni contrattuali;
  • riferire l'analisi dei risultati economici e gestionali dello stabilimento.

 

  1. Vendite e Marketing

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Attività di marketing per ricerca e analisi di nuovi prodotti;
  • Ricerca di nuovi clienti attraverso visite specifiche o Fiere di settore;
  • Controllo degli ordini in arrivo con verifica dei prezzi e accordi Commerciali concordati;
  • Realizzazione dei budget di vendita con stesura di piani a medio e lungo termine.

 

  1. Acquisti

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Verifica ed archiviazione degli ordini;
  • Emissione degli ordini di acquisto;
  • Qualificazione inziale dei fornitori;
  • Valutazioni periodiche dei fornitori;
  • Partecipazione al team multidisciplinare per la qualità e la sicurezza del prodotto.

 

  1. Progettazione (engineering)

L’ufficio è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Gestione dei progetti tecnici inerenti macchinari, impianti, stampi;
  • Supervisione reparto Ricerca & Sviluppo;
  • Analisi e studio delle richieste di nuovi clienti e proposta di soluzione innovative.

 

  1. Produzione (Operations)

L’ente è preposto alle seguenti attività, indicate in via meramente esemplificativa:

  • Sviluppare un’appropriata organizzazione dei reparti produttivi in linea con il budget e le linee strategiche;
  • Realizzare i macchinari e gli stampi conformemente alle specifiche ed ai progetti forniti dagli Uffici tecnici interni
  • Coordinare ed organizzare i responsabili dei vari reparti;
  • Monitorare e migliorare i KPI dei reparti produttivi al fine di garantire il raggiungimento dei targets annuali;
  • Supportare la Direzione nel definire e migliorare i targets annuali dei KPI;
  • Cooperare con le altre funzioni, per miglioramenti tecnici nei vari reparti;
  • Garantire il rispetto degli standards di qualità nei processi produttivi;
  • Definire e garantire, in cooperazione con le altre funzioni, appropriati programmi di manutenzione per le linee produttive in accordo con le tempistiche di budget e i limiti di spesa;
  • Supervisionare e garantire processi produttivi e procedure in accordo con le regole di sicurezza, con gli aspetti legislativi, di sviluppo, dove e quando necessario, appropriati metodi di lavoro e procedure;
  • Definire in cooperazione con le altre funzioni, programmi di miglioramento e azioni correttive in seguito a reclami;
  • Fornire regolari reports sulle performances dei reparti produttivi e sulle principali problematiche;
  • Garantire la produzione di beni secondo standards e tempistiche richieste;
  • Gestione e verifica dei costi relativi alla manutenzione;
  • Coordinamento e supervisione delle attività di manutenzione elettrica e meccanica;
  • Gestione, emissione ed archiviazione dei documenti destinati alla pianificazione degli interventi di manutenzione (ordinaria, programmata, preventiva, emergenza) di macchinari ed impianti.

 

  1. Sicurezza lavoro e ambiente (HSE)

La funzione, alle dirette dipendenze e sotto la responsabilità di Operations, è incaricata degli adempimenti finalizzati alla definizione delle seguenti attività:

  • Individuazione e valutazione dei fattori di rischio sul lavoro, nonché individuazione delle misure (collettive ed individuali) per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro;
  • Elaborazione di misure preventive e protettive in materia di sicurezza e salubrità sul lavoro e adozione di sistemi di controllo di tali misure;
  • Elaborazione di procedure/istruzioni di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • Organizzazione di piani di emergenza ed evacuazione;
  • Organizzazione dei programmi di formazione, informazione e addestramento dei lavoratori;
  • Gestione degli infortuni;
  • Partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza;
  • Gestione e archiviazione di tutta la documentazione inerente la sicurezza;
  • Collaborazione con RLS e MC. Organizzazione degli accertamenti aziendali;
  • Collaborazione con enti esterni (Unione Industriali, ASL, INAIL, ditte di consulenza, ditte specializzate per la sorveglianza e le misurazioni, etc..).
  • Intervento in caso di situazioni anomale e risoluzione, attraverso il coinvolgimento dei propri operatori, dei casi più complessi che si presentano in relazione a particolari esigenze aziendali;
  • Mantenimento dei contatti con i fornitori, gestione delle scelte relative agli acquisti di SW e HW;
  • Cura della gestione e dello stato di avanzamento delle procedure informatiche aziendali;
  • Garanzia dello sviluppo dei nuovi sistemi informativi, dell’aggiornamento e della manutenzione di quelli esistenti, nel rispetto dei piani approvati e delle priorità definite.

 

4. Matrice di rischio/reato

La sopra estesa descrizione della struttura aziendale consente di riassumere, in sintesi, i reati astrattamente applicabili, le attività a maggiore rischio di loro commissione, le funzioni coinvolte e i presidi adottati dalla Società per eliminare o ridurre il c.d. "rischio/reato". Di seguito è redatta la relativa matrice.

 

 

A. Rischio/Reato

B. Attività sensibile

C. Area Aziendale

D. Presidi

 

 

1

 

 

Reati vs. la PA, artt. 24 e 25

 

Rapporti con le Istituzioni e le Autorità di Vigilanza;

Presentazione d’istanze alla P.A. al fine di ottenere il rilascio di un atto o provvedimento amministrativo di interesse aziendale;

Gestione dei provvedimenti autorizzativi;

Partecipazione a procedure per l’ottenimento di erogazioni, contributi o finanziamenti da parte di organismi pubblici;

Gestione delle ispezioni;

Gestione degli adempimenti fiscali/tributari e degli adempimenti/comunicazioni con gli Enti Pubblici in materia di lavoro e previdenza.

 

 

Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Amministrazione, Vendite, Acquisti, Qualità, Risorse umane, HSE, HS, Produzione.

 

 

Parte Speciale B

 

 

2

 

 

 

Reati "societari" e corruzione tra privati, art. 25ter

 

Comunicazioni esterne;

documentazione a supporto delle riunioni del CDA e relative verbalizzazioni;

formazione del bilancio;

controlli del Collegio sindacale e del Revisore legale dei conti;

operazioni sul capitale;

documentazione a supporto dell’Assemblea e relative verbalizzazioni;

gestione del ciclo attivo;

gestione del ciclo passivo;

gestione dei flussi finanziari;

corruzione tra privati.

 

 

Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Amministrazione, Produzione, Acquisti, Vendite.

 

 

 

Parte Speciale C

 

 

3

 

Reati di ricettazione riciclaggio, impiego di denaro d‘illecita provenienza e autoriciclaggio, art. 25octies

 

Gestione degli aspetti amministrativi finanziari; 


gestione degli aspetti commerciali; 


gestione degli acquisti e del rapporto con i fornitori; 


gestione degli incarichi per consulenze, prestazioni professionali e contratti di intermediazione; 


gestione dei flussi di capitali in entrata; 


gestione della fatturazione attiva e passiva; 


gestione delle operazioni societarie; 


gestione degli adempimenti fiscali/tributari e delle relative dichiarazioni; 


gestione degli adempimenti doganali; 


gestione del processo di investimento. 


 

 

Amministrazione, Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Acquisti, Vendite

 

 

Parte Speciale D

 

4

Omicidio/lesioni colpose art. 25septies

Tutte le attività

Tutte le funzioni

Parte Speciale E

 

5

Reati "ambientali", art. 25undecies

gestione delle autorizzazioni in materia ambientale;

gestione dei controlli e delle scadenze

gestione dei rifiuti (registri e FIR);

analisi e controlli delle emissioni

 

Tutte le Funzioni, ad eccezione della funzione HR

Parte Speciale F

 

 

6

Reati d’impiego di cittadini extracomunitari irregolari (art. 25-duodecies) e delitto di sfruttamento della manodopera (art. 25-quinquies).

 

Gestione dei rapporti con fornitori o partner che utilizzano personale d’opera non qualificato proveniente da Paesi extracomunitari; 


attività di ricerca, selezione e assunzione di risorse umane; 


gestione dei rapporti con i fornitori in materia di gestione delle risorse umane.

 

Amministrazione; HR; HSE.

 

 

Parte Speciale G

 

 

7

 

Delitti "informatici", art. 24-bis

 

Gestione degli strumenti informatici;

Gestione dei dati di dipendenti e terzi

 

IT; Amministrazione; HR; Produzione; Progettazione.

 

 

Parte Speciale H

 

8

Reati contro l'industria e il commercio, art. 25-bis.1

 

Progettazione e produzione industriale di beni;

gestione dei rapporti con i concorrenti nell’esercizio di attività industriale; 


fabbricazione e commercio di prodotti coperti da titoli di proprietà industriale; 


vendita o messa in circolazione di opere dell’ingegno o prodotti industriali.

 

 

Acquisti; Progettazione; Qualità.

Parte Speciale I

 

9

Reati "transnazionali", L. 146/2006

Attività di cui ai nn. 3 e 6, commessi in più di uno Stato

Vd. C3 e C6

Parte Speciale L

 

 


 

 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

 

MOGC

Parte Speciale

B

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE B – I REATI NEI RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

  1. Premessa

La presente Parte Speciale si riferisce a comportamenti posti in essere dai Destinatari del Modello, così come definiti nella Parte Generale, coinvolti nelle attività Sensibili relative a condotte che possono integrare i Reati nei rapporti con la P.A. previsti dagli artt. 24 e 25 del Decreto.

Obiettivo della presente Parte Speciale è che tutti i Destinatari adottino regole di condotta conformi a quanto prescritto dalla stessa, al fine di prevenire il verificarsi dei Reati in essa considerati.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • indicare le regole che i Destinatari sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • fornire all’OdV gli strumenti esecutivi per esercitare le attività di controllo e verifica.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati nei rapporti con la P.A.

Ai fini della presente trattazione con l’espressione “Pubblica Amministrazione” (PA) s’intende quel complesso di autorità, di organi e di agenti cui l’ordinamento affida la cura degli interessi pubblici che vengono individuati:

  • nelle istituzioni pubbliche nazionali, comunitarie e internazionali intese come strutture organizzative aventi il compito di perseguire con strumenti giuridici gli interessi della collettività; tale funzione pubblica qualifica l’attività svolta anche dai membri della Commissione della Comunità europea, del Parlamento europeo, della Corte di Giustizia e della Corte dei Conti della Comunità europea;
  • nei pubblici ufficiali che a prescindere da un rapporto di dipendenza dallo Stato o da altro Ente Pubblico esercitano una funzione pubblica legislativa, giudiziaria o amministrativa;
  • negli incaricati di pubbliche funzioni o servizi che svolgono un’attività riconosciuta come funzionale ad uno specifico interesse pubblico, caratterizzata quanto al contenuto, dalla mancanza dei poteri autorizzativi e certificativi propri della pubblica funzione, con la quale è solo in rapporto di accessorietà o complementarietà.

Qualora nello svolgimento della propria attività, dovessero sorgere problematiche interpretative sulla qualifica (pubblica o privata) dell’interlocutore, ciascuno dei Destinatari dovrà rivolgersi all’OdV per i chiarimenti opportuni.

Le fattispecie di reato di cui alla presente sezione, per una più agevole lettura ed interpretazione, sono raggruppabili come segue:

 

  1. Reati correlati a erogazioni dello Stato o di altri enti pubblici
  • Malversazioni a danno dello Stato o di altri enti pubblici (art. 316-bis C.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto, estraneo alla Pubblica Amministrazione, dopo aver ottenuto dallo Stato o da altro Ente Pubblico (Regione, Provincia, Comune) o dalla Comunità Europea contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere o allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina o non li utilizza secondo le predette finalità.

Tenuto conto che il momento in cui si è consumato il reato coincide con la fase esecutiva, il reato stesso può configurarsi anche con riferimento a finanziamenti già ottenuti in passato che ora non vengano destinati alle finalità per cui erano stati erogati.

  • Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o dell’U.E. (art. 316-ter C.p.).

Tale ipotesi di reato si configura nei casi in cui chiunque, mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per se o per altri contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo concessi o erogati dallo Stato, da altri Enti Pubblici o dalla Comunità Europea.

In questo caso, non rilevando l’uso fatto delle erogazioni, il reato viene a realizzarsi nel momento dell’ottenimento dei finanziamenti.

Tale ipotesi di reato è residuale rispetto alla fattispecie della truffa in danno dello Stato, nel senso che si configura solo nei casi in cui la condotta non integri gli estremi della truffa ai danni dello Stato.

  • Truffa in danno dello Stato o di altro Ente Pubblico (artt. 640 Cp).

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui, per realizzare un ingiusto profitto, siano posti in essere degli artifici o raggiri tali da indurre in errore e da arrecare un danno allo Stato (o ad altro Ente Pubblico).

Tale reato può realizzarsi, ad esempio, nel caso in cui, nella predisposizione di documenti o dati per la partecipazione a procedure di gara, si forniscano dolosamente alla Pubblica Amministrazione informazioni non veritiere.

  • Truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (artt. 640-bis Cp).

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui la truffa sia posta in essere per conseguire indebitamente erogazioni pubbliche.

Tale fattispecie può realizzarsi nel caso in cui si pongano in essere raggiri o artifici, ad esempio comunicando dati non veri o predisponendo una documentazione falsa, per ottenere finanziamenti pubblici.

  • Frode informatica in danno dello Stato o di altro Ente Pubblico(art. 640-ter Cp).

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui, alterando le modalità di funzionamento di un sistema informatico o telematico, o manipolando i dati in esso contenuti, si ottenga un ingiusto profitto, arrecando danni allo Stato o ad altri Enti Pubblici.

Potrà realizzarsi il reato in esame qualora, ad esempio, una volta ottenuto l’accesso ad un finanziamento, venisse violato il sistema informatico al fine di inserire un importo relativo ai finanziamenti superiore a quello ottenibile legittimamente.

 

 

  1. Reati configurabili nei rapporti con la P.A. o con incaricati di Pubblico servizio
  • Concussione (art. 317 c.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua posizione, costringa taluno a procurare a sé o ad altri denaro o altre utilità non dovute.

Tale forma di reato potrebbe configurarsi, nell’ambito di applicazione del Decreto, nell’ipotesi in cui un dipendente concorra nel reato del pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio, il quale, approfittando di tale qualità, richieda a terzi prestazioni non dovute (sempre che da tale comportamento ne derivi, in qualche modo, un vantaggio per la Società).

  • Corruzione per un atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio (artt. 318-319 c.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale riceva, per sé o per altri, denaro o vantaggi per compiere, omettere o ritardare atti del suo ufficio (determinando un vantaggio in favore dell’offerente).

L’attività del pubblico ufficiale potrà estrinsecarsi sia in un atto dovuto (ad esempio velocizzare una pratica la cui evasione è di propria competenza), sia in un atto contrario ai suoi doveri (ad esempio: garantire l’aggiudicazione di una gara).

  • Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui, in presenza di un comportamento finalizzato alla corruzione, il pubblico ufficiale rifiuti l’offerta illecitamente proposta.

  • Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui la Società sia parte di un procedimento giudiziario e, al fine di ottenere un vantaggio nel procedimento stesso, corrompa un pubblico ufficiale (magistrato, cancelliere, altro funzionario pubblico).

  • Induzione indebita a dare e promettere utilità (art. 319 quater)

Tale ipotesi si configura nel caso in cui il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, induca taluno a dare o promettere indebitamente a sé o ad altri denaro o altre utilità.

È prevista una pena anche per chi dà o promette al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio il denaro o altra utilità.

  • Pene per il corruttore (art. 321 cp)

Le pene previste per i reati di:

  • corruzione di pubblico ufficiale (art. 318 cp);
  • corruzione di pubblico ufficiale per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 cp);
  • corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter cp);
  • corruzione di persona incaricata di pubblico ufficio (art. 320 cp);

si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio il denaro o altra utilità.

 

  • Traffico di influenze illecite (c.p. art. 346-bis c.p.)

Tale reato di configura nel caso in cui un soggetto, sfruttando o vantando relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti di cui all'articolo 322-bis (membri delle istituzioni comunitari, funzionari comunitari e di Stati membri dell’UE, ecc), indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione illecita verso i predetti soggetti, ovvero per remunerarli in relazione all'esercizio delle loro  funzioni o poteri. È prevista la stessa pena per chi indebitamente dà o promette denaro o altra utilità.

 

 

  1. La Pubblica Amministrazione

Segue ai successivi paragrafi un elenco esemplificativo di quei soggetti qualificati come “soggetti attivi” nei reati rilevanti ai fini del Decreto, ovvero di quei soggetti la cui qualifica è necessaria ad integrare fattispecie criminose nello stesso previste.

 

  1. Enti della pubblica amministrazione

Agli effetti della legge penale, viene comunemente considerato come “Ente della pubblica amministrazione” qualsiasi persona giuridica che abbia in cura interessi pubblici e che svolga attività legislativa, giurisdizionale o amministrativa in forza di norme di diritto pubblico e di atti autoritativi.

Sebbene non esista nel codice penale una definizione di pubblica amministrazione, in base a quanto stabilito nella Relazione Ministeriale al codice stesso ed in relazione ai reati in esso previsti, sono ritenuti appartenere alla pubblica amministrazione quegli enti che svolgano “tutte le attività dello Stato e degli altri enti pubblici”.

Nel tentativo di formulare una preliminare classificazione di soggetti giuridici appartenenti a tale categoria è possibile richiamare, da ultimo, l’art. 1, comma 2, D.lgs. 165/2001 in tema di ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, il quale definisce come amministrazioni pubbliche tutte le amministrazioni dello Stato.

Si riepilogano qui di seguito i caratteri distintivi degli enti della Pubblica Amministrazione.

  • Ente della Pubblica Amministrazione

Qualsiasi ente che abbia in cura interessi pubblici e che svolga attività legislativa, giurisdizionale o amministrativa in forza di norme di diritto pubblico e di atti autoritativi.

  • Pubblica Amministrazione (PA)

Tutte le attività dello Stato e degli altri enti pubblici[18].

Non tutte le persone fisiche che agiscono nella sfera e in relazione ai suddetti enti siano soggetti nei confronti dei quali (o ad opera dei quali) si perfezionano le fattispecie criminose del Decreto.

In particolare le figure che assumono rilevanza a tal fine sono soltanto quelle dei “Pubblici Ufficiali” e degli “Incaricati di Pubblico Servizio”.

 

  1. Pubblici Ufficiali

Ai sensi dell’art. 357, primo comma, codice penale, è considerato pubblico ufficiale “agli effetti della legge penale” colui il quale esercita “una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”.

Il secondo comma si preoccupa poi di definire la nozione di “pubblica funzione amministrativa”. Non si è compiuta invece un’analoga attività definitoria per precisare la nozione di “funzione legislativa” e “funzione giudiziaria” in quanto la individuazione dei soggetti che rispettivamente le esercitano non ha di solito dato luogo a particolari problemi o difficoltà.

Pertanto, il secondo comma dell’articolo in esame precisa che, agli effetti della legge penale “è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi”.

In altre parole, è definita pubblica la funzione amministrativa disciplinata da “norme di diritto pubblico”, ossia da quelle norme volte al perseguimento di uno scopo pubblico ed alla tutela di un interesse pubblico e, come tali, contrapposte alle norme di diritto privato[19].

A titolo esemplificativo, sono pubblici ufficiali: il Giudice, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Sindaco, il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia, il Notaio, gli Organi di Polizia, l’ufficiale della Guardia di Finanza quando opera con poteri autoritativi, il medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, il Direttore di Banca, ecc..

 

  1. Incaricati di un pubblico servizio

La definizione della categoria di “soggetti incaricati di un pubblico servizio” non è allo stato concorde in dottrina così come in giurisprudenza. Volendo meglio puntualizzare tale categoria di “soggetti incaricati di un pubblico servizio”, è necessario far riferimento alla definizione fornita dal codice penale e alle interpretazioni emerse a seguito dell’applicazione pratica. In particolare, l’art. 358 c.p. recita che “sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio”.

Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

Il “servizio”, affinché possa definirsi pubblico, deve essere disciplinato –così come la “pubblica funzione” - da norme di diritto pubblico tuttavia senza poteri di natura certificativa, autorizzativa e deliberativa propri della pubblica funzione.

La legge inoltre precisa che non può mai costituire “servizio pubblico” lo svolgimento di “semplici mansioni di ordine” né la “prestazione di opera meramente materiale”.

La giurisprudenza ha individuato una serie di “indici rivelatori” del carattere pubblicistico dell’ente, per i quali è emblematica la casistica in tema di società per azioni a partecipazione pubblica. In particolare, si fa riferimento ai seguenti indici:

  1. la sottoposizione ad un’attività di controllo e di indirizzo a fini sociali, nonché ad un potere di nomina e revoca degli amministratori da parte dello Stato o di altri enti pubblici;
  2. la presenza di una convenzione e/o concessione con la pubblica amministrazione;
  3. l’apporto finanziario da parte dello Stato;
  4. la presenza dell’interesse pubblico in seno all’attività economica.

Sulla base di quando sopra riportato, l’elemento discriminante per indicare se un soggetto rivesta o meno la qualità di “incaricato di un pubblico servizio” è rappresentato, non dalla natura giuridica assunta o detenuta dall’ente, ma dalle funzioni affidate al soggetto le quali devono consistere nella cura di interessi pubblici o nel soddisfacimento di bisogni di interesse generale[20].

A titolo esemplificativo, è incaricato di pubblico servizio: la Guardia giurata, l’impiegato presso il centro operativo INPS; l’operatore motoristico-meccanico impiegato alla motorizzazione provinciale; l’impiegato allo sportello delle Poste Italiane, ecc.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

Le principali attività sensibili che la Società ha individuato al proprio interno sono le seguenti:

  • Rapporti con le Istituzioni e le Autorità di Vigilanza;
  • Presentazione di istanze alla P.A. al fine di ottenere il rilascio di un atto o provvedimento amministrativo di interesse aziendale;
  • Gestione dei provvedimenti autorizzativi.
  • Partecipazione a procedure per l’ottenimento di erogazioni, contributi o finanziamenti da parte di organismi pubblici;
  • Gestione delle ispezioni;
  • Gestione degli adempimenti fiscali/tributari e degli adempimenti/comunicazioni con gli Enti Pubblici in materia di lavoro e previdenza.

 

Le principali aree sensibili sono state individuate a seguito della disamina della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello (ALLEGATO 5).

Dalla rilevazione è emerso che:

 

1. La Società opera con clienti privati per cui non è fornitrice della P.A. o di società appartenenti alla sfera del diritto pubblico;

2. La Società pertanto non partecipa a procedure di gara/negoziazione indette dalla P.A. per quanto riguarda la propria attività caratteristica;

3. La Società ha richiesto ed ottenuto contributi “pubblici” per le seguenti attività:

a) smaltimento copertura in amianto dello stabilimento di Alessandria nell’anno 2016 (fondi INAIL).

4. La Società richiede licenze/autorizzazioni di tipo gestionale; in particolar modo le varie Direzioni di stabilimento sono state coinvolte per la richiesta ed ottenimento dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) e del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI);

5. I rapporti con uffici e/o personale della Pubblica Amministrazione coinvolge parte delle funzioni aziendali e più precisamente (i) l’area amministrazione (Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza), (ii) la Direzione Risorse Umane (ispezioni Inail, Dipartimento del lavoro, INPS), (iii) le Direzioni di stabilimento (ASL, ARPA, Vigili del Fuoco, Comuni, Provincie, Regioni).

Pertanto, la Società ha individuato le seguenti attività sensibili:            

Le aree sensibili individuate dalla Società risultano essere: Amministrazione, Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Vendite, Acquisti, Qualità, Risorse umane, HSE, HS, Produzione.

 

I reati ipotizzabili, oggetto della presente Parte Speciale, individuati dalla Società sono i seguenti:

 

A) Reati correlati ad erogazioni dello Stato o di altri Enti Pubblici

La Società svolge l’attività di progettazione, costruzione e di commercializzazione di linee di assemblaggio per il settore automotive e del bianco, e di macchine, stampi, impianti e tutti i loro componenti per i settori medicale, food & Beverage, elettronica e, data la peculiare attività svolta, non intrattiene abitualmente rapporti con lo Stato, enti pubblici italiani o appartenenti alla Comunità europea, al fine di conseguire erogazioni e/o finanziamenti di attività.

Tuttavia è possibile che vengano richieste erogazioni e finanziamenti allo Stato o enti pubblici, in tali casi la Società è tenuta a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento delle presente parte speciale e le procedure specifiche di cui è dotata, oltre alle regole di comportamento e alle procedure esposte nei successivi paragrafi.

 

B) Reati configurabili nei rapporti con la P.A. o con incaricati di Pubblico servizio

La Società, pur non essendo fornitrice di enti pubblici, né operando in regime di concessione o licenza da parte di enti pubblici, ha tuttavia numerosi rapporti con la P.A., quali ad esempio:

  • rilascio di provvedimenti amministrativi necessari per lo svolgimento di talune attività ricomprese nell’oggetto sociale;
  • richieste di autorizzazioni relative al capannone e alle attrezzature industriali;
  • gestione del patrimonio immobiliare;
  • gestione di ispezioni delle Autorità fiscali, degli Ispettorati inerenti l’igiene, la sicurezza, l’ambiente, il lavoro o la previdenza;
  • le gestione dei ricorsi in sede amministrativa, giudiziaria o tributaria;
  • la gestione delle infrazioni alla normativa vigente.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche esposte nel successivo paragrafo.

 

La Società deve attenersi alle seguenti regole di comportamento.

I rapporti con la P.A. devono essere tenuti da ciascun Destinatario ispirandosi ai principi di lealtà, correttezza e trasparenza. I rapporti con la P.A. non possono in alcun modo compromettere l’integrità o la reputazione di entrambe le parti.

I Destinatari devono astenersi da qualsiasi situazione di possibile conflitto di interessi. I Destinatari devono evitare di porre in essere comportamenti contrari alla legge, ed in particolare tali da determinare le fattispecie di reato di cui alla presente Parte Speciale.

Si rinvia al Codice etico per quanto riguarda, in particolare, i comportamenti che i Destinatari devono tenere nei rapporti con la P.A.

Ai fini dell’attuazione dei comportamenti di cui sopra, la Funzione aziendale che, per ragione del proprio incarico o della propria funzione o mandato, interagisce con la P.A. deve:

  • individuare all’interno della P.A. il funzionario che, in ragione del proprio incarico specifico, è il soggetto a cui rivolgersi;
  • documentare, quanto più possibile, in forma scritta i rapporti con il soggetto così individuato;
  • redigere in forma scritta tutti i contratti, nonché gli incarichi conferiti ai Collaboratori;
  • astenersi dall’utilizzo di eventuali percorsi, comunque leciti, privilegiati o conoscenze specifiche acquisite, anche al di fuori della propria realtà professionale;
  • informare periodicamente, l’OdV dell’attività svolta.

Ove il rapporto con la P.A. sia intrattenuto da un soggetto aziendale privo di poteri o deleghe specifiche, è fatto obbligo per quest’ultimo di:

  • relazionare con tempestività e compiutezza il proprio responsabile sui singoli avanzamenti del procedimento;
  • comunicare, senza ritardo, al proprio responsabile eventuali comportamenti della controparte pubblica rivolti ad ottenere favori, elargizioni illecite di danaro od altre utilità, anche nei confronti di terzi.

Tutte le condotte ritenute rilevanti ai fini dei Reati in argomento, riferite ai Responsabili di Funzione, possono, sempre in linea teorica, essere riferite alla funzione in oggetto, Manager di primo livello o ai collaboratori esterni (consulenti e professionisti).

 

 

  1. Procedure specifiche

Ai fini dell’applicazione delle regole e per contenere il rischio di commissione dei Reati considerati nella presente sezione, devono rispettarsi le procedure nel seguito descritte, oltre a quelle specifiche già esistenti in Società.

  • tutti i Dipendenti che intrattengono rapporti con le Istituzioni, Autorità di Vigilanza e di controllo sono tenuti, oltre che rispettare tutti i principi e le regole indicate nel presente Modello e nel Codice etico della Società, a predisporre una descrizione delle Operazioni sensibili svolte;
  • di qualunque criticità o conflitto di interesse sorga nell’ambito del rapporto con la P.A. deve esserne informato l’OdV con nota scritta, anche anonima;
  • nessun pagamento può essere effettuato in contanti, salvo specifica autorizzazione da parte della Funzione finanziaria e in ogni caso entro i limiti di legge consentiti;
  • le dichiarazioni rese ad Organismi pubblici nazionali o comunitari ai fini dell’ottenimento di autorizzazioni o di licenze o di rinnovi delle stesse, devono contenere solo elementi assolutamente veritieri;
  • nelle ispezioni giudiziarie, tributarie, amministrative, ambientali devono partecipare i soggetti a ciò espressamente delegati. L’OdV dovrà essere espressamente informato sull’inizio di ogni attività ispettiva, mediante apposita comunicazione interna, inviata a cura della Funzione aziendale di volta in volta interessata. Di tutto il procedimento relativo all’ispezione devono essere redatti appositi verbali, che saranno conservati dall’OdV;
  • nei contratti con i Consulenti e con i Partner deve essere contenuta apposita dichiarazione dei medesimi con cui si affermi:
    • di essere a conoscenza della normativa di cui al Decreto e delle sue implicazioni con la Società;
    • di non essere mai stati implicati in procedimenti giudiziari relativi ai Reati di cui al Decreto;
    • di specificare per quali Reati di cui al Decreto eventualmente si è stati implicati;
    • di impegnarsi al rispetto del Decreto;
  • Nei contratti con i Consulenti e con i Partner deve essere contenuta apposita clausola che regoli le conseguenze della violazione da parte degli stessi delle norme di cui al Decreto.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello.

In particolare, l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo “Regole di comportamento”, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • accerta che non si siano verificati altri comportamenti vietati o inusuali.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 


 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

PARTE SPECIALE C

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE C – I REATI SOCIETARI E CORRUZIONE TRA PRIVATI

 

  1. Premessa

La presente Parte Speciale si riferisce a comportamenti posti in essere dai Destinatari del Modello, così come definiti nella parte Generale, coinvolti nelle attività Sensibili relative a condotte che possono integrare i Reati in materia Societaria, previsti dall’art. 25  ter del Decreto.

Obiettivo della presente Parte Speciale è che tutti i Destinatari adottino regole di condotta conformi a quanto prescritto dalla medesima, al fine di prevenire il verificarsi dei Reati in essa considerati.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • individuare i reati in materia societaria sanzionati dal Decreto;
  • individuare le attività sensibili;
  • indicare le procedure che i Destinatari sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • fornire all’OdV gli strumenti esecutivi per esercitare le attività di controllo e verifica.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

In relazione ai reati in materia societaria, previsti dal codice civile ed elencati nell’articolo 25ter del Decreto, la Società è soggetta alle sanzioni amministrative indicate quando tali reati sono commessi, nell’interesse della Società stessa, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi inerenti alla loro carica.

Le fattispecie dei reati in materia societaria di cui all’art. 25-ter ed esemplificazioni di condotte penalmente rilevanti, in riferimento alla realtà della Società, possono essere indicate come segue:

  • False comunicazioni sociali (artt. 2621 e 2622 c.c.)

Il reato si realizza allorché gli amministratori, i direttori generali od i sindaci, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sé o per altri[21] un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge e dirette ai soci, ai creditori o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo da indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione.

La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla Società per conti di terzi.

Si precisa che:

  • la condotta deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, e comunque nell’interesse della Società;
  • le informazioni false o omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della Società o del Gruppo; la punibilità è comunque esclusa se la falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1%;
  • il reato di cui all’art. 2622, procedibile d’ufficio nel caso di società quotata, è punibile allorché la condotta illecita cagiona un danno patrimoniale ai soci o ai creditori.
  • Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione (art. 2624 c.c.)

Soggetti attivi sono i responsabili della società di revisione (reato proprio), pertanto tale reato non è configurabile in capo alla Società.

Tuttavia, gli organi di amministrazione e controllo della Società e i suoi dipendenti potrebbero essere coinvolti a titolo di concorso nel reato, qualora, al fine di conseguire per la Società un ingiusto profitto, abbiano determinato o istigato la condotta illecita del soggetto a cui è demandata la revisione contabile

Esempio: un dipendente della Società collabora con il soggetto cui è demandata la revisione in sede di valutazione dei cespiti patrimoniali della Società, in modo da occultarne le gravi perdite, così da evitare un forte deprezzamento del valore del patrimonio sociale.

  • Impedito controllo (art. 2625 c.c.)

Tale condotta illecita è integrata quando gli amministratori, od i soggetti ad essi equiparati, mediante occultamento di documenti od altri idonei artifici, impediscono o ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo o di revisione legalmente attribuite ai soci, ad altri organi sociali, ovvero alla società di revisione.

Esempio: un dipendente della Società, su indicazione di un amministratore delegato, rifiuta di fornire al soggetto a cui è demandata la revisione i documenti richiesti per l’espletamento dell’incarico, quali, ad esempio, quelli concernenti le azioni legali intraprese per contenziosi in essere su operazioni straordinarie.

  • Formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.c.)

Tale condotta illecita è integrata quando gli amministratori ed i soci conferenti formano od aumentano fittiziamente, anche in parte, il capitale sociale mediante:

  • attribuzioni di azioni in misura complessivamente superiore all’ammontare del capitale sociale (le azioni possiedono un valore intrinseco inferiore al loro valore nominale);
  • sottoscrizione reciproca di azioni o quote;
  • sopravvalutazione rilevante dei conferimenti di beni in natura o crediti ovvero del patrimonio della società nel caso di trasformazione.

Tale reato, data la dinamica di possibile commissione, non è ipotizzabile in capo alla Società.

  • Indebita restituzione di conferimenti (art. 2626 c.c.)

La condotta illecita è integrata quando gli amministratori, al di fuori dei casi di legittima riduzione del capitale sociale, restituiscono, anche simulatamente, i conferimenti ai soci o li liberano dall’obbligo di eseguirli.

Tale reato, data la dinamica di possibile commissione, non è ipotizzabile in capo alla Società.

  • Illegale ripartizione degli utili o delle riserve (art. 2627 c.c.)

La condotta illecita è integrata quando gli amministratori:

  •  ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva;
  • ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite.

Sono escluse dalla sfera di illecito penale le ripartizioni di riserve non distribuibili per statuto, rientranti queste ultime nell’ambito “interno” dei rapporti amministratori-assemblea.

Il reato può essere estinto attraverso la restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve prima del termine previsto per l’approvazione del bilancio.

Tale reato, data la dinamica di possibile commissione, non è ipotizzabile in capo alla Società.

  • Operazioni in pregiudizio dei creditori (art. 2629 c.c.)

La fattispecie si realizza allorché gli amministratori, in violazioni delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni con altra società o scissioni, cagionando danno ai creditori.

Il reato è punibile a querela della persona danneggiata, ed è prevista l’estinzione del reato laddove venga risarcito il danno ai creditori prima del giudizio.

L’operazione è contraria alla policy aziendale, sostenuta e attuata costantemente dal management: tale reato potrebbe solo teoricamente configurarsi in capo alla Società.

  • Illecita influenza sull’Assemblea (art. 2636)

La fattispecie si realizza allorché chiunque, con atti simulati o con frode, determina la maggioranza in Assemblea allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto.

Tale reato potrebbe teoricamente configurarsi in capo alla Società, sempre che venga meno anche quel “patto di trasparenza” con la compagine sociale, attualmente ben radicato nel management aziendale.

Il reato si può integrare attraverso una condotta del CDA attraverso la quale, al fine di ottenere una deliberazione favorevole dell’Assemblea, vengano omessi documenti inerenti in tutto o in parte gli argomenti all’ordine del giorno, ovvero siano predisposti e prodotti documenti alterati, diretti a far apparire sensibilmente diversa la situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società.

  • Corruzione tra privati (art. 2635 c.c.)

La fattispecie si realizza allorché taluno dà o promette denaro o altra utilità ad amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, sindaci e liquidatori o a chi è sottoposto alla direzione o vigilanza di tali soggetti per compiere od omettere atti in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società.

La responsabilità può sorgere soltanto in capo all’ente a cui appartiene il soggetto corruttore ossia colui che dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma dell’art. 2635 c.c.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

Le principali attività sensibili che la Società ha individuato al proprio interno sono le seguenti:

  • comunicazioni esterne;
  • documentazione a supporto delle riunioni del CDA e relative verbalizzazioni;
  • formazione del bilancio;
  • controlli del Collegio sindacale;
  • controlli del Revisore legale dei conti;
  • operazioni sul capitale;
  • documentazione a supporto dell’Assemblea e relative verbalizzazioni;
  • gestione del ciclo attivo;
  • gestione del ciclo passivo;
  • gestione dei flussi finanziari;
  • corruzione tra privati.

 

Le principali Aree sensibili, individuate a seguito della disamina della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello, con riferimento ai reati in esame sono le seguenti: Amministrazione, Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Produzione, Acquisti, Vendite.

 

I reati ipotizzabili, oggetto della presente Parte Speciale, individuati dalla Società sono i seguenti:

 

  1. Impedito controllo

Il rischio di commissione nell’interesse o a vantaggio della Società del reato in esame, rilevato a seguito dell’analisi della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello, tenuto anche conto delle forte condivisione della policy aziendale di lealtà e trasparenza e della presenza di più organi deputati al controllo (Collegio sindacale e Revisore Legale), non può comunque escludersi.

 

  1. Formazione del bilancio

Il rischio di commissione nell’interesse o a vantaggio della Società del reato in esame, rilevato a seguito dell’analisi dall’esame della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello, tenuto anche conto delle forte condivisione della policy aziendale di lealtà e trasparenza, della presenza di più organi deputati al controllo (Collegio sindacale e Revisore Legalee), del costante monitoraggio del budget con l’analisi degli scostamenti e della suddivisione dei compiti in materia e tenuto altresì conto dell’assenza di precedenti penali, non può comunque escludersi.

 

  1. Documentazione a supporto delle riunioni del CDA

Tenendo presente che la documentazione da produrre a supporto delle riunioni del Consiglio di Amministrazione corrisponde spesso con la documentazione a supporto del bilancio, valgono le stesse considerazioni di cui sopra.

 

  1. Rapporti commerciali con privati

La Società svolge l’attività di progettazione, costruzione e di commercializzazione di linee di assemblaggio per il settore automotive e del bianco, e di macchine, stampi, impianti e tutti i loro componenti per i settori medicale, food & Beverage, elettronica e, data la peculiare attività svolta, intrattiene abitualmente rapporti commerciali con privati.

La Società è organizzata secondo il principio di separazione delle funzioni (in forza del quale l’autorizzazione all’effettuazione di un’operazione deve essere sotto la responsabilità di una persona diversa da chi contabilizza, esegue operativamente o controlla l’operazione), di talché non ci sono persone aventi poteri illimitati e non ci sono persone che possono gestire in autonomia un intero processo .

La Società è dotata di specifiche procedure ed effettua verifiche sia con riferimento alle procedure del ciclo attivo, sia con riferimento al ciclo passivo e alla rispondenza tra beni e servizi acquistati e uscite di cassa, sia con riferimento al monitoraggio di eventuali liberalità, sponsorizzazioni, omaggistica, spese di rappresentanza.

La Società ha, inoltre, recentemente formalizzato in specifiche procedure le regole già esistenti di gestione dei flussi di entrata e uscita e di gestione del flusso di cassa ed adottare una policy anti-corruzione.

Il rischio di commissione nell’interesse o a vantaggio della Società del reato di corruzione tra privati, rilevato a seguito dell’analisi dall’esame della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello, pur tenuto conto delle forte condivisione della policy aziendale di lealtà e trasparenza, della presenza di più organi deputati al controllo e della suddivisione dei compiti in materia e dell’assenza di precedenti penali, vista l’estensione delle condotte integranti il reato in esame il rischio di commissione nell’interesse e a vantaggio della Società del reato di corruzione tra privati, non può comunque escludersi.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche esposte nel successivo paragrafo.

 

Nell’espletamento di tutte le operazioni attinenti alla gestione sociale, ciascun Destinatario deve in generale conoscere e rispettare le seguenti regole di comportamento:

  1. i principi di Corporate Governance cui la Società si ispira, comprendenti le norme contenute nei seguenti documenti:
    • lo Statuto sociale;
    • il Codice etico, che definisce con chiarezza l’insieme dei principi di etica aziendale;
  2. il Sistema di Controllo interno e quindi le procedure aziendali, la documentazione e le disposizioni inerenti la struttura gerarchico-funzionale aziendale;
  3. le norme inerenti il sistema amministrativo, contabile, finanziario, commerciale e di reporting della Società;
  4. in generale, la normativa italiana e straniera applicabile.

La presente Parte Speciale prevede l’espresso divieto a carico degli Organi Sociali, dei Dirigenti, dei Dipendenti e Consulenti della Società, nella misura necessaria alle funzioni dagli stessi svolte, di:

  1. porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino, direttamente o indirettamente, le fattispecie di Reato rientranti tra quelle sopra considerate, indicate all’articolo 25-ter del Decreto;
  2. violare i principi e le procedure aziendali previste nella presente Parte Speciale.

 

La presente Parte Speciale prevede l’espresso obbligo a carico dei soggetti sopra indicati di:

  1. tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e delle procedure aziendali interne, in tutte le attività finalizzate alla formalizzazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali, al fine di fornire ai soci e ai terzi un’informazione veritiera e corretta sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società, evitando di:
    • rappresentare o trasmettere per l’elaborazione o la rappresentazione in bilanci, relazioni e prospetti o altre comunicazioni sociali, dati falsi, lacunosi o non rispondenti alla realtà sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
    • omettere dati o informazioni imposte dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società;
    • sostenere spese di rappresentanza, omaggistica, sponsorizzazioni oltre i limiti previsti dalla prassi aziendale formalizzata tramite protocolli o comunemente applicata.
  2. osservare rigorosamente tutte le norme poste dalla legge a tutela dell’integrità ed effettività del capitale sociale, al fine di non ledere le garanzie dei creditori e dei terzi in genere, evitando di:
    • restituire conferimenti ai soci o liberare gli stessi dall’obbligo di eseguirli, al di fuori dei casi di legittima riduzione del capitale sociale;
    • ripartire utili o acconti sugli utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva;
    • acquistare o sottoscrivere azioni della Società o di società controllate fuori dai casi previsti dalla legge, con lesione all’integrità del capitale sociale;
    • effettuare riduzioni del capitale sociale, fusioni o scissioni in violazione delle disposizioni di legge a tutela dei creditori, provocando ad essi un danno;
    • procedere a formazione e/o aumenti di capitale sociale, attribuendo azioni per un valore inferiore al loro valore nominale in sede di aumento del capitale sociale.
  3. assicurare il regolare funzionamento della Società e degli Organi Sociali, garantendo ed agevolando ogni forma di controllo interno sulla gestione sociale previsto dalla legge, nonché la libera formazione della volontà assembleare, nel rispetto del Regolamento adottato, evitando di:
    • porre in essere comportamenti che impediscano materialmente, anche mediante l’occultamento di documenti o l’uso di altri mezzi fraudolenti, lo svolgimento dell’attività di controllo e di revisione da parte del Collegio sindacale o della società di revisione;
    • determinare o influenzare l’assunzione delle deliberazioni dell’assemblea.
  4. evitare di porre in essere operazioni simulate o diffondere notizie false, idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari;
  5. al fine di limitare il rischio di commissione del reato di corruzione tra privati, nei rapporti con i soggetti terzi che forniscono un’opera o un servizio o in generale un’utilità alla Società:
  6. istituire una procedura scritta per il controllo dei flussi finanziari e la tracciabilità dei pagamenti;
  7. osservare gli strumenti organizzativi che prevedono l’iter di definizione e attuazione delle politiche commerciali;
  8. osservare gli strumenti organizzativi che stabiliscono le modalità e i parametri per la determinazione del prezzo e della congruità dello stesso rispetto ai riferimenti di mercato, tenuto conto dell’oggetto del contratto e delle quantità;
  9. prevedere l’approvazione dei contratti da parte di adeguati livelli autorizzativi;
  10. verifica della coerenza dell’ordine rispetto ai parametri previsti dal relativo contratto di riferimento;
  11. verifica della completezza ed accuratezza della fattura rispetto al contenuto del contratto-ordine;
  12. definire e rispettare i criteri e le modalità per l’emissione di note di debito e di credito;
  13. prevedere regole predefinite per il conferimento di incarichi a soggetti terzi, ispirandosi a criteri di legalità, trasparenza, condivisione funzionale, inerenza e giustificabilità;
  14. segnalare all’OdV ogni richiesta di denaro o regalia non giustificata dai normali rapporti amministrativi, ricevuta da soggetti appartenenti ad altre aziende;
  15. attenersi a regole di trasparenza e correttezza nel rapporto con soggetti appartenenti a società concorrenti, clienti o target.

 

 

  1. Procedure specifiche

Ai fini dell’applicazione delle regole e per mantenere di basso livello la valutazione dei rischi di commissione dei Reati considerati nella presente Sezione, devono rispettarsi le procedure nel seguito descritte, oltre a quelle già esistenti in Società.

 

Predisposizione dei bilanci, corredati dalle relazioni

I predetti documenti, relativi alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società (bilancio dell’esercizio, bilanci infrannuali, ecc.) devono essere redatti in base alle specifiche procedure aziendali in essere, che:

  • determinano con chiarezza e completezza i dati e le notizie che ciascuna funzione deve fornire, i criteri contabili per l’elaborazione dei dati e la tempistica per la loro consegna alle funzioni responsabili;
  • prevedono la trasmissione dei dati e delle informazioni alla Funzione responsabile attraverso un sistema (anche informatico) che consenta la tracciatura dei singoli passaggi e l’identificazione dei soggetti che inseriscono i dati nel sistema.

 

Operazioni relative al capitale sociale

Tutte le operazioni sul capitale sociale della Società, nonché la costituzione di società, l’acquisto e la cessione di partecipazioni, l’acquisto e la cessione di rami d’aziende, le fusioni e le scissioni devono essere effettuate nel rispetto delle regole di Corporate governance e delle procedure aziendali all’uopo predisposte.

 

Altre regole finalizzate alla prevenzione dei reati societari

A complemento delle regole di Corporate governance e delle procedure esistenti, si dispone l’attuazione dei seguenti presidi:

  • attivazione di un programma di formazione periodica del Personale “rilevante” sulle regole di Corporate governance e sui reati societari;
  • riunioni periodiche tra il Collegio Sindacale e l’OdV, per verificare l’osservanza della disciplina in tema di normativa societaria e di Corporate governance;
  • trasmissione al Collegio Sindacale, con congruo anticipo, di tutti i documenti relativi agli argomenti posti all’ordine del giorno delle riunioni dell’Assemblea o del Consiglio di Amministrazione o sui quali esso debba esprimere un parere ai sensi di legge;
  • formalizzazione ed aggiornamento di regolamenti interni e procedure aventi ad oggetto l’osservanza della normativa societaria.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo “Regole di comportamento”, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • accerta che non si siano verificati altri comportamenti vietati o inusuali.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 


 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

PARTE SPECIALE D

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

 

 

PARTE SPECIALE D – REATI DI RICETTAZIONE – RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA, NONCHE’ AUTORICICLAGGIO

 

  1. Premessa

L’articolo 63, comma 3 del D.lgs. 21 novembre 2007 n. 231, ha introdotto nel Decreto l’art. 25-octies, in seguito modificato dall’art. 3, comma 5, lett. b), della legge 15 dicembre 2014 n. 186 (che ne ha mutato la rubrica e ha introdotto il reato di autoriciclaggio), pertanto, l’elenco dei reati rilevanti ai fini dell’applicazione della responsabilità amministrativa delle società si estende ai “reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio”.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazione di condotte rilevanti

I reati in questione sono di seguito specificati:

  • Ricettazione (art. 648 c.p.)

“Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da 516 euro a 10.329 euro”.

Omissis

  • Riciclaggio (art. 648 bis c.p.)

“Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 1.032 euro a 15.493 euro”.

Omissis.

  • Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.)

“Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648-bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 1.032 euro a 15.493 euro”.

Omissis.

  • Autoriciclaggio (art. 648 ter 1 c.p.)

“Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000 a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa[22]. Omissis.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

Le attività aziendali da prendere in considerazione ai fini della prevenzione dei reati previsti nella presente Parte Speciale possono essere suddivise, tenuto conto delle caratteristiche della Società e della sua organizzazione e struttura, nelle seguenti macro categorie:

  1. Gestione degli investimenti: la liquidità della società, rinveniente da reato, potrebbe essere impiegata in una serie di investimenti finanziari, con modalità tali da occultarne la provenienza delittuosa;
  2. Gestione delle operazioni infragruppo: il denaro rinveniente da reato potrebbe essere trasferito attraverso la stipulazione di contratti simulati, con modalità tali da occultarne la provenienza delittuosa;
  3. Copertura del rischio cambio: nell’ambito delle operazioni di copertura del rischi-cambio si potrebbe sostituire il denaro proveniente da fattispecie delittuose attraverso l’acquisto e la vendita di valuta estera, con modalità tali da occultarne la provenienza delittuosa;
  4. Pagamento di compensi anomali ad amministratori in quanto non deliberati o deliberati in sproporzionata rispetto l’attività svolta, ovvero celati dietro presunte attività di consulenza, al solo scopo di trasferire denaro derivante da operazioni delittuose;
  5. Sponsorizzazioni o donazioni anche d’importi elevati a Fondazioni o ONLUS non meglio individuate, al solo scopo di trasferire denaro proveniente da fattispecie delittuose;
  6. Operazioni di acquisto di ammontare significativo con società che risultano create di recente ed hanno un oggetto sociale generico o incompatibile con il business della società;
  7. Attività connesse alla gestione degli aspetti fiscali;
  8. In generale, operazioni con l’estero e con paesi a fiscalità di vantaggio.

In relazione ai reati e alle condotte criminose sopra esplicitate, le attività ritenute dalla Società più specificamente a rischio risultano essere le seguenti:

  •                gestione degli aspetti amministrativi finanziari;
  • gestione degli aspetti commerciali;
  •                gestione degli acquisti e del rapporto con i fornitori;
  •                gestione degli incarichi per consulenze, prestazioni professionali e contratti di intermediazione;
  •                gestione dei flussi di capitali in entrata;
  •                gestione della fatturazione attiva e passiva;
  •                gestione delle operazioni societarie;
  •                gestione degli adempimenti fiscali/tributari e delle relative dichiarazioni;
  •                gestione degli adempimenti doganali;
  •                gestione del processo di investimento.

 

 

Le principali aree a rischio commissione reato, individuate a seguito della disamina della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello (interviste ALLEGATO 5), sono:

Amministrazione, Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Acquisti, Vendite.

 

Il rischio di commissione nell’interesse o a vantaggio della Società dei reati in esame non può escludersi.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche adottate dalla Società.

 

La Società è tenuta a rispettare le seguenti regole di comportamento:

 

  • Separazione delle funzioni

In forza di tale principio l’autorizzazione all’effettuazione di un’operazione deve essere sotto la responsabilità di una persona diversa da chi contabilizza, esegue operativamente o controlla l’operazione, di talché non ci sono persone aventi poteri illimitati e non ci sono persone che possono gestire in autonomia un intero processo.

La funzione che gestisce le operazioni finanziarie, sia in uscita che in entrata, è separata da ogni altra funzione.

Tale funzione esegue ogni operazione:

  • su richiesta scritta della funzione interessata;
  • ottenuta la previa autorizzazione scritta delle funzioni a ciò delegate, se: l’operazione ha un valore superiore a quelli specificamente previsti nelle varie procure attribuite ai soggetti che operano nell’interesse della Società;
  • l’operazione sia richiesta da un’Area.
  • Pianificazione

Le singole funzioni pianificano per iscritto il fabbisogno finanziario in relazione a specifiche operazioni e lo comunicano alla funzione che gestisce le operazioni finanziarie. Inoltre devono essere determinati i requisiti minimi in possesso dei soggetti offerenti e fissazione dei criteri di valutazione delle offerte nei contratti standard.

  • Esecuzione delle operazioni

Sono previsti ed eseguiti:

  • la regolare ed ordinata contabilizzazione di ogni operazione finanziaria in uscita ed in entrata;
  • rendiconti periodici (almeno trimestrali) di tutte le operazioni in uscita ed in entrata;
  • riconciliazioni dei flussi totali in uscita ed in entrata;
  • Specifici monitoraggi

Sono eseguiti specifici processi di monitoraggio delle risorse finanziarie destinate alle seguenti attività/operazioni, in modo da evitarne lo stanziamento allo scopo del compimento di un Reato:

  • attività svolte dalle Aree;
  • operazioni inerenti ad attività o prestazioni atipiche o inusuali in relazione all’attività svolta dalla Società,
  • spese sostenute, o di cui sia chiesto il rimborso, da organi, dipendenti e collaboratori esterni che operano nelle Aree o nell’interesse di queste;
  • operazioni finanziarie realizzate con modalità non usuali, quali delegazione di pagamento, espromissione, accollo di debito, cessione di credito, compensazione, ecc.;
  • controlli formali e sostanziali dei flussi finanziari aziendali, che tengono conto della sede legale della controparte (ad es. paradisi fiscali, paesi a rischio terrorismo, ecc.), degli Istituti di credito utilizzati;
  • verifica sul rispetto delle soglie per i pagamenti per contanti, eventuale utilizzo di libretti al portatore o anonimi per la gestione della liquidità, ecc.,;
  • In particolare viene verificato che ogni operazione sia:
  • giustificata, specificamente e chiaramente;
  • congrua;
  • documentata;
  • comprovata da idonea ricevuta (per le operazioni finanziarie in uscita);
  • regolarmene pagata (con riferimento alla piena coincidenza tra destinatari/ordinanti dei pagamenti e controparti effettivamente coinvolte nelle transazioni);
  • Tempestiva informazione

Tempestiva informazione all’OdV ed agli organi di controllo di gestione delle possibili infrazioni relative alle operazioni di registrazione, segnalazione e ai limiti all’uso di strumenti di pagamento e di deposito (contante, titoli al portatore, conti e libretti di risparmio anonimi o con intestazioni fittizie), nonché di ogni altra violazione. Tempestiva informazione ai predetti organi anche in caso di verifiche fiscali.

 

  • Rispetto delle procedure di gestione dell’ordine, gestione degli acquisti, selezione e valutazione dei fornitori; rispetto del sistema di controllo interno per la verifica della regolarità dei pagamenti e l’esecuzione dei controlli formali e sostanziali dei flussi aziendali e della documentazione aziendale.

 

  • Rispetto delle procedure disciplinanti i flussi finanziari e gli adempimenti fiscali e contributivi.

 

Divieti specifici

Richiamando il contenuto del paragrafo 5.3 della Parte Generale, è fatto divieto di:

  • acquistare, ricevere od occultare denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque intromettersi nel farle acquistare, ricevere od occultare;
  • sostituire o trasferire denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compiere operazioni tali da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa;
  • impiegare in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto.

 

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo “Regole di comportamento”, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • accerta che non si siano verificati altri comportamenti vietati o inusuali.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 

 

 


 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

PARTE SPECIALE E

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE E - I REATI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

 

  1. Premessa

L’articolo 9 della legge 123/2007 ha introdotto nel Decreto l’art. 25-septies, in forza del quale l’elenco dei reati rilevanti ai fini dell’applicazione della responsabilità amministrativa delle società si estende ai reati di “omicidio colposo e di lesioni gravi o gravissime” commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e della tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, “Testo Unico in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”, all’articolo 30 integra e rafforza la normativa originariamente presente sul Decreto, stabilendo che il modello di organizzazione e di gestione, affinché sia idoneo ad avere efficacia esimente dalla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, deve prevedere un sistema organizzativo aziendale tale da:

  1. garantire l’adempimento di tutti gli obblighi relativi:
  1. al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
  2. alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
  3. alle attività di natura organizzativa, quali: emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  4. alle attività di sorveglianza sanitaria;
  5. alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;
  6. alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
  7. alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;
  8. alle periodiche verifiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate;
  1. prevedere idonei strumenti di registrazione dell’avvenuta effettuazione delle attività di cui sopra;
  2. prevedere un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche ed i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio ed un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello;
  3. prevedere un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate.

 

In sostanza la Società è ritenuta responsabile dell’evento colposo di cui sopra se non prova di aver adottato tutte le misure per prevenire tali reati.

 

Al fine di prevenire la commissione dei reati di omicidio colposo e di lesioni colpose, occorre quindi porre in essere due livelli di azioni:

  1. Azioni volte a garantire l’adozione e il rispetto delle misure generali di tutela di cui agli articoli 15 e 20 del TU Sicurezza (rispetto della normativa antinfortunistica).

Questo livello di azioni assicura il rispetto della normativa e tutela il “datore di lavoro”, nei limiti della propria diligenza, perizia e prudenza, per quanto nelle capacità proprie o dei delegati o dei consulenti incaricati.

 

  1. Azioni volte a garantire che i soggetti tenuti per legge (datore di lavoro, dirigenti, rappresentanti dei lavoratori, medico competente, ecc.) o per delega (RSPP) svolgano effettivamente il proprio dovere.

Questo secondo tipo di azioni è assicurato attraverso:

  1. l’adozione e l’efficace attuazione del Modello;
  2. l’istituzione dell’Organismo di Vigilanza;

 

La presente Parte Speciale si riferisce a comportamenti posti in essere dai Destinatari del Modello, così come definiti nella parte Generale, coinvolti nelle attività Sensibili relative a condotte che possono integrare i ai reati di “omicidio colposo e di lesioni gravi o gravissime” commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e della tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Obiettivo della presente Parte Speciale è che tutti i Destinatari adottino regole di condotta conformi a quanto prescritto dalla medesima, al fine di prevenire il verificarsi dei Reati in essa considerati.

Nello specifico, la presente Parte Speciale ha lo scopo di:

  • individuare i reati sanzionati dal Decreto;
  • individuare le attività sensibili;
  • indicare le procedure che i Destinatari sono chiamati ad osservare ai fini della corretta applicazione del Modello;
  • fornire all’OdV gli strumenti esecutivi per esercitare le attività di controllo e verifica.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

Si riporta nel seguito una breve descrizione dei reati richiamati dall’articolo 25-septies del Decreto, richiamandosi al testo del codice penale per una dettagliata descrizione degli stessi, che devono comunque intendersi già noti ai sensi dell’articolo 5 del codice penale.

 

  • Omicidio colposo (art. 589 c.p.)

È da intendersi colpevole di omicidio colposo chiunque cagioni per colpa la morte di una persona.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è più severa.

Il fatto materiale dell’omicidio colposo implica tre elementi: una condotta, un evento (la morte di una persona) e il nesso di causalità tra l’uno e l’altro.

Sul piano dell’elemento soggettivo, l’omicidio è colposo quando l’agente non vuole la morte della vittima né l’evento lesivo da cui la stessa deriva, ma l’uno e l’altro si verificano per colpa dell’agente, ossia per negligenza[23], imperizia[24] o imprudenza[25], unitamente all’inosservanza di leggi da parte dello stesso.

  • Lesioni personali colpose (art. 590 c.p.)

L’articolo 590, terzo comma, c.p. punisce la condotta di chi cagiona ad altri una lesione personale grave o gravissima con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

La lesione personale è grave:

  • se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni;
  • se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo.

La lesione personale è gravissima se dal fatto deriva:

  • una malattia certamente o probabilmente insanabile;
  • la perdita di un senso;
  • la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare ovvero una permanente o grave difficoltà della favella;
  • la deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, valutazione del rischio

Considerata la specifica attività svolta dalla Società (progettazione, costruzione e di commercializzazione di linee di assemblaggio per il settore automotive e del bianco, e di macchine, stampi, impianti e tutti i loro componenti per i settori medicale, food & Beverage, elettronica), e la natura colposa dei reati in questione, tutte le funzioni e ttue ele aree aziendali sono potenzialmente esposte al rischio di commissione dei reati di violazione delle norme sulla sicurezza e salute sul lavoro.

Tuttavia, la Società ha provveduto ad attribuire specifiche procure e responsabilità per distribuire i compiti in materia di sicurezza (v. verbale CDA di assegnazione procure ai direttori di stabilimento, ALLEGATO 6), come risulta dall’organigramma prevenzione e protezione (ALLEGATO 7).

Inoltre, la Società è dotata del documento di valutazione dei rischi che viene periodicamente aggiornato (V. estratto, ALLEGATO 8), del manuale di politica integrata ambiente e sicurezza (V. estratto, ALLEGATO 8) e di specifiche procedure relative al Sistema Integrato Qualità, Sicurezza e Ambiente.

Dalla disamina della documentazione societaria, contabile, amministrativa e giudiziaria, dei protocolli, dei regolamenti e delle procedure esistenti, nonchè attraverso le interviste (ALLEGATO 5) raccolte nel corso dell’istruttoria per la redazione del Modello e come risulta dal verbale degli incontri periodici 25 febbraio 2019 (ALLEGATO 10), non può escludersi il rischio reato.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche vigenti in Società.

 

La presente Parte Speciale prevede l’espresso divieto a carico di tutti i Destinatari di:

  • porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino, direttamente o indirettamente, le fattispecie di reato rientranti tra quelle sopra considerate (art. 25-septies del Decreto);
  • porre in essere o dare causa a violazioni dei principi e delle procedure aziendali;
  • trascurare, nello svolgimento delle attività aziendali, di osservare le norme di sicurezza prescritte in relazione alle varie tipologie di lavoro o di darne avviso a terzi che dovessero essere chiamati ad intervenire, anche se da tale comportamento può scaturirne un aggravio delle condizioni economiche di svolgimento dell’attività.

Ai sensi dell’articolo 30 e successivi del D.Lgs. 81/2008, sono previste sanzioni particolarmente severe, fino alla sospensione dell’attività d’impresa nei seguenti casi:

  • mancata elaborazione del documento di valutazione rischi;
  • mancata elaborazione del piano di emergenza ed evacuazione;
  • mancata formazione e addestramento;
  • mancata costituzione del servizio di prevenzione e nomina del responsabile;
  • mancata elaborazione del piano di sicurezza e coordinamento e del piano operativo di sicurezza;
  • mancata nomina del coordinatore per la progettazione;
  • mancata nomina del coordinatore per l’esecuzione;
  • in caso di lavori che comportano il rischio di caduta nel vuoto, la mancanza dell’utilizzo della cintura di sicurezza e delle apposite protezioni;
  • in caso di lavori che comportano il rischio di seppellimento, la mancanza dell’armatura di sostegno;
  • lavori in prossimità di linee elettriche, presenza di conduttori nudi in tensione, mancata protezione contro i contatti diretti e indiretti;
  • mancata notifica dei lavori che possono esporre ad amianto.

 

  1.  
  2.  
    1. Obblighi del datore di lavoro

Ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:

  • predisporre il documento di valutazione dei rischi contenente:
  1. una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
  2. l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati;
  3. l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
  4. l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
  • designare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi.

 

  1. Obblighi del datore di lavoro e del delegato del datore di lavoro

Gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente preposto ai sensi della normativa vigente sono:

  1. nominare il medico competente;
  2. designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
  3. nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
  4. fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
  5. prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  6. richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;
  7. richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico dalla normativa vigente;
  8. adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo immediato, grave ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  9. informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave ed imminente circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  10. adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37 del TU Sicurezza;
  11. astenersi dal richiedere ai lavoratori, salvo eccezioni, di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
  12. consentire ai lavoratori di verificare, tramite il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
  13. consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza il documento di valutazione dei rischi;
  14. elaborare, in qualità di datore di lavoro committente, il documento unico di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi di interferenze, allegando tale documento al contratto di appalto o di opera e consegnandone copia ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (documento, alla data attuale, in via di approntamento);
  15. prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la popolazione o deteriorare l’ambiente esterno, verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
  16. comunicare all’INAIL, ai fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno escluso quello dell’evento e, ai fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportano un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni;
  17. consultare il rappresentante dei lavoratori in occasione della valutazione dei rischi aziendali e conseguente redazione del documento di valutazione dei rischi e delle interferenze con ditte che lavorano in appalto;
  18. adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro;
  19. nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;
  20. convocare la riunione periodica, di cui all’articolo 35 del TU Sicurezza, almeno una volta l’anno;
  21. aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza sul lavoro o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
  22. comunicare annualmente all’INAIL i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
  23. Fornire al Servizio prevenzione e prevenzione e al Medico competente informazioni in merito a:
    • la natura dei rischi;
    • l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
    • la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
    • i dati relativi agli infortuni sul lavoro da comunicare all’INAIL e quelli relativi alle malattie professionali;
    • i provvedimenti adottati dagli Organi di Vigilanza.

 

  1. Obblighi del preposto

Gli obblighi del preposto ai sensi della normativa vigente sono:

  1. sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione e, in caso di persistenza dell’inosservanza, informare i loro superiori diretti;
  2. verificare affinché solo i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono a un rischio grave e specifico;
  3. richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  4. informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  5. astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste una situazione di pericolo grave e immediato;
  6. segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;
  7. frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’articolo 37 del TU Sicurezza.

 

 

  1. Obblighi dei lavoratori

Gli obblighi dei lavoratori ai sensi della normativa vigente sono:

  1. contribuire all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
  2. osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
  3. utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza;
  4. utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
  5. segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui sopra, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
  6. non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
  7. non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di propria competenza o che possano compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
  8. partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
  9. sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto o comunque disposti dal medico competente;
  10. i lavoratori che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata da fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in caso di lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.

 

  1. Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione

Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda:

  1. verifica l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici con le seguenti modalità:
    • acquisizione del certificato di iscrizione alla Camera di Commercio;
    • acquisizione dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale
  2. fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati a operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività;
  3. coopera nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;
  4. coordina gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono sottoposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavoratori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva;
  5. elabora un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo io rischi da interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto;

Ferma restando la responsabilità solidale per il mancato pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali ed assicurativi, l’imprenditore committente risponde in solido con l’appaltatore, nonché con ciascun subappaltatore, per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente dell’appaltatore o del subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera dell’INAIL o dell’IPSEMA. Tale disposizione non si applica ai danni conseguenti ai rischi propri dell’impresa appaltatrice o subappaltatrice.

Nei singoli contratti di appalto, subappalto o somministrazione, devono specificatamente essere indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro con particolare riferimento a quelli propri, connessi allo specifico appalto.

Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a verificare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza. Quest’ultimo costo, che deve essere specificatamente indicato, deve risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavoratori, dei servizi o delle forniture.

 

  1. Individuazione dei responsabili e identificazione della documentazione

Ai fini dell’individuazione dei responsabili e dell’identificazione dei poteri loro attribuiti, la Società ha provveduto ad attribuire specifiche procure e responsabilità per distribuire i compiti in materia di sicurezza (verbale CDA di assegnazione poteri ai delegati del datore di lavoro, ALLEGATO 6), come risulta dall’organigramma prevenzione e protezione sulla salute e sicurezza lavoro (ALLEGATO 7).

I responsabili, così individuati, devono esercitare, per l’area e la materia di propria competenza, tutti i poteri attribuiti ed adempiere agli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 e da tutte le altre leggi e regolamenti in materia di sicurezza, prevenzione infortuni e igiene ambientale rimaste in vigore.

L’OdV sarà costantemente tenuto aggiornato dalla Direzione Amministrazione e controllo sui cambiamenti del sistema delle deleghe e procure.

La Società è dotata del documento di valutazione dei rischi che viene periodicamente aggiornato (V. estratto, ALLEGATO 8), del manuale di politica integrata ambiente e sicurezza (V. estratto, ALLEGATO 9), di specifiche procedure relative al Sistema Integrato Qualità Ambiente e Sicurezza, come risulta anche dal verbale delle verifiche condotte in sede di istruttoria (ALLEGATO 10).

Inoltre la Società ha le seguenti certificazioni: ISO 9001/2015; Safe Contractor (ALLEGATO 11 e 12)

 

  • Organizzazione societaria:
    • Datore di lavoro: il Presidente e Amministratore Delegato della Società con specifica delega e attribuzioni di poteri in materia di sicurezza sul lavoro;
    • Due Delegati del datore di lavoro, uno per lo stabilimento di Alessandria e uno per lo stabilimento di Fubine:
    • Due Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione, uno per lo stabilimento di Alessandria e uno per lo stabilimento di Fubine;
    • Addetti al servizio di prevenzione e protezione per entrambi gli stabilimenti;
    • Addetti emergenza per entrambi gli stabilimenti;
    • Preposti per entrambi gli stabilimenti;
    • Medico competente.

 

  • Documentazione.

Presso la sede societaria è disponibile la seguente documentazione:

  • Documento sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro e relativi allegati;
  • Piano di emergenza;
  • Informazione dei lavoratori sulla sicurezza ed igiene del lavoro, distribuite ai lavoratori al momento del loro inserimento nella struttura produttiva (contenente attestazione di ricezione da parte del lavoratore);
  • Scambio informativo e Documento di valutazione dei rischi interferenti tra committente e imprese appaltatrici o lavoratori autonomi;
  • Registro degli infortuni;
  • Esiti di misurazioni, campionamenti, valutazioni specifiche;
  • Registri di verifiche periodiche.

 

  • Strumenti organizzativi adottati

Tra i principali strumenti organizzativi adottati:

  • Formazione del personale: all’atto dell’assunzione e periodicamente nel rispetto delle prescrizioni di legge;
  • Informativa al personale: all’atto dell’assunzione è distribuito il materiale (opuscoli e documenti) che informa sulle condizioni di lavoro e sui rischi presenti;
  • Cartellonistica e segnaletica: è installato un sistema visivo e sono tracciati percorsi da seguire, al fine di prevenire possibili situazioni di pericolo;
  • Mezzi di protezione individuali: assegnati per tipo di mansione;
  • Piano di emergenza: è distribuito ai dipendenti un piano di evacuazione nei casi di emergenza, sperimentato periodicamente;
  • Esercitazioni su emergenze: sono normalmente scadenziate annualmente;
  • Visite del RSPP: il RSPP svolge periodiche verifiche sullo stato della sicurezza, sulle responsabilità e cause di eventuali infortuni e per adeguare la documentazione a seguito di possibili modifiche normative ed ogni volta sia richiesto dallo Stabilimento.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle Attività Sensibili diretti a verificare il rispetto delle regole di comportamento sopra indicate e dell’insieme di regole, protocolli e procedure vigenti nella Società.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti:

  • verifica che tutti i soggetti coinvolti nella gestione dei processi inerenti la prevenzione e protezione dei lavoratori (rappresentante del datore di lavoro, funzionario preposto, responsabile dei servizi di prevenzione e protezione, addetti al servizio di prevenzione e protezione, medico competente, ecc.) siano formalmente e sostanzialmente in possesso dei poteri, dei requisiti e dei titoli richiesti, il tutto in relazione alle prescrizioni di cui agli articoli 31 e 32 del D.Lgs. 81/2008;
  • verifica che il documento di valutazione dei rischi sia costantemente aggiornato, in aderenza alle prescrizioni degli articoli 28 e 29 del Testo Unico Sicurezza;
  • si assicura che la formazione, l’informazione e l’addestramento dei lavoratori siano costantemente ed adeguatamente erogate;
  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo “Regole di comportamento”, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • verifica il sistema di deleghe e procure in vigore e la loro coerenza con il sistema delle comunicazioni organizzative, raccomandando eventuali modifiche nel caso in cui il potere di gestione e/o la qualifica non corrisponda ai poteri di rappresentanza conferiti al procuratore o vi siano anomalie.

 

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 

 


 

SIGLA

REV

DATA

REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

MOGC

PARTE SPECIALE F

0

31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE F – REATI AMBIENTALI      

  1. Premessa

L’articolo 2, comma 2, del D.Lgs 7 luglio 2011 n. 121 ha introdotto nel Decreto l’art. 25-undecies, modificato dalla L. 22 maggio 2015 n. 68, in forza del quale l’elenco dei reati rilevanti ai fini dell’applicazione della responsabilità amministrativa delle società si estende ai “Reati ambientali” commessi con violazione delle norme a tutela dell’ambiente ed è stato successivamente modificato.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

Nel dettaglio i reati in materia ambientale previsti dall’art. 25 undecies del Decreto:

 

  • Inquinamento ambientale

L’art. art. 452-bis c.p. dispone che: “È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: 1) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Quando l'inquinamento è prodotto in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.

 

  • Disastro ambientale

L’art. 452-quater c.p. dispone che: “Fuori dai casi previsti dall'articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; 2) l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Quando il disastro è prodotto in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.

 

  • Delitti colposi contro l’ambiente

L’art. 452-quinquies c.p. dispone che: “Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.

Se dalla commissione dei fatti di cui al comma precedente deriva il pericolo di inquinamento ambientale o di disastro ambientale le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo”.

 

  • Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività

L’art. 452-sexies c.p. dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività.

La pena di cui al primo comma è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento: 1) delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; 2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l'incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.

 

  • Associazione a delinquere o un’associazione di stampo mafioso volta alla commissione di reati ambientali

L’art. 452-octies c.p. dispone che: “Quando l'associazione di cui all'articolo 416 è diretta, in via esclusiva o concorrente, allo scopo di commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo, le pene previste dal medesimo articolo 416 sono aumentate.

Quando l'associazione di cui all'articolo 416-bis è finalizzata a commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo ovvero all'acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti o di servizi pubblici in materia ambientale, le pene previste dal medesimo articolo 416-bis sono aumentate.

Le pene di cui ai commi primo e secondo sono aumentate da un terzo alla metà se dell'associazione fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale”.

 

  • Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto, fuori dai casi consentiti, uccida, catturi o detenga esemplari appartenenti ad una specie animale o vegetale selvatica protetta, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sulla stato di conservazione della specie.

 

  • Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto, fuori dai casi consentiti, distrugga un habitat all’interno di un sito protetto o lo deteriori compromettendo lo stato di conservazione.

 

  • Traffico non autorizzato di esemplari (Art. 1  e 2 Legge n. 150/1992)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto:

- importi, esporti o riesporti esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette o parti di esse, o di prodotti derivati, sotto qualsiasi regime doganale, senza il prescritto certificato o licenza, ovvero con certificato o licenza non validi;

- non osservi le prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari specificati in una licenza o in un certificato rilasciato in conformità alla normativa comunitaria; ed utilizzi predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi rilasciati unitamente alla licenza di importazione o certificati successivamente;

- trasporti o faccia transitare, anche per conto terzi, esemplari senza licenza o certificato prescritti dalla normativa comunitaria;

- commerci, in contrasto con la normativa vigente, piante riprodotte artificialmente;

- detenga, utilizzi per scopi di lucro, acquisto, vendita, esposizione o detenzione per la vendita o per fini commerciali, offra in vendita o comunque ceda esemplari senza la prescritta documentazione.

Gli esemplari protetti da tale norma sono quelli appartenenti agli elenchi di cui all’Allegato A (per l’art. 1) e agli Allegati B e C (per l’art. 2) del Regolamento CE n. 338/97.

Qualora il reato suddetto venga commesso nell’esercizio di attività di impresa, alla sanzione accessoria prevista dagli articoli stessi consegue la sospensione della licenza.

 

  • Falsificazione di certificati per il commercio di esemplari (Art. 3-bis, comma 1 e 2 Legge n. 150/1992)

Tale ipotesi di reato si configura nei casi di condotte che rientrano nelle diverse ipotesi di falsità in atti (quali la falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazioni, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni al fine di acquisizione di una licenza o di un certificato, l’uso di certificati o licenze falsi o alterati) commesse da soggetti privati o da pubblici ufficiali relativamente al commercio della flora o della fauna selvatiche.

 

  • Divieto di detenzione di esemplari costituenti pericolo per la salute e  l’incolumità pubblica (Art. 6 Legge n. 150/1992)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto detenga esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica o provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica.

 

  • Divieto di nuovi scarichi non autorizzati di acque refluenti industriali (Art. 137 D.Lgs. n. 152/2006)

Tale ipotesi di reato si configura nell’ipotesi in cui un soggetto apra o effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l’autorizzazione sia stata sospesa o revocata.

Le sanzioni previste dalla suddetta norma si aggravano nei casi in cui si tratti di scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose.

 

  • Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256 D.Lgs. 152/2006)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto:

- effettui un’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza dell’autorizzazione, iscrizione o comunicazione necessarie;

- realizzi o gestisca  una discarica non autorizzata;

- effettui attività non consentite di miscelazione di rifiuti;

- effettui il deposito temporaneo di rifiuti sanitari pericolosi presso il luogo di produzione, in violazione delle relative disposizione di legge.

 

  • Mancata bonifica dei siti (art. 257 D.Lgs. 152/2006)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio e non provveda alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’Autorità competente; e nel caso in cui un soggetto è responsabile di un evento potenzialmente idoneo a contaminare un sito e non effettui le comunicazioni alle Autorità competenti prescritte dalla normativa.

 

  • Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258 D.Lgs. 152/2006)

Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui un soggetto, nella predisposizione di un certificato di analisi dei rifiuti, fornisca false indicazioni sulla natura, composizione e caratteristiche chimico fisiche dei rifiuti, nonché nel caso in cui un soggetto faccia uso di un certificato falso durante il trasporto.

In tale fattispecie di reato rientrano anche le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, che non aderiscono su base volontaria al sistema di controllo delle tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), nel caso in cui effettuino il trasporto di rifiuti senza il formulario o indichino in esso dati incompleti o inesatti.

 

  • Traffico illecito di rifiuti (art. 259 D.Lgs. n. 152/2006)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui un soggetto effettui una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi delle disposizioni comunitarie, ossia limitatamente alle spedizioni transfrontaliere di rifiuti effettuate in violazione dei regolamenti comunitari.

 

  • Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui un soggetto, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, ceda, riceva, trasporti, esporti, importi o comunque gestisca abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti (anche ad altra radioattività).

 

  • Superamento dei valori limite di qualità dell’aria (art. 279 D.Lgs. n. 152/2006)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui un soggetto, nell’esercizio di uno stabilimento, violi i valori limite di emissione o le prescrizioni stabilite dalle specifiche disposizioni di legge o dall’Autorità competente; rientra altresì il caso di superamento dei valori limite di qualità dell’aria prescritti dalla vigente normativa.

 

  • Violazioni nella cessazione e riduzione dell’impiego delle sostanze lesive (art. 3 Legge n. 549/1993)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso di violazione delle condotte previste per la cessazione e la riduzione dell’impiego delle sostanze lesive dello strato di ozono. Tali disposizioni vietano l’autorizzazione di impianti che prevedono l’utilizzazione di tali sostanze e impongono un programma di eliminazione degli impianti già venduti ed istallati.

 

  • Inquinamento doloso (art. 8 D.Lgs. n. 202/2007)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui un Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri di equipaggio, il proprietario e l’armatore della nave (nel caso in cui la violazione sia avvenuta con il loro concorso) dolosamente versino in mare o causino lo sversamento di sostanze inquinanti.

ll danno si considera di particolare gravità quando l’eliminazione delle sue conseguenze risulta di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali.

 

  • Inquinamento colposo (art. 9 D.Lgs. n. 202/2007)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui un Comandante di una nave, battente qualsiasi bandiera, nonché i membri di equipaggio, il proprietario e l’armatore della nave (nel caso in cui la violazione sia avvenuta con il loro concorso) per colpa versino in mare o causino lo sversamento di sostanze inquinanti.

Il danno si considera di particolare gravità quando l’eliminazione delle sue conseguenze risulta di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

Parte dei reati richiamati dall’articolo 25 undecies del Decreto non sono ipotizzabili in capo alla Società, tenuto conto dell’attività che questa svolge.

 

In modo particolare si reputano non realizzabili i seguenti i reati:

  • inquinamento ambientale (anche colposo, artt. 452 bis e 452 quinquies c.p.);
  • disastro ambientale (anche colposo, artt. 452 quater e 452 quinquies c.p.);
  • traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452 sexies c.p.);
  • associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati ambientali (art. 452 octies c.p.);
  • traffico non autorizzato di esemplari (artt. 1  e 2 Legge n. 150/1992);
  • falsificazione di certificati per il commercio di esemplari (art. 3-bis, comma 1 e 2 Legge n. 150/1992);
  • divieto di detenzione di esemplari costituenti pericolo per la salute e  l’incolumità pubblica (art. 6 Legge n.   150/1992);
  • inquinamento doloso (art. 8 D.Lgs. n. 202/2007);
  • inquinamento colposo (art. 9 D.Lgs. n. 202/2007).

 

I restanti reati richiamati dall’articolo 25 undecies del Decreto sono ipotizzabili in capo alla Società tenuto conto dell’attività che questa svolge, pertanto il rischio che si verifichi uno di tali reati ambientali non può escludersi.

 

Le principali attività sensibili che la Società ha individuato al proprio interno sono le seguenti:

  • gestione delle autorizzazioni in materia ambientale;
  • gestione dei controlli e delle scadenze
  • gestione dei rifiuti (registri e FIR);
  • analisi e controlli delle emissioni

 

Le principali aree a rischio commissione reato sono tutte le funzioni ad eccezione della funzione HR.

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche adottate dalla Società.

La Società ha provveduto ad attribuire specifici poteri e responsabilità per distribuire i compiti in materia di sicurezza (verbale CDA di assegnazione poteri ai delegati del datore di lavoro, ALLEGATO 6) e ha nominato un responsabile sicurezza ambientale.

Inoltre, la Società è dotata del manuale di politica integrata ambiente e sicurezza e di specifiche procedure relative al Sistema integrato Qualità, Sicurezza e Ambiente (ALLEGATO 9), come risulta anche dal verbale di verifiche condotte in sede di istruttoria di redazione del Modello (ALLEGATO 10).

La Società è certificata ISO 9001/2015 e Safe Contractor (ALLEGATI 11 e 12).

 

La presente Parte Speciale prevede l’espresso divieto a carico dei Destinatari, nella misura necessaria alle funzioni dagli stessi svolte, di:

  • porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino, direttamente o indirettamente, le fattispecie di Reato rientranti tra quelle sopra considerate, indicate all’articolo 25 undecies del Decreto;
  • violare i principi e le procedure aziendali previste nella presente Parte Speciale.

Nell’espletamento di tutte le operazioni attinenti alla gestione sociale, ciascun Destinatario deve in generale conoscere e rispettare:

  • che tutte le attività svolte per conto della Società siano improntate al massimo rispetto delle leggi vigenti, nonché dei principi di correttezza, trasparenza, buona fede e tracciabilità della documentazione;
  • che sia rispettato il principio di separazione dei ruoli e responsabilità nelle fasi dei processi aziendali;
  • che sia garantito il rispetto del Codice etico;
  • le procedure aziendali, la documentazione e le disposizioni inerenti la struttura gerarchico-funzionale aziendale;
  • in generale, la normativa applicabile.

E’ fatto divieto di:

  • immettere in atmosfera vapori o gas che possano cagionare o contribuire a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante dell’aria per la vita o l’incolumità delle persone e/o della fauna selvatica;
  • smaltire o stoccare ingenti quantitativi di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni o tramite soggetti che non sono in grado di dimostrare le proprie autorizzazioni e le località e modalità di smaltimento o stoccaggio;
  • sottrarre o danneggiare minerali o vegetali cagionando o contribuendo a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante per la flora o il patrimonio naturale;
  • smaltire nell’ambiente acque che possano cagionare o contribuire a cagionare il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante del suolo, del sottosuolo o delle acque per la vita o l’incolumità delle persone, per la fauna selvatica o per la flora;
  • falsificare in tutto o in parte, materialmente o nel contenuto, la documentazione prescritta ovvero fare uso di documentazione falsa;
  • falsificare le informazioni ai fini del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti;
  • gestire attività di smaltimento rifiuti senza le necessarie autorizzazioni;
  • svolgere attività di traffico illecito di rifiuti;
  • violare gli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari;
  • negare o impedire o intralciare l’attività di controllo del proprio insediamento o di parte di esso, predisponendo ostacoli o modificando artificiosamente lo stato dei luoghi.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • effettua verifiche periodiche presso i siti aziendali al fine di analizzare il tipo di attività svolta;
  • identifica gli aspetti ambientali legati all’attività della Società;
  • identifica le prescrizioni legislative e regolamentari in materia ambientale;
  • verifica l’esistenza e il grado di diffusione della cultura ambientale;
  • verifica l’esistenza di un sistema di gestione ambientale;
  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare il rispetto delle procedure in materia di gestione delle autorizzazioni in materia ambientale;
  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare il rispetto delle procedure in materia di controlli per evitare contaminazioni;
  • effettua verifiche periodiche sul rispetto delle procedure in merito al processo di smaltimento dei rifiuti;
  • effettua verifiche periodiche sul rispetto delle procedure in merito alla gestione dei registri obbligatori;
  • effettua verifiche periodiche sull’esecuzione dei controlli interni sulla effettiva attuazione delle procedure in materia di ambiente.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 

 


 

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REDAZIONE

APPROVAZIONE DOCUMENTO

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PARTE SPECIALE G

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31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

 

PARTE SPECIALE G – REATI DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’ IRREGOLARE

 

  1. Premessa

L’articolo 2, comma 1, del D.Lgs 16 luglio 2012 n. 109 ha introdotto nel Decreto l’art. 25-duodecies che prevede la responsabilità amministrativa delle società per il delitto di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, di cui all’art. 22, comma 12-bis del D.Lgs 25 luglio 1998, n. 286.

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

Nel dettaglio i nuovi reati introdotti nella disciplina della responsabilità amministrativa degli enti dal decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109 sono:

 

  • Impiego di lavoratori irregolari in numero superiore a tre (art. 12-bis, lett. a), D.Lgs 286/1998)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui il datore di lavoro occupa alle proprie dipendenze in numero superiore a tre lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato richiesto il rinnovo nei termini di legge, oppure sia stato revocato o annullato.

 

  • Impiego di lavoratori irregolari minori in età lavorativa (art. 12-bis, lett. b), D.Lgs 286/1998)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui il datore di lavoro occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri minori di età privi del permesso di soggiorno, oppure il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato richiesto il rinnovo nei termini di legge, o ancora sia stato revocato o annullato.

 

  • Impiego di lavoratori irregolari sottoposti alle condizioni di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell’articolo 603-bis del codice penale (art. 12-bis, lett. c), D.Lgs 286/1998)

Tale fattispecie di reato si configura nel caso in cui il datore di lavoro occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, oppure il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato richiesto il rinnovo nei termini di legge, o ancora sia stato revocato o annullato, che siano sottoposti a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

 

Ne consegue che sussiste la responsabilità amministrativa dell’ente per il reato doloso di impiego di cittadini il cui permesso di soggiorno è irregolare solo nelle ipotesi aggravate di impiego di più di tre dipendenti, oppure di impiego di dipendenti di minore età, oppure ancora nel caso di impiego di dipendenti sottoposti a condizioni lavorative di sfruttamento.

Si deve osservare che, nonostante tale reato sembri configurarsi come un reato proprio di soggetti apicali dell’ente, in giurisprudenza si segnalano decisioni che hanno ritenuto soggetto attivo del reato anche chi procede direttamente all’assunzione dei lavoratori privi di permesso di soggiorno, oltre a colui il quale si avvalga delle loro prestazioni tenendoli alle proprie dipendenze (si veda ad es. Cass. Pen., Sez. I, sentenza 18 maggio 2011, n. 25615), sempre che il reato sia commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Per tale ragione, è necessario il rispetto delle procedure di prevenzione del reato anche da parte dei fornitori, soprattutto nel caso in cui l’azienda faccia ricorso al lavoro interinale mediante le agenzie specializzate.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

A proposito dei reati e alle condotte criminose sopra esplicitate, le attività ritenute più specificamente a rischio risultano essere, le seguenti:

  • gestione dei rapporti con fornitori o partner che utilizzano personale d’opera non qualificato proveniente da Paesi extracomunitari;
  • attività di ricerca, selezione e assunzione di risorse umane;
  • gestione dei rapporti con i fornitori in materia di gestione delle risorse umane.

 

Le principali aree a rischio commissione reato sono:

Amministrazione; HR; HSE.

 

Tenuto conto dell’attività svolta dalla Società, il rischio di commissione nell’interesse o a vantaggio della stessa dei reati in esame non può escludersi.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche adottate dalla Società.

 

La Società è tenuta al rispetto delle seguenti regole di comportamento:

  • divieto di porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali da integrare, direttamente o indirettamente, le fattispecie di Reato rientranti tra quelle sopra considerate, indicate all’articolo 25 duodecies del Decreto;
  • divieto di impiegare lavoratori minorenni in quanto contrario all’etica della Società stessa e alle competenze richieste per lo svolgimento delle attività della Società;
  • divieto di impiegare direttamente o indirettamente lavoratori stranieri il cui permesso di soggiorno non sia regolare;
  • divieto di impiegare direttamente o indirettamente lavoratori stranieri di cui non si sia provveduto alla verifica della regolarità del permesso di soggiorno;
  • rispettare le procedure per l’assunzione dei lavoratori e per la stipula di contratti di somministrazione di lavoro, d’opera e di appalto;
  • richiedere ai fornitori uno specifico impegno al rispetto della normativa in oggetto;
  • richiedere agli appaltatori la documentazione attestante la regolarità del personale in opera presso la Società;
  • utilizzare il software HR per il monitoraggio della regolarità dei permessi di soggiorno e verifiche a cadenza mensile;
  • rivedere periodicamente e/o integrare il sistema di deleghe e procure in materia di assunzione dei lavoratori.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività sensibili diretti a verificare il rispetto delle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • verifica i contratti di assunzione dei lavoratori e, in caso di lavoratori stranieri, la regolarità del loro permesso di soggiorno;
  • verifica i contratti di lavoro dei lavoratori assunti tramite agenzie specializzate e, in caso di lavoratori stranieri, la regolarità del loro permesso di soggiorno;
  • verifica le condizioni di lavoro presso la sede della Società;

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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PARTE SPECIALE H

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31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

PARTE SPECIALE H – DELITTI INFORMATICI

 

  1. Premessa

L’articolo 7 della legge 18 marzo 2008 n. 48 ha introdotto nel Decreto l’art. 24-bis, in forza del quale l’elenco dei reati rilevanti ai fini dell’applicazione della responsabilità amministrativa delle società si estende ai “Delitti informatici e trattamento illecito di dati” commessi con violazione delle specifiche norme del codice penale.

 

La frode informatica è una fattispecie penalmente rilevante introdotta dalla legge n. 547/1993 e disciplinata dall’art. 640 ter del c.p.

Il delitto di frode informatica è integrato nei casi in cui “chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

 

Le condotte fraudolente poste in essere attraverso tale reato sono due:

1. la prima consiste nell’alterazione del funzionamento di un sistema informatico o telematico, ossia in una modifica del regolare svolgimento di un processo di elaborazione o di trasmissione dati: l’alterazione provoca i suoi effetti materiali sul sistema informatico o telematico;

2. la seconda coincide con l’intervento, senza diritto, con qualsiasi modalità, su dati, informazioni o programmi contenuti nel sistema, e pertanto ogni forma di interferenza diversa dall’alterazione del funzionamento del sistema. L’intervento senza diritto ha per oggetto i dati, le informazioni o i programmi.

L’evento si realizza con il danno patrimoniale altrui e l’ingiusto profitto dell’agente o di un terzo.

L’intervento senza diritto a cui fa menzione il legislatore nel primo comma dell’art. 640–ter c.p. si verifica quando l’agente non è autorizzato – né da una legge né dal titolare – ad eseguire quella attività sul sistema informatico.

Alla stregua della truffa, la frode informatica richiede il dolo generico, cioè la coscienza e la volontà di realizzare il fatto tipico che consiste nell’ottenere o nel procurare un ingiusto profitto con altrui danno.

 

Alcune altre ipotesi di frode informatica sono il phishing (è una forma di truffa via internet con la quale gli aggressori cercano di ingannare gli utenti spingendoli a divulgare informazioni personali sensibili. Tale truffa solitamente ha come campo di azione le banche e l’e-commerce) e il dialer (file eseguibili con estensione.exe i quali riescono a disconnettere il modem dal proprio provider per ricollegarlo a quello di un provider che utilizza una connessione ad elevata tariffazione.

Il tutto si svolge all’insaputa del navigatore che si accorge della truffa allorché gli arriva la bolletta telefonica. Il dialer arriva solitamente visitando i siti che offrono la possibilità di scaricare gratuitamente programmi, suonerie, filmati pornografici, ecc).

 

 

  1. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

I nuovi reati introdotti nella disciplina della responsabilità amministrativa degli enti dall’articolo 7 della legge n. 48/2008 sono:

 

  • Falsità in un documento informatico pubblico o avente efficacia probatoria (art. 491-bis c.p.)

“Se alcuna delle falsità riguarda un documento informatico[26] pubblico o privato avente efficacia probatoria, si applicano le disposizioni inerenti le falsità in atti, concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private”.

  • Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.)

Si integra il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico quando chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.

Aggravanti:

  1. se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
  2. se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;
  3. se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l'interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.
  4. qualora i fatti di cui sopra riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è ulteriormente aumentata.
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.)

Si integra il reato di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici quando chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo.

  • Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.)

Si integra il reato di diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico quando chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici.

  • Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.)

Si integra il reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche quando chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, ovvero quando chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui sopra.

La pena è aumentata se il fatto è commesso:

  1. in danno di un sistema informatico o telematico utilizzato dallo stato o da altro ente pubblico o da impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità;
  2. da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema;
  3. da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.
  • Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.)

Si integra il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche quando chiunque, fuori dai casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi.

  • Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.)

Si integra il reato di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici quando chiunque distrugge, deteriora, cancella, altera o sopprime informazioni, dati o programmi informatici altrui.

  • Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.)

Si integra il reato di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità quando chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità.

  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-quater c.p.)

Si integra il reato di danneggiamento di sistemi informatici o telematici quando chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635-bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento, se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.

  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies c.p.)

Si integra il reato di danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità quando il fatto di cui all’articolo 635-quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento; se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.

  • Frode informatica del certificatore di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.)

Si integra il reato di frode informatica del certificatore di firma elettronica quando il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla legge per il rilascio di un certificato qualificato.

 

 

  1. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio

Tra le diverse fattispecie di reati informatici la Società esclude innanzitutto, per mancanza di presupposti e/o di interesse o vantaggio per la Società, la possibilità di commissione dei seguenti reati:

 

  • art. 615-quinquies c.p. “Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici atti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico”;
  • art. 617-quinquies c.p. “Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche”;
  • art. 635-ter c.p. “Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità”;
  • art. 635-quater c.p. “Danneggiamento di sistemi informatici o telematici”;
  • art. 635-quinquies c.p. “Danneggiamento di sistemi infornatici o telematici di pubblica utilità”;
  • art. 640-quinquies c.p. “Frode informatica del certificatore di firma elettronica”.

 

Per i reati di cui sopra (per i quali è esclusa la possibilità di commissione, sia per l’estrema abilità tecnologica richiesta, sia per la mancanza di un qualsivoglia interesse o vantaggio per la Società) la Società ritiene di non dover predisporre alcuna ulteriore regola comportamentale.

 

Stante l’ampia diffusione e utilizzo degli strumenti informatici, presenti capillarmente in tutta l’organizzazione aziendale, e stante l’elevato livello tecnologico degli strumenti utilizzati, il che fa presupporre un eccellente livello di preparazione degli utenti, si può ritenere che siano potenzialmente realizzabili i restanti reati sopra citati.

 

Le principlai attività sensibili individuate dalla Società sono:

  • gestione degli strumenti informatici
  • gestione dei dati di dipendenti e terzi

 

Le principali aree a rischio commissione dei reati in esame sono:

IT; Amministrazione; HR; Produzione, Progettazione.

 

 

  1. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche adottate dalla Società.

 

Attualmente la Società, per la difesa contro l’improprio utilizzo dei sistemi informatici da parte degli utenti interni, effettua un continuo monitoraggio delle attività eseguito mediante l’ausilio dell’Amministratore di sistema, che è in grado di rilevare ogni improprio utilizzo eseguito dagli utilizzatori interni del sistema.

Inoltre la Società è dotata di procedure di policy trattamento dati adottare ai sensi del REG. UE 679/2016.

 

La presente Parte Speciale prevede l’espresso divieto a carico di tutti i Destinatari di:

  • porre in essere, collaborare o dare causa alla realizzazione di comportamenti tali che, presi individualmente o collettivamente, integrino, direttamente o indirettamente, le fattispecie di reato rientranti tra quelle sopra considerate (art. 24-bis del Decreto);
  • porre in essere o dare causa a violazioni dei principi e delle procedure aziendali.

 

  1. Le raccomandazioni e i comportamenti richiesti dalla Società nel momento di assegnazione di un PC in “comodato d’uso” ad un dipendente, ed in particolare i divieti di:
    • installare software, apportare modifiche hardware, installare periferiche, procedere a formattazioni o ripristini di sistema se non espressamente autorizzato;
    • divulgare o utilizzare impropriamente i dati aziendali.
  2. Le procedure di controllo interno, che periodicamente rilevano, dandone comunicazione all’Utente, l’elenco dei software installati e che ricordano che i software non previsti dal Sistema sono da considerarsi illegali. La detenzione di questi ultimi, se non autorizzata, potrà pertanto originare sanzioni disciplinari.
  3. I controlli di sicurezza che periodicamente sono eseguiti da una Società specializzata esterna, che garantisce la Società dai tentativi di intrusione, fornendo report mensili.

È garantita inoltre la tracciabilità di tutte le uscite (o anche solo i tentativi) verso siti o indirizzi esterni da parte di connessioni interne.

È prevista e realizzata la crittografia delle password della Società, quale ulteriore elemento di sicurezza.

Ai terzi (fornitori, consulenti, ecc.) ai quali è fornita la possibilità di entrare nel sistema della Società, non è consentita anche la possibilità di utilizzare il sistema (o la rete) per “uscire” verso terzi nei limiti di quanto fissato nel regolamento per la sicurezza informatica.

 

Richiamando il contenuto del paragrafo 5.3 della parte generale, è fatto altresì divieto di:

  • introdursi abusivamente in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero mantenervisi contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo (615-ter c.p.);
  • procurarsi, riprodurre, diffondere, comunicare o consegnare abusivamente codici, parole chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o fornire indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo (art. 615-quater c.p.);
  • intercettare fraudolentemente comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero impedirle o interromperle (art. 617-quater c.p.);
  • distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici altrui (art. 635-bis c.p.);
  • distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.);
  • alterare propri supporti informatici al fine di presentare dichiarazioni non veritiere a organismi pubblici nazionali o comunitari al fine di conseguire erogazioni pubbliche, contributi o finanziamenti agevolati;
  • alterare propri supporti informatici al fine di impedire lo svolgimento di controlli o verifiche da parte degli organi societari o da terzi, su incarico degli stessi organi;
  • alterare i dati contenuti negli archivi informatici aziendali, al fine di modificare l’informativa verso terzi;
  • alterare i dati contenuti nelle banche dati esterne ai quali la Società ha accesso;
  • produrre documenti di qualunque genere o dichiarazioni non conformi alle risultanze del sistema informativo aziendale, dei dati contabili, delle deliberazioni degli organi societari, manipolando i supporti informatici;
  • detenere materiale e dati inerenti lo sfruttamento della persona, soprattutto se minori, o accedere ai siti internet che presentano tali dati ed immagini;
  • adottare tecniche di Phishing al fine di impossessarsi dei dati di terzi.

 

 

  1. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’OdV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili diretti a verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’OdV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • accerta che non si siano verificati altri comportamenti vietati o inusuali da parte degli utenti del sistema informatico.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’OdV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 


 

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PARTE SPECIALE I

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31/05/19

Direzione GEFIT

Consiglio di Amministrazione GEFIT

 

 

PARTE SPECIALE I – REATI CONTRO L’INDUSTRIA E COMMERCIO

 

1. Premessa

La cosiddetta legge sullo sviluppo del 23 luglio 2009, n. 99, entrata in vigore il successivo 15 agosto 2009, modificando l’art. 25-bis del Decreto, nonché inserendo nel testo legislativo gli artt. 25- bis 1 e 25 novies, ha fatto entrare a far parte del novero dei reati presupposto anche quelli in tema di tutela della proprietà industriale e diritti d’autore.

Per quanto concerne i delitti contro l’industria e il commercio, occorre precisare che l’art. 25-bis 1 prevede la sanzionabilità dell’Ente per i delitti previsti dagli articoli 513, 515, 516, 517, 517-ter, 517-quater del codice penale.

Considerata l’attività svolta dalla Società occorre soffermarsi solo su alcune fattispecie di reato contro l’industria e il commercio,  mentre per quanto concerne i delitti in materia di violazioni del diritto d’autore (previsti dagli articoli 171, primo comma, lett. a-bis, e terzo comma, 171-bis, 171-ter, 171-septies e 171-octies della Legge 22 aprile 1941, n. 633) si tratta di reati presupposto che per il tipo di attività svolta dalla Società non risultano realizzabili, in quanto la Società non gestisce sistemi di rete telematica, né ha possibilità di duplicare o elaborare programmi in violazione delle suddette norme, e pertanto non saranno esaminati.

 

 

2. Le fattispecie di Reati ed esemplificazioni di condotte rilevanti

 

  • Art. 513 c.p. Turbata libertà dell'industria o del commercio.

“Chiunque adopera violenza sulle cose [c.p. 392] ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l'esercizio di un'industria o di un commercio è punito, a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032 [c.p. 50]”.

  • Art. 513-bis. Illecita concorrenza con minaccia o violenza.

“Chiunque nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un'attività finanziata in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pubblici”.

  • Art. 514. Frodi contro le industrie nazionali.

“Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all'industria nazionale è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516 [c.p. 29, 32, 517].

Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà industriale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474.”

  •  Art. 515. Frode nell'esercizio del commercio.

“Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624], per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065.

Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103 [c.p. 29].”

  • Art. 516. Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine.

“Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032 [c.p. 440, 442, 444].”

  • Art. 517. Vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

“Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a ventimila euro [c.p. 473, 474] .”

  • Art. 517-ter. Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale.

“Salva l’applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione dello stesso è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000 [c.p. 517-quinquies].

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i beni di cui al primo comma.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.”

  • Art. 517-quater. Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

“Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000 [c.p. 517-quinquies].

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.”

 

 

3. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili valutazione del rischio

Tra le diverse fattispecie di reati contro l’industria e il commercio, per la tipologia di attività svolta dalla Società, è da escludere la possibilità di commissione dei seguenti reati:

  • Art. 513 c.p. Turbata libertà dell’industria o del commercio;
  • Art. 515 c.p. Frode nell’esercizio del commercio;
  • Art. 516 c.p. Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine;
  • Art. 517-quater c.p. Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti   agroalimentari.

 

Tutti i restanti reati richiamati dall’articolo 25-bis 1 del Decreto sono ipotizzabili in capo alla Società, tenuto conto dell’attività che questa svolge.

 

Le principali attività sensibili che la Società ha individuato al proprio interno sono le seguenti:

  • progettazione e produzione industriale di beni;
  • gestione dei rapporti con i concorrenti nell’esercizio di attività industriale;
  • fabbricazione e commercio di prodotti coperti da titoli di proprietà industriale;
  • vendita o messa in circolazione di opere dell’ingegno o prodotti industriali.

 

Le principali aree a rischio commissione reato sono:

Acquisti; Progettazione; Qualità.

 

 

4. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare i protocolli esistenti, i principi contenuti nel Codice etico, i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello, le Regole di comportamento della presente Parte Speciale e le procedure specifiche adottate dalla Società.

Nell’espletamento di tutte le operazioni attinenti la progettazione, la ricerca e lo sviluppo di prodotti industriali, ciascun Destinatario deve in generale conoscere e rispettare i principi cui la Società si ispira, comprendenti le norme contenute nei seguenti documenti:

  • il Codice etico, che definisce con chiarezza l’insieme dei principi di etica aziendale;
  • Il Sistema di Controllo interno;
  • Le procedure aziendali;
  • La consulenza e l’assistenza da parte di professionisti esperti del settore;
  • in generale, la normativa italiana e straniera applicabile

 

5. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’ODV effettua periodicamente controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili, verificando che tali attività siano svolte nel pieno rispetto delle regole di cui al presente Modello.

In particolare l’ODV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti svolge le seguenti attività:

  • effettua verifiche periodiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati;
  • effettua verifiche periodiche volte ad individuare i gli oggetti e i beni di progettazione e produzione della Società;
  • con riferimento agli oggetti e beni di progettazione e produzione della Società richiede specifiche relazioni sull’esistenza di titoli di proprietà industriale su oggetti e beni simili e sulle misure adottate per impedire la violazione o l’usurpazione di tali titoli;
  • l’esecuzione di controlli interni sugli acquisti e la tracciabilità delle attività.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’ODV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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PARTE SPECIALE L – REATI TRANSNAZIONALI

 

1. Premessa

La presente Parte Speciale si riferisce a comportamenti potenzialmente posti in essere dai Destinatari del Modello, così come definiti nella parte Generale, coinvolti in attività illecite che possono integrare il Gruppo di reati qualificati come “Reati transnazionali” dalla legge 16 marzo 2006 n. 146 e riconducibili nella sfera della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi dell’articolo 10 della stessa legge.

Si precisa che la responsabilità dell’ente si ha nei seguenti casi:

- che il soggetto – Destinatario del Modello – abbia commesso uno dei reati tra quelli indicati nell’articolo 10 della legge 146/2006;

- che tale reato sia qualificabile come “transnazionale”, vale a dire che abbia le caratteristiche previste dall’articolo 3 della stessa legge, e cioè che:

  • sia coinvolto un gruppo criminale organizzato;
  • sia commesso in più di uno Stato;
  • sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;
  • sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato;
  • sia commesso in uno Stato, ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.

 

 

2. Le fattispecie di Reati transnazionali ex. legge 146/2006

Le fattispecie di illeciti richiamate dall’articolo 10 della legge 146/2006 che assumono rilievo sono le seguenti:

  • Associazione per delinquere (art. 416 c.p.), associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi esteri (D.P.R. 43/1973, articolo 291 quater), associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (D.p.r. 309/1990, art. 74).

In caso di commissione dei reati di cui sopra, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 400 a 1.000 quote, oltre alla sanzione interdittiva per una durata non inferiore a 1 anno.

  • Riciclaggio (art. 648 bis c.p.); impiego di denaro, beni od utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.);

In caso di commissione dei reati di cui sopra, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote, oltre alla sanzione interdittiva per una durata non superiore a 2 anni.

  • Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (D.Lgs. 286/1998 art. 12).

In caso di commissione del reato di cui sopra, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 1.000 quote, oltre alla sanzione interdittiva per una durata non superiore a 2 anni.

  • Intralcio alla giustizia: induzione a non rendere dichiarazioni (art. 377 bis c.p.) e favoreggiamento personale (art. 378 c.p.).

In caso di commissione dei reati di cui sopra, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a 500 quote.

 

 

3. Attività e aree sensibili, reati ipotizzabili e valutazione del rischio  

Con riferimento ai Reati oggetto di questa Parte Speciale, il presupposto perché si origini la responsabilità per l’Ente, è che i reati di cui sopra siano commessi in un contesto transnazionale, come prescritto all’articolo 3 della legge, citato in premessa.

Riassumendo, i requisiti che devono sussistere affinché si origini la responsabilità prevista dal Decreto sono:

  • il reato commesso deve avere i predetti caratteri di transnazionalità;
  • deve essere coinvolto un gruppo criminale organizzato;
  • deve essere commesso nell’interesse o a vantaggio della società o ente.

Perché possa emergere una responsabilità amministrativa in capo all’ente, occorre che sussistano quantomeno due presupposti:

  • che venga commesso uno dei reati indicati all’articolo 10 della legge 146/2006;
  • che il reato sia commesso con il coinvolgimento di un gruppo criminale organizzato.

 

Le attività sensibili individuate dalla Società sono le seguenti, purchè realizzate in più di uno Stato:

  • Gestione degli aspetti amministrativi finanziari; 

  • gestione degli aspetti commerciali; 

  • gestione degli acquisti e del rapporto con i fornitori; 

  • gestione degli incarichi per consulenze, prestazioni professionali e contratti di intermediazione; 

  • gestione dei flussi di capitali in entrata; 

  • Gestione dei rapporti con fornitori o partner che utilizzano personale d’opera non qualificato proveniente da Paesi extracomunitari; 

  • attività di ricerca, selezione e assunzione di risorse umane; 

  • gestione dei rapporti con i fornitori in materia di gestione delle risorse umane.

 

Le aree sensibili individuate dalla Società sono le seguenti:

Amministrazione, Direzione Automation, Direzione Mould & Assembly, Acquisti, Vendite, HR, HSE.

 

A mero titolo prudenziale sono stati descritti ed esaminati in questa Parte Speciale i reati transazionali e, in particolare, l’associazione a delinquere e il riciclaggio in quanto delitti che in astratto presentano un certo rischio di commissione, pur risultando difficilmente realizzabili, tenuto conto dell’etica che caratterizza la Società, l’assenza di precedenti e l’esistenza di un articolato sistema di controlli interni ed esterni, nonché di procedure volte a monitorare eventuali comportamenti non adeguati.

 

 

4. Regole di comportamento

La Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare  le Regole di comportamento della presente Parte Speciale.

 

In particolare, la Società e i Destinatari sono tenuti a rispettare:

  • i principi contenuti nel Codice etico;
  • i Principi generali di cui al paragrafo 5.3 della Parte Generale del Modello;
  • i protocolli esistenti;
  • le procedure specifiche adottate dalla Società;
  • la documentazione inerente la struttura gerarchico-funzionale aziendale ed organizzativa del Gruppo, ed il sistema di controllo della gestione;
  • in generale, la normativa italiana e straniera applicabile.

 

 

5. I controlli dell’Organismo di Vigilanza

L’ODV, se lo ritiene necessario o su richiesta della Società, effettua controlli a campione sulle attività connesse ai Processi Sensibili, verificando che tali attività siano svolte nel pieno rispetto delle regole di cui al presente Modello.

In particolare, l’ODV, oltre alle attività già indicate nello specifico capitolo della Parte Generale, con il supporto delle Funzioni competenti effettua verifiche finalizzate ad accertare gli adempimenti dei Destinatari, indicati al precedente paragrafo, eventualmente avvalendosi del supporto di terzi qualificati.

In ragione dell’attività di vigilanza attribuita all’ODV nel presente Modello, a tale organismo viene garantito libero accesso a tutta la documentazione aziendale e a tutti i dati e supporti informatici che lo stesso ritiene rilevante al fine del monitoraggio dei Processi Sensibili individuati nella presente Parte Speciale.

 

 

Elenco allegati al Modello di organizzazione gestione e controllo

 

  1. Visura camerale della Società;
  2. Statuto della Società;
  3. Verbale del CDA di attribuzione dei poteri;
  4. Organigrammi;
  5. Interviste rilasciate in sede di istruttoria di redazione del Modello;
  6. Verbale CDA di assegnazione poteri ai delegati del datore di lavoro;
  7. Organigramma prevenzione e protezione;
  8. Estratto del Documento valutazione dei rischi;
  9. Estratto del Manuale di politica integrata ambiente e sicurezza;
  10. Verbale degli incontri periodici 25 febbraio 2019;
  11. Certificato ISO 9001/2015;
  12. Certificato Safe contractor
  13. Disciplinare aziendale trattamento dei dati
  14. Disciplinare aziendale utilizzo degli strumenti elettronici
  15. Atto costitutivo della società
  16. Nomina referente ambiente
  17. Bilancio d’esercizio 2017
  18. Format patto di riservatezza GEFIT_Fornitore_Cliente
  19. Matrice dei poteri di spesa
  20. Elenco procedure aziendali

 



[1] Articolo aggiunto dalla legge 18 marzo 2008 n. 48, art. 7.

[2] Con L. 9 gennaio 2019 n. 3 è stato inserito nel catalogo dei reati anche il delitto di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.).

[3] Tipologia di reati introdotta dall’art. 6 della Legge 23 novembre 2001 n. 409 recante “Disposizioni urgenti in vista dell’introduzione dell’euro”.

[4] Articolo aggiunto dalla lettera b) del comma 7 dell’art. 15, L. 23 luglio 2009, n. 99.

[5] Tipologia di reati introdotta dall’art. 3 del D. Lgs. 11 aprile 2002 n. 61 "Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le Società commerciali, a norma dell'articolo 11 della legge 3 ottobre 2001, n. 366". Il reato di corruzione tra provati è stato inserito con L. 6 novembre 2012 n. 190. Tra i reati societari è incluso anche il falso in bilancio, previsto dagli artt. 2621 e 2622 c.c., in seguito alla modifica della norma con L. 27 maggio 2015 n. 69.

[6] Tipologia di reati introdotta dall’art 3 della Legge 14 gennaio 2003 n. 7 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la repressione del terrorismo, fatta a New York il 9 dicembre 1999, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno".

[7] Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 6, legge 9/01/2006 n. 7).

[8] Tipologia di reati introdotta dall’art 5 della Legge 11 agosto 2003 n. 228 "Misure contro la tratta di persone".

[9] Tipologia di reati introdotta dall’art. 9, comma 3 della legge 18 aprile 2005 n. 62 “Legge Comunitaria 2004”.

[10] Introdotti dall’art. 9 della legge 3 agosto 2007, n. 123

[11] Introdotti dall’art. 63 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231. La norma prevede anche il reato di autoriciclaggio in seguito al suo inserimento con L. 15 dicembre 2014, n. 186.

[12] Articolo aggiunto dalla lettera c) del comma 7 dell’art. 15, L. 23 luglio 2009, n. 99.

[13] Articolo aggiunto dal comma1 dell’art. 4, L. 3 agosto 2009, n. 116, non tenendo conto dell’inserimento di un articolo con identica numerazione disposto dalla lettera c) del comma 7 dell’art. 15, L. 23 luglio 2009, n. 99.

[14] Reati introdotti con D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121 e modificati con L. 22 maggio 2015 n. 68.

[15] Reati introdotti con D.Lgs. 16 luglio 2012 n. 109.

[16] Reati introdotti con L. 20.11.2017 n. 167.

[17] La responsabilità prevista dal Decreto si configura anche in relazione a reati commessi all’estero, nell’interesse o a vantaggio della Società, dalle persone indicate dall’art. 5 del Decreto, a condizione che nei loro confronti non proceda lo Stato nel luogo in cui è stato commesso il fatto (art. 4 del D.Lgs. 231/2001).

Casi particolari:

- In base all’art. 6, comma 2, del c.p. il reato, commesso all’estero, si considera commesso nel territorio dello Stato quando la condotta sia lì avvenuta anche in parte; è sufficiente che nel nostro Paese sia stata posta in essere una qualsiasi attività di partecipazione da parte di qualsiasi dei concorrenti, a nulla rilevando che tale attività parziale non rivesta in sé carattere di illiceità, dovendo essere intesa come “frammento di un unico iter delittuoso da considerare come imprescindibile” (Cassaz. Pen. 4284/2000);

- In base all’art. 9 c.p. il cittadino che commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana prevede una pena specifica, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nello Stato; qualora la legge preveda che il colpevole sia punito a richiesta del Ministero della giustizia, si procede contro l’Ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti di quest’ultimo (art. 4 D.Lgs. 231/2001).

- Sulla base della legge 146/2006, che introduce i reati transnazionali, occorre che tutti i destinatari del D.Lgs. 231/2001 che operano fuori dei confini nazionali, verifichino eventuali criticità tra le proprie attività, anche in relazione a quanto indicato ai punti precedenti.

 

[18] A titolo meramente esemplificativo, si possono indicare quali soggetti della PA, i seguenti Enti o categorie di Enti:

Istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative; 2. Enti ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, quali: (Ministeri; Camera e Senato; Dipartimento Politiche Comunitarie; Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato; Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas; Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; Banca d’Italia; Consob; Autorità Garante per la protezione dei dati personali; Agenzia delle Entrate); 3. Regioni; 4. Province; 5. Comuni; 6. Comunità montane, e loro consorzi e associazioni; 7. Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, e loro associazioni; 8. Enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, quali: INPS; CNR; INAIL; INPDAI; INPDAP; ISPEL; ISTAT; ENASARCO; ISVAP; ASL; Enti e Monopoli di Stato; RAI; ARPA; 9. Altri.

[19] Il secondo comma dell’art. 357 c.p. traduce poi in termini normativi alcuni dei principali criteri di massima individuati dalla giurisprudenza e dalla dottrina per differenziare la nozione di “pubblica funzione” da quella di “servizio pubblico.

I caratteri distintivi del pubblico ufficiale possono essere sintetizzati come segue:

Pubblico Ufficiale: Colui che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.

Pubblica funzione amministrativa: La Funzione amministrativa è disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi;

caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione, o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

Norme di diritto pubblico: Norme volte al perseguimento di uno scopo pubblico ed alla tutela di un interesse pubblico.

Pubblici Ufficiali stranieri: Qualsiasi persona che esercita una funzione legislativa, amministrativa o giudiziaria in un paese straniero; esercita una funzione pubblica per un paese straniero o per un ente pubblico o un’impresa pubblica di tale Paese; Qualsiasi funzionario o agente di un’organizzazione internazionale pubblica.

[20] I caratteri peculiari della figura dell’incaricato di pubblico servizio sono sintetizzabili come segue:

Incaricati di Pubblico Servizio: Coloro che, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.

Pubblico servizio: Un'attività 1) disciplinata da norme diritto pubblico; 2) caratterizzata dalla mancanza di poteri di natura deliberativa, autorizzativa e certificativa (tipici della Pubblica funzione amministrativa).

Non può mai costituire Pubblico servizio lo svolgimento di semplici mansioni di ordine né la prestazione di opera meramente materiale.

 

[21] La condotta sanzionata dal Decreto si realizza allorché il reato è commesso nell’interesse, anche se non esclusivo, della Società.

[22] Si ha autoriclaggio (o riciclaggio in proprio) quanto una persona fisica che ha commesso o partecipato a commettere un reato doloso impiega i proventi illeciti in un’attività economico-finanziaria tenendo un comportamento idoneo ad ostacolare l’accertamento della provenienza delittuosa dei proventi illeciti. A titolo esemplificativo, si consideri che il reato di autoriciclaggio può essere commesso in seguito ad un’evasione d’imposta.

Se tale reato è stato commesso nell’interesse o a vantaggio della società, la stessa Società è soggetta alla sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote o nell’ipotesi aggravata (di reimpiego proveniente da delitto con reclusione superiore nel massimo a 5 anni) alla sanzione da 400 a 1000 quote, oltre all’applicabilità delle sanzioni interdittive per la durata massima di due anni (si ricorda che tali sanzioni sono: l’interdizione dall’esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione; l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi).

Inoltre, in caso di condanna o di patteggiamento si avrà sempre la confisca – eventualmente preceduta dal sequestro conservativo – dei beni, anche per equivalente, che ne costituiscono il prodotto o il profitto.

Si precisa che allo stato attuale i reati tributari non rientrano tra quelli contemplati dal Decreto e, pertanto, bisognerà verificare se l’ente potrà essere sanzionato per il riciclaggio ad essi conseguente. Le prime interpretazioni volgono nel senso della sanzionabilità (circolare Confindustria 12.06.2015 n. 19867).

 

[23] Per NEGLIGENZA si intende la mancanza della diligenza richiesta o omissione di attività richieste.

[24] Per IMPERIZIA si intende la mancanza di cognizioni tecniche richieste.

[25] Per IMPRUDENZA si intende la violazione di una regola cautelare, nel non tenere una condotta determinata o tenendola con modalità diverse da quelle richieste.

[26] Il documento informatico è, secondo la definizione data dall'articolo 1, lett. p) del D.Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005, il cosiddetto Codice dell’Amministrazione Digitale, "la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti".

 

 

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